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lunedì 11 novembre 2013

La fede

 
 
Si usa il termine fede per indicare tanti stati d’animo in cui predomina la fiducia incondizionata ad una verità, ad un progetto, ad una persona. Tutti gli uomini sono dotati di una fede anche se non è facile scoprirne l’origine né le cause che la determinano.

Il Biologo la cercherà nella predisposizione ereditaria o nella conformazione biologica, come nel sistema endocrino e ormonale.

Lo psicologo la cercherà nelle esperienze pregresse o nel conflitto pulsioni ed educazione etica.

La religione la configura come un dono di Dio, che illumina la coscienza dell'uomo.

Altri la cercheranno in altri ambiti.

Certo è che la fede dà a ciascun uomo la speranza e la forza di attraversare i marosi della vita.

sabato 9 novembre 2013

Il rischio


 
Siamo soliti distinguere la conoscenza sensibile da quella intelligibile, di fatto non esiste l’una senza l’altra e spesso si identificano o si intrecciano. L’uomo per la conoscenza usa tutte le sue facoltà sensoriali e mentali che formano una unica identità.

La conoscenza si basa sull’analisi di qualcosa che ci interessa e ha suscitato la nostra curiosità e il nostro interesse. L’analizza e ritiene di comprenderla quando ha scoperto una causa che l’ha prodotta.

In realtà ogni essere fa parte di una entità complessa ed è determinata dalla concorrenza di infinite relazioni che non è dato alla ragione di coglierle nel loro insieme. Perciò la conoscenza, anche quella scientifica, contiene ampi ambiti di oscurità o di probabilità.

Ne consegue che ogni scelta, ogni decisione, comporta un notevole margine di rischio.

Con tale rischio dobbiamo convivere e sperare che la volontà di operare a fin di bene possa conseguire esiti positivi e comunque non negativi.

lunedì 19 agosto 2013

Quando c’è bonaccia bisogna mettere mano ai remi


 

L’uomo, pur provando un certo senso di nostalgia dell’innocenza perduta, pur provando un certo piacere a vivere affidandosi alla spontaneità delle proprie sensazioni, cerca la propria libertà, vuole essere signore del suo destino, vuole dominare ciò che lo circonda. Ciò lo costringe a superare le impressioni sensoriali e a cercare spiegazioni più profonde, pur con la consapevolezza delle difficoltà e dei limiti della propria conoscenza.

Già Eraclito, che pur riteneva dormienti coloro che ritenevano di conoscere tramite le impressioni dei sensi, affermava: "Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell'anima: così profondo è il suo lógos". (Eraclito, fr. 45 Diels-Kranz).

Tuttavia l’uomo non si è arreso alle difficoltà e ha continuato ad approfondire la conoscenza sia del mondo fisico sia di se stesso  e del suo agire.

Platone riprendendo la metafora della navigazione affermava che non potendo conseguire la verità con la navigazione a vela (conoscenza sensibile) è necessario mettere mano ai remi (conoscenza razionale) quando c’è bonaccia e proseguire anche se a fatica il viaggio.

 L’uomo affronta tale fatica per essere libero, per fare delle scelte consapevoli, per dare senso alla sua esistenza. Queste riflessioni lo aiutano a trovare valori e regole condivise e gli permettono di vivere una vita personale più serena e di stabilire una convivenza pacifica con gli altri.
Spesso tuttavia perde la consapevolezza del limite della conoscenza umana e invece di essere aperto al dialogo per sviluppare ulteriormente la conoscenza, ritiene esclusivo e assoluto il risultato momentaneamente raggiunto, e vorrebbe imporla ad altri ad ogni costo, sollevando motivi di contrasti e di guerre.

domenica 11 agosto 2013

Fin che la barca va lasciala andare


 

Nella Grecia Antica la barca a vela che va, spinta dal vento, rappresentava la conoscenza sensibile, ossia la conoscenza immediata che si coglie con i sensi: è vero ciò che vedo, sento, tocco…

Nella stessa Grecia dello stesso periodo storico tuttavia si aveva già la consapevolezza della superficialità di tale conoscenza. Già Eraclito considerava dormienti coloro che si fermavano a tale livello di conoscenza, agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di quello che fanno dormendo”.

Anche i fisici dell’epoca, Anassagora, Democrito, affermavano che la conoscenza immediata dei sensi era inadeguata, pertanto, secondo il loro punto di vista, era necessario andare oltre il dato sensoriale e scoprire la struttura della natura.

In seguito, da Parmenide e dalla sua scuola, la conoscenza sensoriale venne considerata fonte delle opinioni, inganno dei sensi, che non permettono di conseguire la verità.

Percorrendo la storia della filosofia tanti filosofi hanno considerato la conoscenza sensoriale meno importante della conoscenza intellettuale, altri hanno sostenuto il loro fondamentale apporto per la conoscenza.

Certo è che la conoscenza tramite i sensi si presenta come una conoscenza spontanea e immediata, a cui tante volte ci vorremmo affidare, non solo per conoscere ma per orientare i nostri comportamenti.  

È bello lasciarsi andare, lasciarsi trascinare dall’onda del mare, immaginare di lasciarsi trasportare dal vento come un gabbiano, stare su un monte e sentirsi immerso in una natura incontaminata, seguire i piaceri spontanei della nostra natura, osservare e quasi immedesimarsi in un bambino che gioca nella sua innocenza, immergersi in una folla di giovani in un concerto, dire sempre sì per non far emergere diversità e contrasti con gli altri, non pensare per non essere turbato dai propri pensieri, è bello godersi la vita… sentirsi liberi…
È questa la libertà?

giovedì 8 marzo 2012

L'individuo, l'esistente è vivo e complesso

Molti filosofi, poiché ritengono che la Realtà nel sua totalità non è conoscibile, preferiscono iniziare la propria ricerca dall’esistente, da ciò che è intuito dai sensi, perché questo è dato dall’esperienza e la nostra conoscenza dipende da questo (gli scienziati, gli empiristi, Hobbes, Locke, Kant, gli esistenzialisti Kierkegaard, Heidegger, …).
Sembra più facile descrivere i singoli oggetti che cadono sotto la nostra esperienza e vedere le loro eventuali relazioni con altri oggetti, perseguendo tale criterio la scienza ha conseguito notevoli progressi.
I filosofi che prendono in esame l’esistente uomo, opportunamente rilevano che la responsabilità delle scelte, che la vita offre, compete all’individuo, che ne sopporta anche il peso delle conseguenze.
Anche Cartesio affermava che sarebbe più facile conoscere scomponendo le idee complesse in semplici. Sembra pertanto che si possa parlare con maggiore facilità dell’individuo esistente piuttosto che della realtà considerata nella sua interezza. Infatti trovandoci alla presenza di un oggetto definito è più facile descriverlo ed analizzarlo; ma più si analizza l’individuo esistente più appare complesso in se stesso, e più difficile risulta stabilire le sue relazioni con il mondo circostante. L’individuo è vivo e complesso perché è strettamente connesso con l'intera realtà.
Chi inizia la ricerca dall’individuo si trova necessariamente a fare i conti con l’intera realtà, a meno che non si accontenti di fermarsi alle verità di fatto, secondo l’accezione di Leibniz, sostenute da una ragione sufficiente.

La realtà è viva e complessa

Quando affermiamo la realtà, di solito, vogliamo indicare tutto ciò che ci circonda, compresi noi stessi, e riconosciamo che esiste veramente. Non mettiamo assolutamente in dubbio la sua esistenza, e non c’è scettico che possa sollevare alcun dubbio, perché verrebbe meno ogni ulteriore affermazione dell’esistenza degli esseri e ogni ulteriore conoscenza e discussione.
Spesso alla realtà vengono attribuiti altri nomi, secondo la sensibilità e l’atteggiamento che si assume nei suoi confronti. Chi la identifica con la Natura, chi con il Mondo, chi con l’Essere, chi con l’Assoluto.
La realtà è la visione d’insieme di tutti gli esseri esistenti, di quelli che noi diciamo inerti e di quelli che assumono varie forme di vita, suddivisi secondo la tradizione, accettata già dai tempi di Aristotele, in vegetali, animali e uomini.
C’è stata sempre la consapevolezza che essa è in continuo movimento, ovvero è viva. Già Eraclito nell’antica Grecia affermava, Tutto scorre, e pertanto affermava di non poterla definire e conoscerla…
Tuttavia molti hanno tentato di descriverla incominciando dall’intuizione della sua unità come fondamento di tutti gli esseri. ( Hegel, Spinoza, Bruno, Cusano, Parmenide …)

sabato 18 febbraio 2012

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di conoscenza

Ogni esistente ha una particolare reazione alla realtà circostante: tutti reagiscono ad essa e si adattano alle condizioni che essa offre. Gli animali hanno reazioni più complesse e manifestano varie capacità di memoria e di apprendimento che permettono loro l’adattamento all’ambiente e il superamento delle varie difficoltà per la sopravvivenza oltre alle varie forme di organizzazione ‘sociale’.
L’uomo, oltre ad un adattamento istintivo alla realtà circostante, ha un particolare rapporto con essa, la conoscenza. Con questa cerca di definire ogni oggetto, con cui viene a contatto, quindi cerca di determinarne le cause e il fine.
Con la rivoluzione scientifica, prestando maggiore attenzione ai dati dell’esperienza, ovvero come diceva Galilei ai dati oggettivi, misurabili e quantificabili, e alle loro relazioni privilegiando il principio di causa, si è giunti alla conclusione che il mondo, secondo la definizione di Newton, sia una grande macchina (visione meccanicistica del mondo). Tutti gli eventi della vita sarebbero legati tra loro con vincoli necessari ovvero seguendo quasi un percorso di una macchina, ad ogni azione ne consegue una reazione uguale e contraria.Tale atteggiamento conoscitivo ha permesso la conoscenza di tanti elementi della realtà, che opportunamente manipolata ha offerto dei vantaggi all’umanità.

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di empatia

Uso il termine “empatia” per indicare tutti i rapporti immediati, cioè senza necessità di dimostrazione o di manipolazione. Infatti tutti gli esseri esistenti, sia nel microcosmo che nel macrocosmo, sono in costante relazione tra di loro; ogni essere, avente in sé energia propria, è in rapporto con gli altri esseri da cui attinge energia e a cui offre energia nei modi e nei gradi del suo essere. Non si può neppure immaginare un essere che possa vivere staccato dagli altri. Tali rapporti sono spontanei e immediati. Anche gli uomini vivono questa condizione in tutti i loro bisogni fisiologici, dal mangiare, muoversi, dormire … anche nelle loro manifestazioni affettive: emozioni, sentimenti, passioni …
Gli antichi, in particolare Aristotele, affermavano che ogni essere possedeva un’entelechia, un fine interiore, che lo guidava nella sua evoluzione. In tempi più recenti Leibniz scopriva tale fine, in ciò che i fisici del suo tempo chiamavano energia o energia cinetica. Ancora oggi molti accettano una dottrina che nella vita sono presenti forze spirituali che in qualche modo la determinano. Alcuni dicono sono le forze della natura, e spesso le accettano deterministicamente, senza porsi tante domande; altri le attribuiscono al destino, altri alla volontà provvidenziale di Dio. …

mercoledì 18 gennaio 2012

Individuo o persona

Se dalla definizione generale passiamo ad analizzare un individuo, notiamo, oltre i caratteri generali, tante particolarità che caratterizzano e differenziano i vari individui per quanto riguarda la composizione genetica, l’aspetto fisico … per cui potrebbe affermarsi che non esiste un individuo identico ad un altro.
Se poi consideriamo l’individuo sotto l’aspetto culturale, per cui si parla di persona, allora la differenza aumenta enormemente, perché ciascuna persona vive in ambienti diversi, con persone che le trasmettono esperienze diverse, condivide lingua, cultura, religione con comunità diverse. Perciò non si può parlare di identità o uguaglianza tra gli uomini, forse sarebbe opportuno riscoprire il termine di analogia per indicare il rapporto tra gli individui.
Ciò non riduce affatto la portata delle conquiste di uguaglianza della Rivoluzione Francese o della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, anzi richiama l’attenzione al rispetto dell’identità dell’altro e alla sua libertà. Se invece dell’esclusione del diverso ci fosse maggiore curiosità nel conoscere l’altro, che è connaturata all’uomo, potrebbe svilupparsi un dialogo proficuo e l’umanità ne uscirebbe arricchita e potenziata.

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Uguaglianza

Quando ragioniamo, quando facciamo scienza usiamo dei concetti, tali concetti, secondo la riflessione logica di Aristotele, entrata nella tradizione della logica scolastica, possono essere universali e particolari. I concetti universali hanno maggiore estensione, si riferiscono ad un maggior numero di esseri, ma hanno minore comprensione, cioè sono generici, e non definiscono bene gli esseri a cui si riferiscono.
I concetti particolari hanno una minore estensione, si riferiscono ad un minor numero di esseri fino all’unità, ma ci danno maggiore comprensione degli esseri a cui si riferiscono.
Quando parliamo in generale di una categoria di esseri, possiamo essere d’accordo sulla loro uguaglianza, e quando la scienza parla in generale usa concetti generali, per cui tutti gli esseri che rientrano in quei concetti sono uguali.
Quando durante la Rivoluzione Francese si sosteneva l’uguaglianza tra gli uomini, o quando oggi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, afferma l’uguaglianza degli uomini, tutti concordano nell’affermare pari dignità di tutti gli uomini e pari diritti. Principi questi giusti, che dovrebbero essere sostenuti e difesi in ogni momento e sotto ogni aspetto della vita politica, sociale, economica…
La loro difesa è segno di rispetto, di civiltà, di cultura; aiuta e rende possibili la convivenza pacifica, la solidarietà e la difesa della libertà e della dignità umana.

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di manipolazione

La conoscenza non può essere ridotta solo ad un atto di contemplazione libera e disinteressata della realtà, ma è strettamente legata a produrre gli strumenti necessari per la sopravvivenza. Il mito di Prometeo, sin dall’antichità greca, insegna che per soddisfare i proprio bisogni e per difendersi, l’uomo ha bisogno dell’arte e del fuoco. Per questo Prometeo rubò agli dei il fuoco, sopportandone la pena, per garantire la sopravvivenza dell’uomo, a cui Epimeteo non aveva dato i mezzi adatti come aveva fatto per gli altri esseri viventi.
E l’uomo con l’arte e il fuoco ha cercato di manipolare la natura a suo vantaggio. Con la Rivoluzione scientifica, il processo di conoscenza del mondo fisico ha accentuato sempre di più la sua evoluzione fino alle scoperte odierne, che pongono con impellenza alcune riflessioni circa la loro incidenza ecologica. Due riflessioni sembrano più urgenti: lo sviluppo settoriale e la rottura dell’equilibrio del sistema natura, e la manipolazione genetica sui vari esseri viventi, compreso l’uomo.
Oggi, potrebbe essere opportuno ritornare a prestare maggiore attenzione alle cause finali, la scienza dovrebbe prendere i dovuti legami con l’etica. S’impone con urgenza la riflessione bioetica.

sabato 13 ottobre 2007

La filosofia

La parola filosofia ha in sé un significato generico, ovvero “amante della sapienza”, e come tale è un’attività propria di ciascun uomo, anche se non tutti, come già erano consapevoli gli antichi, la esercitano coerentemente. Infatti ci sono gli arroganti che ritengono di possedere ogni conoscenza, ci sono coloro che avviliti da condizioni disumane non hanno il tempo di dedicasi ad essa.
Tra i tanti attributi che si possono dare alla filosofia si può ritenere, seguendo la tradizione greca, che tre di questi siano sufficienti per qualificarla: teoretica, razionale e critica.

La filosofia è scienza teoretica ovvero l’uomo che è colto dalla meraviglia di fronte all’osservazione dei fenomeni del mondo circostante è scosso dal torpore della vita quotidiana e si sofferma ad ammirare tali fenomeni, quindi si chiede cosa sono, come e perché avvengono. Oppure quando non è distratto da attività pratiche o da interventi comunicativi esterni, riflettendo scopre se stesso e si domanda chi è, perché esiste ovvero qual è il senso della vita.

Da questo momento si sprigiona nell’uomo coinvolto dalla filosofia un processo di attività razionale; chiedendosi il perché e il come dei fenomeni che hanno suscitato la sua attenzione vuole trovare una giustificazione o un ordine in modo tale che gli stessi siano in qualche modo dominati da lui, ovvero non gli siano estranei, anzi siano a lui utili.

In tal modo la filosofia è critica perché non accetta i dati immediati della propria esperienza, né i valori tradizionali della propria comunità. Si apre in tal modo una situazione conflittuale tra individui, strati sociali, associazioni, perché pur aperti alla ricerca della verità, ognuno è legato ai propri pregiudizi se non chiaramente ai propri interessi. Tale conflitto segna appunto il dibattito filosofico e i vari eventi storici.

domenica 20 maggio 2007

La vita è mia

Spesso nella discussione con i giovani e tra i giovani, si sente l’affermazione “la vita è mia” con la conseguente affermazione spesso sottaciuta “e la gestisco io”.
Questa affermazione viene espressa soprattutto quando i giovani vengono richiamati ad una maggiore attenzione nella guida dei ciclomotori o, dopo che hanno conseguito la patente, delle auto, oppure quando sono chiamati ad una maggior senso di responsabilità nella cura della salute o nei comportamenti sociali.
È evidente in questa affermazione l’esaltazione di un individualismo esistenziale, chiuso in se stesso che non tiene conto della complessità dell’esistenza e delle relazioni da cui l’individuo stesso è forgiato.
La conferma dell’inscindibilità dell’individuo dal contesto esistenziale si ha nel caso, non poco frequente ai nostri giorni, di gravi incidenti mortali, purtroppo con la perdita di giovani vite.
I genitori, che hanno messo al mondo queste creature sono disperate e porteranno impresse nei loro cuori questo dolore per tutta la loro vita; gli amici, che si chiedono il perché di tale destino, spesso affermano nei manifesti “vivrai per sempre nei nostri cuore”, e la ragazza, che aveva riposto in lui l’amore, vede venir meno tutte le speranze del felice futuro che andava con lui progettando.
Questi gravi e tristi casi manifestano con chiarezza che se è certamente responsabile della propria esistenza il singolo, è pur vero che un individuo non si fa da sé, è un progetto che s’interseca con tanti altri progetti.

martedì 15 maggio 2007

Essenza ed Esistenza

L’uomo, sin dall’antichità ha voluto conoscere la verità, tuttavia attribuendo a questa parola il significato di una conoscenza che vale per sempre e per tutti, si è imbattuto in una grave difficoltà, già individuata da Eraclito, ovvero non è possibile descrivere un volta per sempre un essere vivo, attivo.
Parmenide a sua volta affermava che solo l’Essere si può pensare e dire ed attribuiva a tale essere gli attributi di unicità e staticità. Da Platone tanti filosofi hanno ritenuto di cogliere la verità nel mondo delle idee, delle sostanze, delle essenze ritenendo di poter andare oltre i dati soggettivi dell’esperienza e rifugiarsi nel mondo impervio di una conoscenza puramente intellettuale.
Quando i filosofi si sono resi conto dei limiti della conoscenza umana e dell’impossibilità di poter dominare tutto il reale hanno rivolto l’attenzione all’esistente e questo è apparso in tutta la sua complessità e indefinibilità.
È stato detto che l’esistenza ha come categorie fondamentali la possibilità e la scelta, quindi il rischio e la responsabilità individuale.
Le problematiche a riguardo sono tante, mi riservo di ritornarvi, ma le categorie esistenziali sono ormai radicate nella società, tanto da diventare oggetto di riflessioni comuni.

mercoledì 22 novembre 2006

Ooooh!

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori…. (Aristotele, Metafisica)
Gli uomini attenti guardano con interesse ciò che li circonda, e si pongono domande e cercano risposte. Chi si trova nel bisogno cerca i mezzi per soddisfarli.