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venerdì 7 marzo 2014

La Grande Bellezza


     Jep Gambardella, il protagonista del La Grande Bellezza, a sessantacinque anni venuto a Roma si disperde nei mille rivoli della vita mondana, artistica, religiosa di Roma. È costantemente colpito dalla vacuità e dalla fragilità della vita, che si dissipa come un sogno. Roma lo affascina per i suoi monumenti oltre che per le bellezze naturali. Gli uomini, piccoli e grandi, si apprestano ad affrontare i momenti decisivi della propria vita con una ricerca estetica formale.

     Jep, impegnato in una riflessione sul senso dell’esistenza e distaccato dall’ambiente circostante, vorrebbe cogliere La grande bellezza, che purtroppo s’impone al protagonista in alcuni brevi stati della vita. Agli uomini è preclusa la piena felicità e la condivisione della grande bellezza nel percorso della vita, rapido e breve con un termine preciso, la morte. Anche la santa suora cerca la grande bellezza nell’austerità della vita e nella ricerca della sua autenticità profonda, le sue radici, di cui si ciba durante la sua vita di profonda meditazione.

     Dal tutto emerge una visione esistenzialistica della vita, avvolta da una leggerezza e una vaghezza della vita vissuta nella quotidianità, a cui spesso sfugge la grande bellezza e lo stesso senso della vita.

     Il regista Paolo Sorrentino con maestria ha reso ottimamente il contrasto tra il vissuto quotidiano tante volte frivolo ed emotivo e il tentativo di coglierne il senso profondo e la bellezza, di cui l’uomo può beneficiare solo alcuni momenti.

     Il film può essere condivisibile o meno, secondo i gusti estetici e le visioni filosofiche, ma ritengo che l’Oscar si meritato.

domenica 20 maggio 2012

TO ROME WITH LOVE


Questo film potrebbe essere lo specchio di alcuni momenti della commedia della vita.
Spesso la vita vissuta nella normale quotidianità da molti è considerata banale, perché non riscontrano particolari emozioni e vorrebbero evadere  in un mondo che spesso è solo nei loro sogni. Woody Allen nel film fa vivere agli spettatori alcune possibili evasioni.
Uscire dalla serenità dell’angusto spazio affettivo della propria famiglia per essere immerso nella folla dei fotoreporter.
Cercare di rivivere un amore eccitante della propria giovinezza.
Rinunziare  al lavoro nel proprio luogo di residenza per un altro lavoro lontano, forse più redditizio.
Esibire le proprie doti, che nella quotidianità non sono adeguatamente apprezzate, anzi spesso sono oggetto di ironia e di scherzo.
Per molti tali evasioni diventano uno scopo della loro vita, pochi riescono ad affermarsi assumendo nuovi stili di vita con i relativi rischi, tanti vivono in un continuo conflitto tra la realizzazione dei loro sogni impossibili e la propria vita quotidiana. Woody Allen nel film fa vivere agli attori una breve esperienza delle proprie evasioni, evidenziando l’instabilità e le difficoltà cui potrebbero andare incontro, e questi accettano di ritornare a vivere serenamente la propria quotidianità, che sarà banale, ma proprio per questo più vicino alla naturalezza dei propri affetti.    

mercoledì 30 novembre 2011

La peggior settimana della mia vita

Il film di A. Genovesi “La peggior settimana della mia vita” a prima vista è una simpatica commedia che travolge lo spettatore in un vortice di situazioni comiche. Ma riflettendo sui comportamenti dei vari personaggi, può emergere una seria riflessione sulla quotidianità vissuta, in cui prevale un atteggiamento estetico-sentimentale a scapito di una vita etico-responsabile.
L’ex amante è fuori di sé dominata da una passione ossessiva; Margherita, la sposa, è innamorata ed è trascinata dal suo amore; l’amico di Paolo e la sorella di Margherita sono travolti da un colpo di fulmine appena si incontrano; la Madre vive, tra l’attenzione per il cane e i preparativi della festa del matrimonio, in uno stato di stordimento.
I due personaggi che avrebbero potuto controllare gli eventi con un maggiore realismo, Paolo e il padre della sposa, perdono ogni possibilità di razionale intervento, l’uno, per non contraddire i futuri suoceri non riesce ad esprimere quanto in realtà sente, mettendosi in situazioni imbarazzanti, l’altro rinunzia a qualsiasi intervento, rilassandosi nella costruzione di un muretto, che vorrebbe nelle sue intenzioni porre ordine, difatti crea solo un ostacolo all’irruento comportamento dell’amico di Paolo.
La ragionevolezza e il senso di responsabilità in questa commedia sono travolti, come spesso accade sulla scena della vita, anche se su questa scena non sempre si ride… e comunque bisogna accettarla come sembra voler dire la nonna, ridotta in fin di vita dall’irresponsabilità di Paolo.