martedì 5 febbraio 2013

La famiglia


 
Non voglio fare un’ampia analisi della famiglia, ma esprimere solo un mio personale convincimento.

Ogni volta che vedo un individuo affermo ho visto un uomo o una donna, una persona.

Quando vedo due individui dello stesso sesso li indico come due amici, due compagni, due persone.

Se invece incontro un uomo e una donna, dico che ho incontrato due persone, se giovani due fidanzatini, se adulti due sposi o semplicemente una coppia.

Quando incontro due persone, un uomo e una donna con un bambino, dichiaro è una famiglia; potrebbe essere non giusta questa affermazione ma, salvo verifica, è la definizione che mi viene spontaneamente.

Ritengo che la famiglia non è solo l’unione di due persone, ma due persone eterosessuali che si uniscono per stare insieme anche ai fini di mettere al mondo i figli.

La famiglia non soddisfa solo bisogni individuali, ma mantiene vivo il genere umano, permette la continuità di un popolo, in tal modo adempie anche una funzione sociale.

Perciò i popoli distribuiti sulla Terra celebrano con vari riti l’inizio di una famiglia e spesso le viene incontro con doni e sostegni a loro possibili.

In Italia la famiglia è riconosciuta con il matrimonio e lo Stato con la propria legislazione riconosce l’unione, ne stabilisce le norme fondamentali per una serena convivenza, garantisce nel caso che tale unione venga meno una protezione per i figli e i coniugi più deboli, che pure hanno dedicato la loro operosità alla famiglia limitando altri possibili lavori.

Oggi si parla di matrimonio tra omosessuali, di famiglia di omosessuali. Se la parola famiglia ha un significato, e, secondo il senso comune, ritengo che indichi due genitori e figli, non può indicare l’unione di due omosessuali, né tra questi può esserci un matrimonio.

Certo esistono gli omosessuali, e anche loro fanno parte dell’umanità e sono a pieno titolo dei cittadini. È possibile per gli omosessuali che vogliono vivere insieme, trovare delle forme di socializzazione da loro condivise e garantite dalle leggi dello Stato, in modo che anche loro possano vivere in modo sereno i vari momenti della vita individuale e sociale.

Mentre i gay e gli omosessuali vogliono che la loro unione sia riconosciuta legalmente, anche come famiglia, molte coppie eterosessuali preferiscono la convivenza al matrimonio.

 Potrebbero essere tante le motivazioni per cui un uomo e una donna decidono una convivenza piuttosto che un matrimonio, fondamentalmente penso ci sia una motivazione estetica-sentimentale. È comunque una scelta esistenziale e va rispettata.

Tuttavia emergono vari problemi quando queste “coppie di fatto”, richiedono che siano estesi alla loro unione gli stessi diritti attribuiti ai coniugi e alla famiglia.

Anche se vivono come una famiglia, se non hanno voluto dichiarare pubblicamente la loro unione ad un ente pubblico, come potrebbe questo riconoscere tale unione e quindi attribuire loro i diritti che spettano ai componenti una famiglia? Se si registrano presso il Comune,  che senso ha continuare a chiamarsi “coppia di fatto”?

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