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lunedì 14 gennaio 2013

L’inflazione


 
Marco continuava il suo lavoro anche per acquistare una casa per la propria famiglia. In realtà, prima della seconda guerra mondiale, aveva risparmiato una bel gruzzolo, però non ancora sufficiente per  realizzare il progetto casa, e per poter realizzare un significativo interesse prestò la somma risparmiata ad un amico.

Dopo la guerra vide svanire il suo progetto perché per l’inflazione e la conseguente svalutazione della moneta, alla fine della guerra, con la somma restituita più gli interessi avrebbe potuto acquistare soltanto un  abito.

Marco non dispera, in quel periodo c’erano tanti guai più gravi dei suoi: tanti suoi amici erano morti in guerra, altri, come suo fratello Francesco e suo cognato, non ritornano ancora né si hanno loro notizie.

Ci vorranno ancora circa sei anni perché, avendo accumulato una somma di garanzia, possa avventurarsi all’acquisto della casa. 

domenica 30 novembre 2008

Il mastro carraio

La maggior parte del tempo il piccolo Mario la trascorreva in casa, dove la mamma lo impegnava con piccoli giocattoli.
Durante alcune ore, nelle stagioni più calde, gli era consentito di soffermarsi sull’ampio pianerottolo antistante la propria dimora, dove giocava con altri bimbi assistiti da qualche mamma più libera.
Alcune volte, attraversava un lungo corridoio e raggiungeva una veranda da cui poteva osservare l’attività artigianale del mastro carraio.
Questi disponeva di ampi spazi, dove depositava i tronchi di pino, di quercia o di altro genere per farli adeguatamente stagionare prima di lavorarli. In mezzo a questi cumuli di tronchi c’erano degli animali da cortile: polli, tacchini… ma la maggiore attrazione la offrivano i pavoni soprattutto quando distendevano le loro piume colorate.
Si sentiva un continuo stridere delle seghe, il picchiare delle asce sui legni, e quando i vari pezzi delle ruote erano assemblati, in collaborazione con il fabbro, si disponevano delle fascine a forma circolare, e su queste si poneva un pesante cerchione di ferro e si appiccava il fuoco.
Una grande fiammata si alzava e il cerchione si arroventava, quindi con maestria veniva sollevato e messo intorno alle altre parti della ruota già assemblate. Il cerchione di ferro raffreddandosi si restringeva e la ruota era pronta per essere montata al carro.
Gli artigiani avevano compiuto una bella opera, Mario aveva assistito ad uno spettacolo. Si ricordò di questa operazione nel laboratorio del Liceo, quando il professore di fisica spiegò la dilatazione dei corpi.

domenica 26 ottobre 2008

La bottega dello stagnino

Mario incominciava ad esplorare il mondo circostante, conosceva le persone amiche, le attività che esse svolgevano, ogni tanto riusciva a toccare gli arnesi degli artigiani e a chiederne le loro funzioni, ma il luogo che maggiormente frequentava era la bottega dello zio stagnino. Questi abitava con il nonno e aveva la sua bottega a pochi passi dalla casa, e spesso capitava che la mamma andava dal nonno e permetteva al piccolo Mario di sostare dallo zio, che con tanta gentilezza e comprensione si prestava a custodire il nipotino. Qui Mario rovistava ogni cosa e osservava il lavoro dello zio. Questi forgiava e assemblava vari utensili domestici e da lavoro, ora non più in uso, con lamine di ferro e stagno (latta): contenitori dell'olio, secchi, pompe, varie protezioni per le dita dei falciatori, secchielli, brocche, tegami, bacinelle varie ecc. Ma ciò che destava maggiore curiosità in Mario era la costruzione dell'imbuto: lo zio prendeva il “foglio di stagno”, lo disegnava secondo le richieste dei clienti, quindi tagliava due pezzi, uno più piccolo per la parte sottostante l'imbuto l'altro più grande dove dovevano essere versati i liquidi, li forgiava poi li saldava singolarmente, quindi li assemblava saldandoli insieme, ogni volta poneva un acido quindi con una mano prendeva lo stagno con l'altra un ferro rovente che accostava allo stagno che sciogliendosi andava ad unire le varie parti della lamiere attentamente tenute vicine. Quindi sagomava i bordi e aggiungeva una fascetta sempre di latta per poter reggere o appendere l'imbuto. Non ricordo quanto tempo impegnasse, forse tra 15 o 30 minuti, quando non era interrotto dal suo lavoro da altri avventori o da altre faccende. Ciò avveniva negli anni '50-'60, quando erano diffusi nel paese tanti artigiani che svolgevano varie attività, un po' la volta scomparsi o trasformati in aziende più grandi e specializzate.
Negli anni '80 quando Mario ebbe l'opportunità di vedere la fiera delle macchine utensili di Milano e vide una macchina che senza operai trasformava, circa ogni 5 secondi, un blocchetto di alluminio in imbuto pronto per l'uso, si rese effettivamente conto delle profonde trasformazioni nel mondo della produzione e dell'impossibilità della sopravvivenza delle botteghe artigiane e dei tanti drammi subiti da tante bravissime persone in seguito a tali trasformazioni. Gli apparvero con lucidità il senso delle lotte che questi sin dalla fine del '700 in Inghilterra avevano condotto contro le macchine.
La macchina di imbuti vista a Milano avrebbe fornito in un solo giorno di imbuti tutti i paesani di mio zio, e forse molti, avendone in abbondanza lo avrebbe usato come cappello come l'uomo di latta della favola del Mago di Oz.
Ma anche questa macchina gli sembrò già superata, perché nella vita domestica, ai nostri giorni, si usano sempre di meno i prodotti in metallo, mentre, soprattutto per i liquidi, predominano gli utensili in plastica.
In questi pochi anni della sua vita Mario ha visto grandi cambiamenti che hanno travolto le abitudini, l'organizzazione del lavoro e la società intera.

martedì 30 settembre 2008

Un sogno infranto

Luigi sin da ragazzo nutriva un grande sogno, voleva mettere su una bottega di sartoria artigianale. Dopo gli studi incominciò a frequentare le sartorie locali, non soddisfatto emigrò in Francia per incrementare le sue conoscenze e le abilità nell'arte sartoriale. Ritornò a Ruvo di Puglia, investendo i propri risparmi, avviò la sua bottega in un luogo centrale del paese e facilmente accessibile. Cercò di pubblicizzare la sua attività partecipando a delle sfilate di moda regionale con notevoli affermazioni, incominciarono ad affluire vari utenti, ma la produzione sartoriale della sua giovinezza era profondamente mutata.
Ancora negli anni '60 nella cittadina erano presenti varie sartorie dove intorno al maestro, che tagliava, su misura del cliente, la stoffa per confezionare l'abito, c'erano vari giovani (soprattutto uomini nelle sartorie da uomo, prevalentemente donne per le sartorie da donna), che impegnavano l'intera giornata a cucire a mano gli abiti. Di solito, dopo la prima misura, il cliente doveva ripassare per la prova, quindi, se non insorgevano altri problemi, l'abito era pronto in meno di una settimana; spesso, per l'accumulo di lavoro nelle sartorie, bisognava attendere più tempo.
Mio padre, nato nel 1904 e morto nel 1988, solo negli ultimi anni della sua vita, ha indossato degli abiti confezionati, peraltro acquistati dai figli; lui non si sentiva a suo agio con tessuti diversi da quelli che era solito vestire, né desiderava cambiare stile.
Noi, figli, ormai vestivamo abiti di confezione industriale, ma mamma per i vestiti di occasione come prima comunione, partecipazione a feste di matrimonio, preferiva farci vestire con abiti di confezione sartoriale. Gli ultimi miei vestiti confezionati da una sartoria artigianale furono quelli del mio matrimonio, elaborati dal mio amico Luigi.
Intorno agli anni settanta i sarti non riuscivano più a sostenere la concorrenza dell'industria, alcuni chiusero la loro attività, cercando lavoro nelle industrie di confezioni che si aprirono anche a Ruvo, altri si unirono in cooperativa, altri ancora mantennero l'attività ma la affiancarono da un'attività commerciale di abbigliamento, in tal modo offrivano ai clienti la possibilità di scegliere tra confezione artigianale o industriale, e comunque rifinivano o adattavano ai clienti gli abiti che venivano dall'industria.
Il sarto Luigi, non volle rinunciare; mal si adattava all'ambiente dell'industria, perciò prese contatto con i grandi distributori di tessuti per cercare di offrire ai suoi clienti i tessuti migliori a prezzi competitivi, offrì la suo opera per rifinire nella sua bottega i prodotti di qualità dell'industria. Tutto risultò inutile, la concorrenza dei prodotti industriali e il ristretto mercato che ormai offriva il proprio paese incrinarono i suoi sogni e fu costretto a cessare la sua attività.

sabato 6 ottobre 2007

Un punto di vista

In Lombardia, soprattutto nei piccoli centri sviluppatisi nelle vicinanze delle aziende industriali, l’automazione sempre più estesa delle macchine, la riorganizzazione delle industrie, la delocalizzazione o la cessazione dell'attività delle stesse suscitano una grave preoccupazione per l’occupazione tra gli abitanti, anche se lo sviluppo del terziario avanzato nelle grandi città riesce ad assorbire gran parte della manodopera in esubero nelle industrie.
Ciò determina una riconsiderazione dell’occupazione: mentre prima i giovani entravano facilmente nelle industrie, oggi incontrano maggiori difficoltà; inoltre la nuova generazione, che ha conseguito una scolarizzazione superiore, cerca un’occupazione nell’amministrazione pubblica e nei servizi, occupazione che spesso era snobbata dai padri, anche per una remunerazione inferiore di quella che potevano guadagnare nell’industria.
I giovani inoltre devono dividere i vari posti nei servizi pubblici con i meridionali, che, a loro volta, non trovando lavoro, con sacrifici propri e dei propri familiari si erano dedicati da tempo agli studi e purtroppo sono dovuti emigrare affrontando ulteriori gravi sacrifici economici ed affettivi. Oggi alla cronica emigrazione dal Sud Italia si unisce l’emigrazione dai paesi comunitari e extracomunitari aggravando la situazione.In questa circostanza di gravi mutamenti socio-economici in atto da tempo si alimenta la Lega Nord, che invece di affrontare con realismo e razionalità i problemi delle trasformazioni economiche mondiali, sostiene e alimenta l’emotività che da tali circostanze emergono, mitizzando alcuni eventi storici o creandone di nuovi. La Lombardia che per decenni ha sostenuto il capitalismo e l’economia di mercato internazionale per espandere la propria industria, oggi viene tentata dalla Lega ad arroccarsi e a difendere il proprio vantaggio, i cittadini e gli imprenditori della Lombardia sapranno fare le giuste scelte politiche per limitare e annullare tale movimento. L’emotività, la paura, la mitizzazione hanno in passato creato enormi guai all’Italia.

giovedì 20 settembre 2007

Un amico operaio

Mario, messo su famiglia, si stabilisce a Cavaria con Premezzo (VA).
La sua casa, posta al terzo piano forse dell’unico condominio di una certa rilevanza del paese, dominava la valle del torrente Arno.
Dal balcone si vedevano i campanili delle chiese e le case immerse dal verde di Oggiona e Santo Stefano. La posizione dominante offriva la visione di spettacolari panorami cangianti secondo le stagioni.

Questi luoghi sono rinomati per le bilance e i bilici, prodotti dalle diverse aziende diffuse nella zona.
Mario aveva urgente bisogno di una signora che assistesse la sua piccola figliola, mentre lui e la moglie erano al lavoro, cerca e conosce una gentile signora che si assume questa incombenza. Frequentando la dimora della signora entra in relazione col resto della sua famiglia, in modo particolare col marito con il quale stabilisce un cordiale rapporto di stima.

Scambiando le proprie esperienze di lavoro, la discussione cade sull’opportunità di lavoro che il territorio offriva. Nando, un operaio di un’industria di minuterie di Cavaria, ricordava, con una certa malinconia, che la propria azienda, quando lui era più giovane, occupava alcune migliaia di operai, tra uomini e donne, ma col tempo, in seguito all’automazione di alcune mansioni, oltre che per l’evoluzione delle bilance da meccaniche ad elettroniche, il numero degli operai si era tanto ridotto che la propria azienda non occupava più di trecento tra operai e tecnici. E dimostrava la sua preoccupazione per l’occupazione della futura generazione, infatti le aziende industriali, che avevano richiamato tanti operai dalle varie parti di Italia, ora a fatica potevano soddisfare le richieste dei residenti, e tanti giovani si trasferivano nei centri maggiori per trovare lavoro.

sabato 8 settembre 2007

Un amico industriale

Frequentando, anche se raramente, un bar, Mario conobbe un signore, che parlava con entusiasmo della nuova esperienza di lavoro: era stato un operaio ed ora tentava di mettersi in proprio. Con alcuni risparmi e con qualche sacrificio aveva messo su una casa con un piccolo giardino. I locali a piano terra, opportunamente trasformati, sarebbero diventati un’officina, mentre la famiglia avrebbe occupato il piano superiore. L’azienda in cui aveva lavorato finora gli aveva offerto una somma sufficiente per acquistare le macchine e gli arnesi necessari, inoltre gli garantiva il mercato, in quanto avrebbe acquistato i prodotti della sua impresa.
Invitato da Maurizio, questo era il nome del neo imprenditore, a recarsi alla fiera di Milano dove erano esposte le macchine utensili, Mario non lasciò cadere l’invito per curiosare in un mondo a lui poco noto.
Mentre Maurizio trattava con i rappresentanti della ditta da cui aveva acquistato una fresa e un tornio, Mario curiosava tra le altre macchine. Attirarono la sua attenzione le macchine che presentavano un’alta tecnologia e un forte automatismo: una macchina di imbuti in alluminio che, prelevando dei cubetti di metallo, li trasformava in perfetti imbuti, senza alcun intervento dell’uomo; altre macchine dentro una cupola trasparente potevano disporre di 10-20 attrezzi che lavoravano dei blocchi d’acciaio per farne degli elementi di altre macchine; un robot che, utilizzando un sottilissimo cavo elettrico riusciva a forgiare un blocco di acciaio di circa 20 cm in figurine, e tante altre ingegnosità, che rimarranno impresse nella sua mente e che utilizzerà in momenti opportuni. Liberatosi dalle dovute relazioni economiche, i due visitarono altri stand della fiera e ritornarono al paese.
Un altro giorno Maurizio presentò la sua officina a Mario, che non essendo esperto di meccanica restò meravigliato delle potenzialità di tale officina e delle abilità tecniche del nuovo amico.
Intanto affioravano alla mente di Mario delle domande: perché Maurizio intendeva mettersi in proprio, se i suoi prodotti poteva venderli solo all’azienda da cui dipendeva prima? Perché l’azienda offriva dei capitali ad un operaio affinché questi lavorasse dei prodotti che solo lei poteva piazzare sul mercato internazionale?

mercoledì 8 agosto 2007

L’elicottero

Mario finalmente aveva travato una sistemazione, anche se precaria, in Origgio, aveva acquistato una 500L di occasione, e ogni tanto passava da un’officina che si trovava in Muschiona , piccola frazione di Origgio, tra Mario e il titolare dell’officina incominciò a stabilirsi una relazione di fiducia e durante il lavoro si chiacchierava di vari eventi. Un giorno, in una breve pausa di lavoro, si stava sulla soglia dell’officina, videro un elicottero che sorvolava le manifatture e poi decollò. Mario non esperto del territorio, chiese spiegazioni a Claudio, e questi con un sospiro malinconico disse, anche le manifatture chiuderanno, quel elicottero trasporta gli “americani” che acquisteranno le manifatture e poi le chiuderanno. E continuò a raccontare delle manifatture che avevano offerto lavoro a tanti lavoratori, richiamandoli ad Origgio da diverse parti d’Italia. Mario confermò, difatti era venuto a conoscenza del lavoro delle manifatture da altri conoscenti e da alcuni dei suoi cugini che, dopo la prima occupazione nelle aziende agricole, avevano trovato lavoro proprio in queste. Ancora una volta sta cambiando la fisionomia economica e sociale del paese.

I primi alunni in Lombardia

Erano i primi giorni di ottobre e Mario sul terrazzo della casa paterna, in Puglia, al sole ottobrino, pigiava dei grappoli di uva per preparare alcune bottiglie di spumante per il prossimo natale, quando è chiamato da sua madre perché gli era pervenuta una telefonata da Busto Arsizio, era una convocazione per una supplenza temporanea presso l’I.T.C.. Valutò l’opportunità che gli si offriva: era un lavoro precario, tuttavia gli offriva la possibilità di fare una nuova esperienza, e accettò l’offerta. La madre gli preparò le valigie, poteva disporre di una momentanea ospitalità presso dei suoi cugini, e la sera stessa partì.
Doveva supplire un insegnante assente per salute. Aveva appena preso contatto con le due classi quando è convocato dalla presidenza dell’ITIS sempre di Busto Arsizio per una nomina annuale, nomina che gli permette di rinunziare alla precedente e quindi prende servizio presso questo istituto.
Qui incontra i “primi” alunni della Lombardia.
Gli erano state affidate tre classi del corso serale di tessili e maglieri e una classe quinta di chimici. Gli alunni che frequentavano erano tutti di età superiore ai 18 anni e alcuni erano già sposati con figli. Quasi tutti lavoravono durante la giornata e dalle 17 alle 22 frequentavano le lezioni. Con questi alunni si studiava la letteratura italiana e la storia, ma si discuteva delle loro esperienze di lavoro e di problemi di economia locale. Mario intuiva dalle varie discussione un certo senso di orgoglio per le capacità tecniche delle aziende diffuse nel territorio e della laboriosità degli operai, ma nello stesso tempo un certa tristezza perché varie aziende stavano delocalizzando la propria produzione a favore di altri Paesi. Di fatto le aziende venivano acquistate da multinazionali, che acquisivano il marchio, conseguito nel tempo dalle maestranze locali e trasferivano la produzione altrove. Tuttavia gli alunni dicevano: “alle nostre aziende rimane la specializzazione del “finissaggio”.
Mario ricorda ancora con ammirazione e stima molti di questi alunni che dopo la giornata di lavoro si applicavano con grande senso di responsabilità e serietà allo studio, e li vorrebbe ringraziare per la semplicità dei comportamenti e per la stima reciproca subito stabilita. Con questi signori potette scambiare esperienze di vita ed ebbe da loro alcuni consigli di comportamento di guida nelle varie circostanze in modo particolare in presenza di nebbia. Incominciò a conoscere il territorio circostante. Un caso particolare: Mario stava illustrando la pagina dei Promessi sposi del Manzoni dove viene descritto il monte Resegone, e come al solito stava ricostruendo con esempi questi ambienti e stava tentando di pronunciare il nome in lombardo, quando un alunno invita il professore a guardare dalla finestra i monti che si offrivano in uno stupendo quadro e che stava ammirando da tempo senza riconoscere il monte da lui tante volte descritto.