Spesso nella discussione con i giovani e tra i giovani, si sente l’affermazione “la vita è mia” con la conseguente affermazione spesso sottaciuta “e la gestisco io”.
Questa affermazione viene espressa soprattutto quando i giovani vengono richiamati ad una maggiore attenzione nella guida dei ciclomotori o, dopo che hanno conseguito la patente, delle auto, oppure quando sono chiamati ad una maggior senso di responsabilità nella cura della salute o nei comportamenti sociali.
È evidente in questa affermazione l’esaltazione di un individualismo esistenziale, chiuso in se stesso che non tiene conto della complessità dell’esistenza e delle relazioni da cui l’individuo stesso è forgiato.
La conferma dell’inscindibilità dell’individuo dal contesto esistenziale si ha nel caso, non poco frequente ai nostri giorni, di gravi incidenti mortali, purtroppo con la perdita di giovani vite.
I genitori, che hanno messo al mondo queste creature sono disperate e porteranno impresse nei loro cuori questo dolore per tutta la loro vita; gli amici, che si chiedono il perché di tale destino, spesso affermano nei manifesti “vivrai per sempre nei nostri cuore”, e la ragazza, che aveva riposto in lui l’amore, vede venir meno tutte le speranze del felice futuro che andava con lui progettando.
Questi gravi e tristi casi manifestano con chiarezza che se è certamente responsabile della propria esistenza il singolo, è pur vero che un individuo non si fa da sé, è un progetto che s’interseca con tanti altri progetti.
L'uomo è diverso dagli altri esseri viventi perchè dotato di ragione. Altra facoltà peculiare dell'uomo è l'immaginazione, con questa l'uomo progetta e opera.
domenica 20 maggio 2007
martedì 15 maggio 2007
Essenza ed Esistenza
L’uomo, sin dall’antichità ha voluto conoscere la verità, tuttavia attribuendo a questa parola il significato di una conoscenza che vale per sempre e per tutti, si è imbattuto in una grave difficoltà, già individuata da Eraclito, ovvero non è possibile descrivere un volta per sempre un essere vivo, attivo.
Parmenide a sua volta affermava che solo l’Essere si può pensare e dire ed attribuiva a tale essere gli attributi di unicità e staticità. Da Platone tanti filosofi hanno ritenuto di cogliere la verità nel mondo delle idee, delle sostanze, delle essenze ritenendo di poter andare oltre i dati soggettivi dell’esperienza e rifugiarsi nel mondo impervio di una conoscenza puramente intellettuale.
Quando i filosofi si sono resi conto dei limiti della conoscenza umana e dell’impossibilità di poter dominare tutto il reale hanno rivolto l’attenzione all’esistente e questo è apparso in tutta la sua complessità e indefinibilità.
È stato detto che l’esistenza ha come categorie fondamentali la possibilità e la scelta, quindi il rischio e la responsabilità individuale.
Le problematiche a riguardo sono tante, mi riservo di ritornarvi, ma le categorie esistenziali sono ormai radicate nella società, tanto da diventare oggetto di riflessioni comuni.
Parmenide a sua volta affermava che solo l’Essere si può pensare e dire ed attribuiva a tale essere gli attributi di unicità e staticità. Da Platone tanti filosofi hanno ritenuto di cogliere la verità nel mondo delle idee, delle sostanze, delle essenze ritenendo di poter andare oltre i dati soggettivi dell’esperienza e rifugiarsi nel mondo impervio di una conoscenza puramente intellettuale.
Quando i filosofi si sono resi conto dei limiti della conoscenza umana e dell’impossibilità di poter dominare tutto il reale hanno rivolto l’attenzione all’esistente e questo è apparso in tutta la sua complessità e indefinibilità.
È stato detto che l’esistenza ha come categorie fondamentali la possibilità e la scelta, quindi il rischio e la responsabilità individuale.
Le problematiche a riguardo sono tante, mi riservo di ritornarvi, ma le categorie esistenziali sono ormai radicate nella società, tanto da diventare oggetto di riflessioni comuni.
sabato 28 aprile 2007
La dieta
Non sono un dietologo, ma voglio esprimere una mia semplice opinione frutto di proprie esperienze, di letture e di vita. I dietologi, come i medici e tanti studiosi, dopo varie ricerche definiscono i principi della nostra alimentazione, quindi in relazione a tali principi stabiliscono le varie diete. (Certamente sto affermando delle ovvietà di cui tutti sono convinti soprattutto chi con professionalità esercita tale attività).
Gli studi scientifici si basano su tante osservazioni, su dati statistici, sull’analisi dei dati raccolti. Le conclusioni a cui pervengono sono la sintesi di tali esperienze, che offrono delle indicazioni generali valide, ed è opportuno tenerle presenti quando si stabilisce una dieta. Ma quando si definisce la dieta per un individuo, bisogna operare con la massima cautela, perché bisogna seguire un processo inverso a quello seguito negli studi, ovvero nell’applicazione dei principi generali bisogna considerare le condizioni particolari dell’individuo: il suo metabolismo, il suo comportamento e direi anche le condizioni climatiche dell’ambiente in cui lo stesso vive.
Ecco perché nell’adottare una dieta bisogna prestare la massima attenzione e come gli specialisti raccomandano, quando si fa una dieta impegnativa, è opportuno consultare il medico o il dietologo, i quali dopo una seria conoscenza dell’individuo definiranno la dieta opportuna e seguiranno le sue varie fasi.
Gli studi scientifici si basano su tante osservazioni, su dati statistici, sull’analisi dei dati raccolti. Le conclusioni a cui pervengono sono la sintesi di tali esperienze, che offrono delle indicazioni generali valide, ed è opportuno tenerle presenti quando si stabilisce una dieta. Ma quando si definisce la dieta per un individuo, bisogna operare con la massima cautela, perché bisogna seguire un processo inverso a quello seguito negli studi, ovvero nell’applicazione dei principi generali bisogna considerare le condizioni particolari dell’individuo: il suo metabolismo, il suo comportamento e direi anche le condizioni climatiche dell’ambiente in cui lo stesso vive.
Ecco perché nell’adottare una dieta bisogna prestare la massima attenzione e come gli specialisti raccomandano, quando si fa una dieta impegnativa, è opportuno consultare il medico o il dietologo, i quali dopo una seria conoscenza dell’individuo definiranno la dieta opportuna e seguiranno le sue varie fasi.
venerdì 6 aprile 2007
La dignità dell’uomo
L’uomo si è sempre considerato un essere privilegiato nei confronti degli altri esseri, anche se le sue peculiarità sono state interpretate in vario modo nel corso della storia.
Nell’antichità l’uomo era un essere animato tra tanti esseri animati, e la sua anima poteva incarnarsi anche in altri esseri viventi (nella trasmigrazione delle anime), tuttavia nell’uomo l’anima appariva con la sua intelligenza.
Aristotele distingue gli esseri viventi in esseri vegetali, sensitivi, razionali attribuendo a ciascuno un’anima che governa il proprio stato; all’uomo attribuisce la capacità intellettiva, ovvero la capacità di cogliere le idee.
Anche gli altri filosofi greci, pur se con differenti accezione, considerano l’uomo capace di conoscenza, di libertà e di felicità.
Nelle religioni monoteistiche l’uomo ha una particolarità, che lo distingue dagli altri esseri, è simile a Dio, è l’essere prediletto di Dio, perchè Dio gli
ha comunicato direttamente la vita dandogli l’anima, il soffio divino. Tuttavia le religioni, pur riconoscendo all’uomo la libertà, ritengono che Dio si preoccupi di lui e lo guidi alla salvezza.
Durante l’Umanesimo, all’uomo, pur sempre creatura di Dio, viene riconosciuta la libertà di prendere autonomamente decisioni per la sua vita, e di essere attore nella storia. L’uomo è al centro nella scala degli esseri.
Nel ‘600 e ‘700 l’uomo è soprattutto ragione che illumina e domina ogni cosa, ma intanto il suo corpo è diventato un oggetto di scienza così come tutti gli altri esseri viventi. Vivo è in questo periodo il dibattito tra i razionalisti empiristi e i razionalisti innatisti, cioè tra coloro che sottolineano la superiorità dell’uomo in quanto essere spirituale e libero e coloro che riducono l’uomo ad una meravigliosa macchina, regolata da leggi fisiche; questione ancora aperta.
Da sempre si è posto con forza il problema della difesa dell’individualità o dell’appartenenza ad un’entità superiore: l’uomo ha valore in sé in quanto individuo o acquista un senso in quanto partecipe della vita di Dio o dell’umanità o di una società?
Le risposte differiscono secondo la sensibilità insita in ciascuno. Ma da ottimista, che sono, ritengo che l’uomo abbia una propria dignità, che va rispettata e difesa.
Argomenti correlati:
Individuo o persona
Un Coktail Meraviglioso
Il difficile equilibrio
Nell’antichità l’uomo era un essere animato tra tanti esseri animati, e la sua anima poteva incarnarsi anche in altri esseri viventi (nella trasmigrazione delle anime), tuttavia nell’uomo l’anima appariva con la sua intelligenza.
Aristotele distingue gli esseri viventi in esseri vegetali, sensitivi, razionali attribuendo a ciascuno un’anima che governa il proprio stato; all’uomo attribuisce la capacità intellettiva, ovvero la capacità di cogliere le idee.
Anche gli altri filosofi greci, pur se con differenti accezione, considerano l’uomo capace di conoscenza, di libertà e di felicità.
Nelle religioni monoteistiche l’uomo ha una particolarità, che lo distingue dagli altri esseri, è simile a Dio, è l’essere prediletto di Dio, perchè Dio gli
ha comunicato direttamente la vita dandogli l’anima, il soffio divino. Tuttavia le religioni, pur riconoscendo all’uomo la libertà, ritengono che Dio si preoccupi di lui e lo guidi alla salvezza.Durante l’Umanesimo, all’uomo, pur sempre creatura di Dio, viene riconosciuta la libertà di prendere autonomamente decisioni per la sua vita, e di essere attore nella storia. L’uomo è al centro nella scala degli esseri.
Nel ‘600 e ‘700 l’uomo è soprattutto ragione che illumina e domina ogni cosa, ma intanto il suo corpo è diventato un oggetto di scienza così come tutti gli altri esseri viventi. Vivo è in questo periodo il dibattito tra i razionalisti empiristi e i razionalisti innatisti, cioè tra coloro che sottolineano la superiorità dell’uomo in quanto essere spirituale e libero e coloro che riducono l’uomo ad una meravigliosa macchina, regolata da leggi fisiche; questione ancora aperta.
Da sempre si è posto con forza il problema della difesa dell’individualità o dell’appartenenza ad un’entità superiore: l’uomo ha valore in sé in quanto individuo o acquista un senso in quanto partecipe della vita di Dio o dell’umanità o di una società?
Le risposte differiscono secondo la sensibilità insita in ciascuno. Ma da ottimista, che sono, ritengo che l’uomo abbia una propria dignità, che va rispettata e difesa.
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mercoledì 14 marzo 2007
La rondine
Rondinella dove vai?
Oltre i monti, oltre il mare!
Rondinella tornerai?
Chi si parte vuol tornare!
Tornerò in primavera…
Sono alcuni versi di una poesia imparata nei primi anni della scuola elementare, di cui non ricordo né il titolo né l’autore.
Un mio amichetto in quei giorni andò via dal paese. Lo vidi con suo padre
mentre partiva su uno dei camion che, carichi dei pochi mobili e delle varie masserizie, attendevano vicino al municipio per il saluto del sindaco, e andare poi nel nord Italia.
Milano, Milano che bella città!
Si mangia, si beve, l'amore si fa!
Era una piccola canzoncina che la mamma, faceva cantare al bambino, che aveva seduto sulle sue ginocchia e che spesso i ragazzini canticchiavano in cortile o nelle strade.
Emigrare era la soluzione più frequente alla disoccupazione e alla povertà, che imperversavano nell’Italia meridionale negli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale. Molti andavano lontano, nelle Americhe, altri nei paesi europei, tanti nel nord Italia, soprattutto a Milano e a Torino.
Prima, di solito, andava un figlio maggiorenne o il padre, appena questi trovava il lavoro e una precaria sistemazione, ritornava a prendere il resto della famiglia. Avevano intravisto una speranza di vita, e molti con sacrifici riuscirono a conseguire una dignitosa vita economica e sociale; ma con quanto dolore e pianto hanno interrotto i loro affetti e le loro radici dal loro paese.
Alcuni non ce l’hanno fatto e sono rientrati dopo alcuni anni. Molti hanno mantenuto i legami ritornando ai loro cari almeno durante le ferie estive, raccontando del benessere del paese dove erano immigrati, molto spesso non erano creduti o erano presi in giro per le inflessioni linguistiche che avevano assunto [Vengo da Milano sin chi (cadenza milanese) per mettere il piede nella quinquana (neologismo, traduzione italiana del termine dialettale ruvese per dire pozzanghera)] o per il nuovo atteggiamento acquisito. Altre volte riuscivano a convincere a partire altri operai ancora indecisi.
Argomenti correlati:
“La lepre dove nasce, pasce”
Ruvesi ad Origgio
La grandine
E toccò anche a Mario
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Un mio amichetto in quei giorni andò via dal paese. Lo vidi con suo padre
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Si mangia, si beve, l'amore si fa!
Era una piccola canzoncina che la mamma, faceva cantare al bambino, che aveva seduto sulle sue ginocchia e che spesso i ragazzini canticchiavano in cortile o nelle strade.
Emigrare era la soluzione più frequente alla disoccupazione e alla povertà, che imperversavano nell’Italia meridionale negli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale. Molti andavano lontano, nelle Americhe, altri nei paesi europei, tanti nel nord Italia, soprattutto a Milano e a Torino.
Prima, di solito, andava un figlio maggiorenne o il padre, appena questi trovava il lavoro e una precaria sistemazione, ritornava a prendere il resto della famiglia. Avevano intravisto una speranza di vita, e molti con sacrifici riuscirono a conseguire una dignitosa vita economica e sociale; ma con quanto dolore e pianto hanno interrotto i loro affetti e le loro radici dal loro paese.
Alcuni non ce l’hanno fatto e sono rientrati dopo alcuni anni. Molti hanno mantenuto i legami ritornando ai loro cari almeno durante le ferie estive, raccontando del benessere del paese dove erano immigrati, molto spesso non erano creduti o erano presi in giro per le inflessioni linguistiche che avevano assunto [Vengo da Milano sin chi (cadenza milanese) per mettere il piede nella quinquana (neologismo, traduzione italiana del termine dialettale ruvese per dire pozzanghera)] o per il nuovo atteggiamento acquisito. Altre volte riuscivano a convincere a partire altri operai ancora indecisi.
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