In pieno Umanesimo, mentre si esaltava la centralità dell’uomo, che per la conoscenza era l’unico essere vivente capace di scegliere il proprio destino, ovvero di scendere verso gli esseri ‘umili’ o di dirigersi verso Dio, (homo faber fortunae suae diceva Pico), Erasmo da Rotterdam scriveva l’Elogio della follia.
Un piccolo saggio in cui, in modo ironico, evidenziava come gli uomini vivono molti momenti della vita in modo impulsivo, lasciandosi dominare dalla follia, invece che dalla ragione.
È appena trascorso il 2007. Quanti momenti di follia si sono susseguiti! Quante opere generose hanno arrecato del bene all’umanità, come tanti slanci di amore e di solidarietà che hanno sostenuto tanti sfortunati, vittime di calamità naturali o da guerre. Ma tanti momenti di follia hanno causato morte e disordini sociali e personali: gelosie famigliari, follie di gruppo. Ancora la bramosia di dominio sconvolge tante popolazioni.
Siamo ormai nel 2008, nell’età postindustriale, dell’informatica, della globalizzazione, ma gli uomini non riescono a dominare gli eventi e le passioni con una saggia razionalità.
Forse vedeva giusto Cartesio quando affermava che gli uomini cadono nel male perché la volontà, l’istinto, sono più veloce della ragione, questa infatti spesso arriva troppo tardi a eventi conclusi, suscitando pentimento per i guai commessi o contentezza per il bene fatto.
Eppure gli uomini si vantano per i grandi progressi della loro conoscenza, né si può negare la forte incidenza che questa ha sulla vita dell’umanità.
L'uomo è diverso dagli altri esseri viventi perchè dotato di ragione. Altra facoltà peculiare dell'uomo è l'immaginazione, con questa l'uomo progetta e opera.
domenica 20 gennaio 2008
martedì 8 gennaio 2008
La scienza politica
Quale sia stato lo stile di vita dei primi uomini lo possiamo solo immaginare.
I filosofi dell’antica Grecia hanno ritenuto la scienza politica una necessità dell’uomo e una facoltà insita in esso. Nel Protagora di Platone Zeus, che si era preoccupato di aiutare il genere umano, dà ordine a Ermes di distribuire a tutti la scienza politica (pudore e giustizia). Aristotele chiama l’uomo animale politico perché, insieme, gli uomini possono rispondere alle necessità della vita.
Durante l’Umanesimo e il Rinascimento mentre viene esaltata la dignità e la libertà dell’uomo, si pone la riflessione sull’origine delle leggi e sul ruolo dei sovrani; si afferma, tra l’altro, il giusnaturalismo.
Nel 600-700 alcuni filosofi hanno immaginato lo stato primitivo dell’uomo e ciascuno, secondo la propria prospettiva, ha immaginato l’uomo come lupo per l’altro uomo, oppure come buon selvaggio, prospettando una propria teoria politica.
Dalla storia dei popoli, che circondano il Mediterraneo, emergono varie forme di istituzioni politiche, che vanno dalla monarchia alla democrazia.
Nel 700 e nell’800, si affermano le istituzioni parlamentari. Intanto vanno maturando i progetti politici del socialismo e della democrazia.
Nel secolo scorso alcune dittature hanno interrotto il corso della democrazia, che tuttavia è riuscita a riemergere dopo gravissime prove.
Ancora oggi si pongono domande sul ruolo della politica e sulla ricerca di strumenti idonei per la partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato.
La scienza politica non offre una risposta univoca perché deve trovare una sintesi delle esigenze che provengono dal groviglio esistenziale: esigenza di soddisfare bisogni primari, esigenza di maggiore benessere, conflitti di egoismi personali e di classe, voglia di dominio e di potere e timore di perdere vantaggi acquisiti…
Tutte le tensioni esistenziali vengono sostenute da ideologie o da apparente pensiero critico; anche i teorici che si dicono neutrali vengono travolti nella mischia, direttamente o indirettamente.
La scienza politica non può rimanere nell’ambito puramente teorico, (i politologi offrono degli ottimi contributi di analisi politica e spesso propongono delle soluzioni anche ottimali), ma la politica deve essere viva, ovvero deve coinvolgere tutti i cittadini; perché se manca il senso civico, questi cercheranno di soddisfare individualmente i propri bisogni, e vivranno passivamente se non in contrapposizione ogni decisione delle Istituzioni.
I nemici della politica sono coloro che infondono sfiducia, che parlano di disinteresse dei cittadini, che riducono gli spazi di partecipazione, che controllano i mezzi di comunicazione.
Tuttavia i nemici più temibili vengono dalla miseria e dal disimpegno: tanti cittadini non hanno il tempo per soddisfare i propri bisogni primari e non hanno il tempo per la partecipazione politica; tanti altri, pur avendo l’opportunità di informarsi e di partecipare, si disinteressano, preferendo l’evasione e lo svago all’impegno.
I filosofi dell’antica Grecia hanno ritenuto la scienza politica una necessità dell’uomo e una facoltà insita in esso. Nel Protagora di Platone Zeus, che si era preoccupato di aiutare il genere umano, dà ordine a Ermes di distribuire a tutti la scienza politica (pudore e giustizia). Aristotele chiama l’uomo animale politico perché, insieme, gli uomini possono rispondere alle necessità della vita.
Durante l’Umanesimo e il Rinascimento mentre viene esaltata la dignità e la libertà dell’uomo, si pone la riflessione sull’origine delle leggi e sul ruolo dei sovrani; si afferma, tra l’altro, il giusnaturalismo.
Nel 600-700 alcuni filosofi hanno immaginato lo stato primitivo dell’uomo e ciascuno, secondo la propria prospettiva, ha immaginato l’uomo come lupo per l’altro uomo, oppure come buon selvaggio, prospettando una propria teoria politica.
Dalla storia dei popoli, che circondano il Mediterraneo, emergono varie forme di istituzioni politiche, che vanno dalla monarchia alla democrazia.
Nel 700 e nell’800, si affermano le istituzioni parlamentari. Intanto vanno maturando i progetti politici del socialismo e della democrazia.
Nel secolo scorso alcune dittature hanno interrotto il corso della democrazia, che tuttavia è riuscita a riemergere dopo gravissime prove.
Ancora oggi si pongono domande sul ruolo della politica e sulla ricerca di strumenti idonei per la partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato.
La scienza politica non offre una risposta univoca perché deve trovare una sintesi delle esigenze che provengono dal groviglio esistenziale: esigenza di soddisfare bisogni primari, esigenza di maggiore benessere, conflitti di egoismi personali e di classe, voglia di dominio e di potere e timore di perdere vantaggi acquisiti…
Tutte le tensioni esistenziali vengono sostenute da ideologie o da apparente pensiero critico; anche i teorici che si dicono neutrali vengono travolti nella mischia, direttamente o indirettamente.
La scienza politica non può rimanere nell’ambito puramente teorico, (i politologi offrono degli ottimi contributi di analisi politica e spesso propongono delle soluzioni anche ottimali), ma la politica deve essere viva, ovvero deve coinvolgere tutti i cittadini; perché se manca il senso civico, questi cercheranno di soddisfare individualmente i propri bisogni, e vivranno passivamente se non in contrapposizione ogni decisione delle Istituzioni.
I nemici della politica sono coloro che infondono sfiducia, che parlano di disinteresse dei cittadini, che riducono gli spazi di partecipazione, che controllano i mezzi di comunicazione.
Tuttavia i nemici più temibili vengono dalla miseria e dal disimpegno: tanti cittadini non hanno il tempo per soddisfare i propri bisogni primari e non hanno il tempo per la partecipazione politica; tanti altri, pur avendo l’opportunità di informarsi e di partecipare, si disinteressano, preferendo l’evasione e lo svago all’impegno.
domenica 30 dicembre 2007
La conoscenza tecnico-scientifica
Gli uomini nel lungo percorso della storia hanno cercato di soddisfare le loro necessità applicando le conoscenze che andavano accumulando e le abilità che perfezionavano con l’esercizio. Hanno imparato a difendersi dagli altri animali, a ripararsi nel caso di eventi atmosferici sfavorevoli, a migliorare le proprie condizioni di vita. In tal modo lentamente, lungo il percorso della storia, hanno arricchito l’umanità di conoscenze tecniche e di invenzioni che non solo hanno permesso la loro sopravvivenza, ma li hanno trasformati.
Tra il 1500 e il 1600, coordinando il sapere accumulato dalle precedenti generazioni e spinti da nuove esigenze che la società dell’epoca imponeva, l’evoluzione tecnica ebbe un’accelerazione. Si ritenne che la conoscenza dovesse servire al benessere dell’esistenza umana, perciò la conoscenza tecnica che fino ad allora era considerata un’attività servile, incomincia ad assumere una grande dignità tanto da opporsi alla filosofia del tempo.
Galilei, Bacone incominciano a sostenere l’autonomia e i caratteri della scienza e ne fissano il metodo. Da questo momento la scienza e la tecnica si sviluppano con un ritmo sempre più sostenuto, penetrando in ogni settore della vita, apportando costanti e notevoli contributi alla conoscenza umana e offrendo all’umanità mezzi sempre più potenti per migliorare le proprie condizioni di vita, anche se spesso questi strumenti sono stati anche causa di distruzione e di morte.
Lo sviluppo non è apparso sempre positivo, perché i tecnici e spesso anche gli scienziati, preoccupati a difendere i particolari ambiti del loro sapere, non si sono resi conto dei danni e degli squilibri naturali che andavano a creare, soprattutto quando erano spinti dagli interessi economici che le loro scoperte suscitavano. Dopo lungo tempo, quando si rendevano conto che le loro attività, invece che indurre dei vantaggi all’umanità, erano causa di morte, applicando le loro ricerche sono riesciti in parte a riparare i guasti prodotti, forse spingendo un passo avanti il progresso generale.
Oggi, la scienza e la tecnica controllano mezzi potentissimi, che applicano oltre che alla produzione di beni quotidiani, anche all’esplorazione dell’universo, e alla manipolazione del DNA, e degli embrioni umani.
Destano meraviglia il percorso e le potenzialità della scienza e della tecnica, e suscitano un senso di orgoglio per le capacità del genere umano, ma pongono, con grande preoccupazione, alcune domande; gli scienziati si accorgeranno in tempo utile dei potenziali errori e saranno capaci di non rompere l’armonia della vita? Questi meravigliosi successi della scienza, impongono all’umanità un’ulteriore grande responsabilità di decisione sulla vita e sulla morte.
Tra il 1500 e il 1600, coordinando il sapere accumulato dalle precedenti generazioni e spinti da nuove esigenze che la società dell’epoca imponeva, l’evoluzione tecnica ebbe un’accelerazione. Si ritenne che la conoscenza dovesse servire al benessere dell’esistenza umana, perciò la conoscenza tecnica che fino ad allora era considerata un’attività servile, incomincia ad assumere una grande dignità tanto da opporsi alla filosofia del tempo.
Galilei, Bacone incominciano a sostenere l’autonomia e i caratteri della scienza e ne fissano il metodo. Da questo momento la scienza e la tecnica si sviluppano con un ritmo sempre più sostenuto, penetrando in ogni settore della vita, apportando costanti e notevoli contributi alla conoscenza umana e offrendo all’umanità mezzi sempre più potenti per migliorare le proprie condizioni di vita, anche se spesso questi strumenti sono stati anche causa di distruzione e di morte.
Lo sviluppo non è apparso sempre positivo, perché i tecnici e spesso anche gli scienziati, preoccupati a difendere i particolari ambiti del loro sapere, non si sono resi conto dei danni e degli squilibri naturali che andavano a creare, soprattutto quando erano spinti dagli interessi economici che le loro scoperte suscitavano. Dopo lungo tempo, quando si rendevano conto che le loro attività, invece che indurre dei vantaggi all’umanità, erano causa di morte, applicando le loro ricerche sono riesciti in parte a riparare i guasti prodotti, forse spingendo un passo avanti il progresso generale.
Oggi, la scienza e la tecnica controllano mezzi potentissimi, che applicano oltre che alla produzione di beni quotidiani, anche all’esplorazione dell’universo, e alla manipolazione del DNA, e degli embrioni umani.
Destano meraviglia il percorso e le potenzialità della scienza e della tecnica, e suscitano un senso di orgoglio per le capacità del genere umano, ma pongono, con grande preoccupazione, alcune domande; gli scienziati si accorgeranno in tempo utile dei potenziali errori e saranno capaci di non rompere l’armonia della vita? Questi meravigliosi successi della scienza, impongono all’umanità un’ulteriore grande responsabilità di decisione sulla vita e sulla morte.
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martedì 4 dicembre 2007
Ogni volta
Ogni volta che Mario entra nel suo paese, Ruvo di Puglia, da via S. Barbara il suo sguardo corre verso il secondo balcone della prima costruzione in pietra che si incontra sulla sinistra. E la mente corre a richiamare immagini sbiadite dal tempo ma radicate
come i primi fili del groviglio della memoria.
C’è sempre sul quel balcone un bambino con i pantaloncini, sorretto da due esili e traballanti gambine, legato con le manine ai ferri della ringhiera che guarda i passanti e cerca di familiarizzare con le immagini amiche.
Cinguettano gli uccelli, abbaia il cane, miagola il gattino, ecco la capretta, passa l’asinello che fatica sotto la soma. Quanti carri trainati da cavalli o da muli passano sotto il balcone, è una via di grande traffico nelle ore del rientro dei contadini dalle campagne.
Papà, papà! Mamma, sta arrivando papà! Il bambino ha visto da lontano il carro che riporta a casa il papà che torna dalla campagna. Ma il papà ritarda a rientrare e il bambino freme.
Il papà ha dirottato la mula che traina il carro verso il “pilone”, la fontana abbeveratoio non lontano da casa, per farla dissetare e anche per fare provvista di acqua per la casa, all’epoca solo le case di alcuni signori potevano disporre di fontane, tutti gli altri dovevano attingerla dai pozzi o dovevano trasportarla, riempiendo le “quartare”(delle giare di terracotta) o i secchi di legno o di stagno dalle fontane pubbliche. Finalmente il papà rientra e il bambino gli corre tra le braccia, il papà è stanco ma i suoi occhi brillano e sorridendo solleva il bambino come un piuma con le sue mani incallite e ruvide per il duro lavoro.
C’è sempre sul quel balcone un bambino con i pantaloncini, sorretto da due esili e traballanti gambine, legato con le manine ai ferri della ringhiera che guarda i passanti e cerca di familiarizzare con le immagini amiche.
Cinguettano gli uccelli, abbaia il cane, miagola il gattino, ecco la capretta, passa l’asinello che fatica sotto la soma. Quanti carri trainati da cavalli o da muli passano sotto il balcone, è una via di grande traffico nelle ore del rientro dei contadini dalle campagne.
Papà, papà! Mamma, sta arrivando papà! Il bambino ha visto da lontano il carro che riporta a casa il papà che torna dalla campagna. Ma il papà ritarda a rientrare e il bambino freme.
Il papà ha dirottato la mula che traina il carro verso il “pilone”, la fontana abbeveratoio non lontano da casa, per farla dissetare e anche per fare provvista di acqua per la casa, all’epoca solo le case di alcuni signori potevano disporre di fontane, tutti gli altri dovevano attingerla dai pozzi o dovevano trasportarla, riempiendo le “quartare”(delle giare di terracotta) o i secchi di legno o di stagno dalle fontane pubbliche. Finalmente il papà rientra e il bambino gli corre tra le braccia, il papà è stanco ma i suoi occhi brillano e sorridendo solleva il bambino come un piuma con le sue mani incallite e ruvide per il duro lavoro.
lunedì 19 novembre 2007
La conoscenza: uno strumento per la sopravvivenza
Se nella “Genesi” la conoscenza è data sì da Dio, ma è l’uomo che sin dall’inizio si assume la responsabilità delle sue conseguenze, infatti mangia dell’albero della “conoscenza del Bene e del Male” contravvenendo all’ordine di Dio, nel mondo antico della Grecia la conoscenza è un dono, non del tutto spontaneo, degli dei.
Platone nel dialogo “Protagora” narra l’origine dell’uomo. Gli uomini, come tutti gli altri animali, vengono plasmati con la terra e con il fuoco dagli dei, quindi viene affidato a Epimeteo e a Prometeo la distribuzione delle facoltà naturali in modo che ciascuno possa sostenersi e difendersi, ma lo sbadato Epimete
o dette tutte le facoltà agli animali, lasciando nudo l’uomo. “Prometeo allora, trovandosi appunto in grande imbarazzo per la salvezza dell'uomo, ruba a Efesto e ad Atena il sapere tecnico, insieme con il fuoco e ne fece dono all'uomo. L'uomo, dunque, ebbe in tal modo la scienza della vita” (Platone, Protagora).
L’uomo, avendo acquisito il sapere tecnico, proprio delle divinità greche, per poter provvedere alle sue esigenze di vita, si distacca ulteriormente dagli altri animali e si avvicina alla natura divina. In qualche modo l’uomo è diventato responsabile di sé stesso, in quanto deve provvedere, diversamente dagli altri esseri viventi, a procurarsi i mezzi per sostenersi e per difendersi dalle intemperie e dalla minaccia degli altri animali.
Ma la conoscenza non può ridursi solo al sapere tecnico, essa serve soprattutto per la vita ‘politica’, infatti ogni uomo, non potendo svolgere tutte le mansioni sociali, ha bisogno della solidarietà degli altri. Per raggiungere tale finalità l’uomo deve superare il proprio egoismo (il proprio isolamento) e stabilire le norme di una convivenza pacifica e solidale.
È detto ancora nel ‘Protagora’ che gli uomini, vivendo sparsi e non riuscendo a vivere in società, erano ancora deboli nei confronti degli animali feroci. “Allora Zeus, temendo per la nostra specie, minacciata di andar tutta distrutta, inviò Ermes perché portasse agli uomini il pudore e la giustizia affinché servissero da ordinamento della città e da vincoli costituenti unità di amicizia” (Platone, Protagora).
La conoscenza sia nel testo biblico che nel pensiero greco qualifica l’uomo, lo distingue dagli altri esseri viventi e lo avvicina alla divinità, tuttavia sembra in ambedue i contesti che la conoscenza sia un qualcosa in più offerto all’uomo, aggiunta al suo stato primitivo e serve appunto a sostenere, a moderare, e a difendere in qualche modo la prima funzione immediata e istintiva a lui attribuita.
La conoscenza razionale, come già detto, permette all’uomo di scoprire nuovi strumenti per sostenere e migliorare le condizioni umane sia nel sapere tecnico-scientifico sia nelle relazioni socio-politiche, ma questo sapere non riesce sempre a controllare gli istinti, pertanto spesso emergono dei comportamenti impulsivi, a volte violenti; né riesce a cogliere in una visione globale i vari aspetti della vita, di conseguenza, pur migliorando in molti aspetti la vita umana, spesso deforma il naturale evolvere degli esseri e degli eventi.
Platone nel dialogo “Protagora” narra l’origine dell’uomo. Gli uomini, come tutti gli altri animali, vengono plasmati con la terra e con il fuoco dagli dei, quindi viene affidato a Epimeteo e a Prometeo la distribuzione delle facoltà naturali in modo che ciascuno possa sostenersi e difendersi, ma lo sbadato Epimete
o dette tutte le facoltà agli animali, lasciando nudo l’uomo. “Prometeo allora, trovandosi appunto in grande imbarazzo per la salvezza dell'uomo, ruba a Efesto e ad Atena il sapere tecnico, insieme con il fuoco e ne fece dono all'uomo. L'uomo, dunque, ebbe in tal modo la scienza della vita” (Platone, Protagora).L’uomo, avendo acquisito il sapere tecnico, proprio delle divinità greche, per poter provvedere alle sue esigenze di vita, si distacca ulteriormente dagli altri animali e si avvicina alla natura divina. In qualche modo l’uomo è diventato responsabile di sé stesso, in quanto deve provvedere, diversamente dagli altri esseri viventi, a procurarsi i mezzi per sostenersi e per difendersi dalle intemperie e dalla minaccia degli altri animali.
Ma la conoscenza non può ridursi solo al sapere tecnico, essa serve soprattutto per la vita ‘politica’, infatti ogni uomo, non potendo svolgere tutte le mansioni sociali, ha bisogno della solidarietà degli altri. Per raggiungere tale finalità l’uomo deve superare il proprio egoismo (il proprio isolamento) e stabilire le norme di una convivenza pacifica e solidale.
È detto ancora nel ‘Protagora’ che gli uomini, vivendo sparsi e non riuscendo a vivere in società, erano ancora deboli nei confronti degli animali feroci. “Allora Zeus, temendo per la nostra specie, minacciata di andar tutta distrutta, inviò Ermes perché portasse agli uomini il pudore e la giustizia affinché servissero da ordinamento della città e da vincoli costituenti unità di amicizia” (Platone, Protagora).
La conoscenza sia nel testo biblico che nel pensiero greco qualifica l’uomo, lo distingue dagli altri esseri viventi e lo avvicina alla divinità, tuttavia sembra in ambedue i contesti che la conoscenza sia un qualcosa in più offerto all’uomo, aggiunta al suo stato primitivo e serve appunto a sostenere, a moderare, e a difendere in qualche modo la prima funzione immediata e istintiva a lui attribuita.
La conoscenza razionale, come già detto, permette all’uomo di scoprire nuovi strumenti per sostenere e migliorare le condizioni umane sia nel sapere tecnico-scientifico sia nelle relazioni socio-politiche, ma questo sapere non riesce sempre a controllare gli istinti, pertanto spesso emergono dei comportamenti impulsivi, a volte violenti; né riesce a cogliere in una visione globale i vari aspetti della vita, di conseguenza, pur migliorando in molti aspetti la vita umana, spesso deforma il naturale evolvere degli esseri e degli eventi.
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