domenica 27 giugno 2021

Conoscenza del bene e del male

Molte volte quando si parla ai bambini si semplificano i concetti, spesso banalizzando il profondo significato. Ciò è avvenuto spesso per spiegare il peccato originale, identificando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male con la mela. 

Leggiamo il testo biblico:
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. (Genesi 2,9)


Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti». (Genesi 2, 16-17) 

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.(Genesi 3, 1-7)

Si ricorda sempre l’albero della conoscenza del bene e del male e si dimentica l’albero della vita. Ebbene la capacità di conoscere il bene e il male e la vita eterna-infinita sono gli attributi che le religioni nelle varie culture hanno attribuito a Dio. Quando Eva e Adamo, sotto il consiglio del serpente, hanno mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, hanno preteso di diventare simile a Dio, come nel testo Dio stesso riconosce: Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Genesi 3, 22 

Da questo evento derivano tante conseguenze, ne ricordo alcune: 
A) L’uomo disobbedendo a Dio opera un profondo distacco da Lui; questa disobbedienza le religioni la ritengono il peccato originale. 
B) Inoltre con la conoscenza del bene e del male, anche se in modo approssimato, l’uomo si fa giudice dell’opera di Dio ovvero si ritiene altro dalla natura. 
C) Distaccandosi dalle altre creature l’uomo perde lo stato di innocenza naturale, e acquista la libertà umana di giudicare e scegliere in ogni istante il bene e il male e quindi si assume anche il peso delle responsabilità delle sue scelte. E ciò è evidente dalla condanna di Dio per la disobbedienza dell’uomo: Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». (Genesi 3, 19) 

Dio continuò a preoccuparsi ancora una volta dell’uomo: Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì. (Genesi 3, 21) ma non ritrattò la sua condanna, era arrivato il momento che l’uomo dovesse badare a se stesso. 
Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita. (Genesi 3, 23-24)
 
Tante dottrine teologiche e filosofiche si sono ispirate a questo brano biblico. Ritengo che si possa sintetizzare con un’immagine semplice e che è offerta dalla vita famigliare: quando un giovane ormai maturo incomincia a non condividere più l’operato dei genitori significa che è arrivata l’ora della separazione, il giovane deve assumersi le sue responsabilità e operare per la sua autonomia. Il padre lo lascerà andare, ma lo seguirà da lontano e al momento opportuno gli offrirà il soccorso necessario. 

Quando l’uomo nel suo percorso evolutivo raggiungerà la capacità di conoscere il bene e il male e quindi la libertà morale delle sue azioni, Dio gli lascerà percorrere la sua storia, ma non gli farà mancare l’aiuto necessario nelle difficoltà…

venerdì 18 giugno 2021

 


L’uomo si ritiene grande, importante nel proprio ambiente.

Se guarda da un’altura vede il proprio ambiente ampliarsi e la sua dimensione diminuire.

Se volge lo sguardo verso il cielo e sa che tante stelle distano milioni di anni luce si sente come una minuscola cellula o  un piccolissimo granello di sabbia.

Eppure l’uomo pretende di dominare il mondo e si arroga il diritto di controllarne la vita.

giovedì 25 marzo 2021

Fragilità umana

 

Alcuni principi per un comportamento moralmente corretto sono condivisibili da tanti:

 

“Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti”. (Matteo 7:12).

 

Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale (Kant,  Critica della Ragion Pratica)

 

Nella prassi purtroppo gli interessi individuali hanno il sopravvento e l’incoerenza manifesta la fragilità umana.

martedì 23 marzo 2021

Origine dell'Universo

 Sono tante le intuizioni e le teorie (variamente sostenute da dottrine filosofiche e scientifiche) circa l’origine dell’universo e della vita. Tra queste hanno richiamato la mia attenzione una intuizione antichissima, quella di Eraclito, e una alquanto moderna, quella di Bergson.

Eraclito afferma che le vie della mente sono imperscrutabili e il principio di ogni cosa è il λογος indefinibile e non rappresentabile, se proprio si volesse trovare un simbolo questo dovrebbe essere il fuoco vivo e mutevole.

Bergson ipotizza all’origine dell’universo uno slancio vitale(élan vital) da cui si sono articolate le varie espressioni dell’essere.

Queste due intuizioni dell’origine della vita offrono il sostegno all’originalità, alla creatività della natura, alla libertà e alla valorizzazione di ogni uomo.

domenica 5 luglio 2020

La conoscenza


Oggi mi sono riemerse nella mente queste parole di Kant che condivido con voi  " Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. " ( I. Kant, Critica della Ragion Pratica)

La verità è l’Essere (Infinito?) che opera negli esistenti o, se vi piace, sono gli Esistenti che si relazionano (in una relazione infinita?) tra loro…
Il problema dell’umanità consiste nella capacità di disvelare l’Essere o gli esistenti…

Gli uomini ci provano… ma attenzione a non essere arroganti nel dire che la propria verità esprima in modo esaustivo l’Essere o gli Esistenti, perché questi sono vivi e in continua evoluzione. 




Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco,  giunsero a porsi problemi sempre maggiori…. (Aristotele, Metafisica)
Per Aristotele la filosofia è l’unica scienza libera perché noi non la ricerchiamo per alcun vantaggio che sia estraneo ad essa.
Tuttavia è anche vero che le scienze pratiche sono il sapere che liberano l’uomo dai bisogni.
“… sopraggiunse Prometeo a controllare la distribuzione: vede che tutti gli altri esseri viventi armoniosamente posseggono di tutto, e che invece l’uomo è nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi….  Prometeo allora, trovandosi appunto in grande difficoltà, ruba a Efesto e ad Atena la scienza tecnica insieme con il fuoco _  … _ e così ne fece dono all’uomo. (Platone, Protagora)
Se è vero che l’uomo per sua natura cerca di superare lo stato di ignoranza, è altrettanto vero che la necessità aguzza la mente.

mercoledì 10 giugno 2020

I pozzi di Ruvo di Puglia


I cittadini di Ruvo di Puglia, come quelli di tante città della Puglia, fino a quando non è stato costruito l’acquedotto pugliese e recentemente non si è sviluppata la tecnologia per traforare il suolo per raggiungere le ricche falde d’acqua a notevole profondità, hanno dovuto industriarsi per recuperare l’acqua per la sopravvivenza.
Due erano le fonti dell’acqua allora disponibili:
1.  I pozzi di acqua sorgiva (piccoli pozzi artesiani che si alimentavano da falde superficiali) che tuttora si trovano diffusi nell’agro ruvese soprattutto nelle contrade dette “La pozza”, dove ci sono vari pozzi a distanza ravvicinata, e “L’arena”.




Percorrendo la provinciale Ruvo di Puglia-Altamura a circa un km dall’abitato di Ruvo si trova un pozzo artesiano detto “V’ordno’”, un       pozzo che ha offerto acqua a uomini e animali per secoli, come gli incavi segnati dalle funi sulla sua bocca testimoniano, e ancora oggi offre acqua per uso agricolo.




È un monumento plurisecolare, anche se non dichiarato, della storia di Ruvo di Puglia e come tale merita il rispetto da parte di tutti i cittadini. 







Invece con mio grave sgomento ho notato che ai suoi margini si sta ampliando una discarica a cielo aperto; è triste notare che tra i miei concittadini ci sia qualcuno di tanta ignoranza e inciviltà.
Spero che qualcuno aiuti questi sfortunati a prendere coscienza del comportamento incivile e auspico che le autorità preposte pongano riparo a questo scempio.


2.  Il recupero e la conservazione dell’acqua piovana. Non c’era casa, fino a metà ‘900, che non era dotata di grandi cisterne in muratura in cui era convogliata l’acqua che cadeva sui tetti.


Nell’agro coltivabile anche in quello adibito a pastorizia dove c’era una depressione e confluenza d’acqua venivano costruite delle grandi piscine (grandi cisterne in muratura per la raccolta dell’acqua piovana).
Voglio porre alla vostra attenzione le condizioni in cui versa una di queste piscine.


Mi riferisco alla piscina (detta anche lago) che si trova in contrada Strappete (Pezza le monache), forse è una delle più grandi che si trova nel territorio della città. Una volta meta di agricoltori che provvedevano per dissetarsi e per abbeverare i cavalli e meta dei pastori che portavano le loro greggi. La piscina costituita da quattro ampie campate, ha alla sommità tre bocche per attingere l’acqua. In prossimità di una di esse c’era uno scolo per l’acqua che si versava nell’abbeveratoio.


E’ un manufatto di rilevante importanza come è segnalato dalla lapide posta sul suo fronte.


Oggi si trova in uno stato di degrado vergognoso, per cui è difficile apprezzare la sua imponenza. Ciò è dovuto sia alla natura che si riprende ciò che gli uomini abbandonano, ormai la piscina è ricoperta da un rigoglioso prato. 




Sia al malvezzo degli uomini che ritengono che ogni spazio non controllato possa diventare una discarica.
Personalmente non posso intervenire, provate voi a rivalutare ciò che i nostri avi hanno realizzato con enormi sacrifici.







mercoledì 20 maggio 2020

La Vita



Spesso la vita scorre lieve come una piuma, 


ma ci sono dei momenti che è travolta come in una tormenta. 








Bisogna allenarsi nei momenti di quiete per rimanere saldi nei momenti turbolenti.

domenica 10 maggio 2020

E' possibile il dialogo?

Ogni persona con l’esperienza pratica o culturale consegue una certa consapevolezza del mondo che la circonda, a cui spesso si fissa in modo definitivo. Con certe persone risulta difficile parlare, quasi impossibile addivenire ad un convincimento. 
    Spiegazione autorevole di questa difficoltà di dialogo ci viene dall’antico mito della caverna di Platone. Uno schiavo costretto per lungo tempo a vedere le ombre si convince che quelle sono la realtà. Se riesce a liberarsi e a uscire dalla caverna, dopo una certa difficoltà vede la realtà alla luce del sole. Vuole comunicare questa sua esperienza agli altri schiavi ancora legati con le catene, ma questi non condividono quanto da lui raccontato e se non fossero incatenati lo picchierebbero. Spesso per comprendersi è necessaria la disponibilità a un cambiamento di mentalità, di punto di vista.


I pregiudizi sono tanti, Francesco Bacone ne elencava quattro possibili origini: “idola tribus”, i limiti della natura umana; “idola specus”, l’educazione o le abitudini …; “idola fori”, l’uso del linguaggio non sempre corretto; “idola theatri”, le tante dottrine false o errate.



Oggi potremmo aggiungere le tante diffuse fake news, che spesso vengono accolte e divulgate con superficialità.



Lo stesso Bacone sollecitava a liberarsi dei pregiudizi prima di intraprendere una ricerca serena e disciplinata.
Non è facile liberarsi dai pregiudizi tuttavia con la ricerca scientifica e una riflessione sincera e critica ci si può svincolare da questi o almeno ridurne l’efficacia.

Tuttavia le difficoltà esistenti nelle relazioni dialogiche tra gli uomini non deve farci considerare inutili le nostre discussioni, perché se è vero che ognuno vede la realtà dal suo punto di vista, è anche vero che nella propria intima riflessione si confronta con gli altri e può addivenire ad un ulteriore convincimento. Ognuno, se non è dominato da un’esplicita volontà di ingannare, contribuisce come può a conoscere la realtà.

domenica 26 aprile 2020

La parola


         “La parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentare la pietà.” (Gorgia, Encomio di Elena) Può anche ferire e distruggere.

   Gli esiti del fascino delle parole dipendono dall’animo buono o malvagio di chi parla e dalla forza o dalla debolezza critica di chi ascolta.

   Pertanto quando si parla o si ascolta bisogna prestare molta attenzione all'uso della parola.


   La parola (voce, segno) assume nel tempo e nelle comunità vari significati, alcuni simili tra loro altri analoghi e ciò può indurre durante una conversazione a fraintendimento e incomprensione. Sarebbe opportuno rispettare la regola degli scolastici medioevali i quali, per evitare discussioni inutili, prima di affrontare un ragionamento imponevano la precisazione del significato che in quella questione si attribuiva alle parole più rilevanti.

giovedì 8 dicembre 2016

Un ideale utopico


Mio padre mi ricordava spesso un detto in dialetto che in italiano vuol dire “Anche quando Dio fa piovere fa male e bene” per significare che ogni scelta che facciamo non può essere condivisa da tutti e aggiungeva cerca di agire nel modo più retto possibile e non preoccuparti dei giudizi negativi degli altri perché ci sarà sempre qualcuno che remerà contro.

In politica questo si verifica spesso, alcune volte per valide motivazioni ideologiche o per interessi di classi o ruoli sociali, altre volte per pregiudizi, per sentimenti di simpatia o antipatia. Di conseguenza più iniziative e scelte si fanno, più nemici si accumulano. Infatti chi ha trovato positive a suo vantaggio le scelte fatte le ritiene come diritti che giustamente gli spettano e non deve alcuna riconoscenza, chi invece ritiene di essere danneggiato per le stesse scelte alimenta rancore se non odio verso chi ha dovuto farle, per dare risposte a circostanze pesanti per tutti.

Il potere logora? Andreotti avrebbe detto “ il potere logora chi non ce  l’ha”, di fatto lui ha accumulato tanti nemici e tanti detrattori che la retorica politica dei partiti all’opposizione ha esaltato rendendolo tiranno e nemico dell’istituzioni che lui per tanti anni aveva retto.

Un giudizio sereno, quasi impossibile per quelli che ragionano con la pancia o stimolati da rancori pregressi, dovrebbe fondarsi sulla conoscenza e sull’analisi delle singole decisioni e sui reali effetti sulla comunità.  Questo dovrebbe avvenire sempre in un paese democratico; un ideale utopico?

lunedì 7 novembre 2016

L’infinito




Chiudo gli occhi e percorro le vie infinite dell’universo, minuscolo granello di sabbia di un deserto infinito, goccia del ciclo della vita.

Un anno luce, cento anni luce, milioni di anni luce …

Quali sono i suoi confini? E se ci sono i confini cosa c’è oltre?

Di fronte alla meraviglia dell’universo sin dall’antichità l’uomo ha cercato di trovare spiegazioni : origini, cause e senso.

Ancora oggi con strumenti sempre più sofisticati, satelliti artificiali e telescopi astronomici, si cerca una possibile risposta. Si incrementano le conoscenze, si elaborano teorie, ma i confini si allargano sempre di più.

Qualcuno ha osato calcolare la quantità di materia esistente in esso, ma non si è posto la domanda di cosa c’è oltre.

L’infinito resta una delle tante parole che si intuiscono, ma continuano ad essere un mistero per la nostra conoscenza.

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Quante stelle stasera, una volta nera ricamata di tanti punti brillanti, più o meno luminosi. Sembra un manto protettivo, che raccoglie e rasserena le mille vicende che hanno affaticato l’umanità nella giornata luminosa.

La scienza ha infranto questo incanto, gli astri hanno distanze variabili, molte distano tanti anni luce, forse vediamo la luce di stelle che non esistono più. Anche le stelle vivono, si muovono e si attraggono tra di loro in una misteriosa armonia.
Newton ha intuito e fissato la legge di gravitazione universale, ma l’equilibrio stabilito con questa legge è provvisorio ci sono dei meteoriti vaganti tra i corpi celesti che si aggregano con altri più grandi modificando le loro masse. Le comete sembrano obbediscano ad altre norme. Ultimamente sono state accertate onde gravitazionali che derivanti forse dai così dette buchi neri pervadono l’universo.

Un meraviglioso equilibrio instabile regola l’armonia dell’universo. 

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In questi giorni in Italia abbiamo rivolto la nostra attenzione sui terremoti per quanto sta accadendo nel Centro Italia, ma sappiamo bene che la crosta terrestre è in continuo movimento, per la deriva dei continenti, per l’inesorabile movimento delle placche, per il vulcanismo.

Gli oceani e i mari sono scossi dall’interno dalle correnti marine, dall’esterno dai venti, ora lievi ora impetuosi, e alimentano varie e numerose specie di pesci.

L’atmosfera è in continuo fermento, e in un moto perpetuo genera correnti d’aria e venti, che generano nubi di varie densità e distribuiscano acqua alle varie parti del pianeta, in  tal modo le piante e gli animali riescono a trarre sostentamento per la propria vita.

La Terra, questo nucleo di vita, viaggia, come una trottola, a gran velocità intorno a se stessa, con la Luna corre intorno al Sole, e attratti tra di loro percorrono l’Infinito.
A fatica l’uomo vuole svelare se stesso e il mondo in cui vive, è riuscito con la scienza a connettere diversi aspetti contingenti, a modificare alcuni stili di vita, ma d’avanti a lui c’è ancora tanto spazio per la meraviglia e per il mistero.

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sabato 12 marzo 2016

I trulli di Ruvo di Puglia


I trulli (r’ casidd’) di Ruvo di Puglia


Tante volte ho percorso una stradina interpoderale della contrada Pezza Le Monache (Strappete), che porta ad un fondo rustico di proprietà prima di mio padre, ora mia. Da piccolo, sul traino tirato dalla mula, guardavo con attenzione le piccole casette in pietra sparse nei campi; in seguito, sia per la velocità dei nuovi mezzi di trasporto sia per la famigliarità dei luoghi acquisita con la frequentazione abituale, non ho prestato loro alcuna considerazione.

Non molto tempo fa, durante una pausa, mi sono guardato intorno e ho visto una “casedda”(che da ora in poi chiamerò trullo) in un campo confinante al mio che manifestava un grave crollo. Questa circostanza suscitò in me un’emozione e una riflessione: “come è cambiata l’esistenza dei contadini, quanta fatica hanno fatto i nostri antenati, i nostri padri, e ora anche le loro opere cadono a pezzi”.

La contrada porta il nome di Pezza Le Monache o Strappete (molto presumibilmente derivante da sterpeto, terreno incolto, pieno di sterpi); era un grande appezzamento appartenente a un convento di suore e questo lo avevano affidato ai contadini di Ruvo sotto forma di “livello” una specie di colonia (solo l’anno scorso, notando che il mio campo, ricevuto in eredità da mio padre, era gravato ancora di questo onere, ho chiesto e ottenuto l’affrancazione).

A ciascun contadino era stato attribuito un appezzamento di circa 40 are, e questi doveva dissodarlo e, in cambio di un canone, poteva utilizzarlo per sé. Qui coltivava un piccolo orto, seminava grano o legumi … un’economia di estrema sussistenza.

Il campo dista da Ruvo circa 6/7 km, oggi con un trattore o un’automobile si può raggiungere in 10/15 minuti, ma all’epoca a piedi o con un mulo i contadini impiegavano diverse ore; se si considera che i lavori erano realizzati  con l’aiuto di zappe e, per i più abbienti, con l’aratro tirato dall’asino o dal mulo, spesso non era conveniente ritornare in giornata al paese e si preferiva restare qualche giorno in campagna (si diceva “a sta fore”, a stare fuori - non rincasare).

La zona, come gran parte del territorio di Ruvo, è ricca di pietra per cui i contadini, dissodando i terreni, accumulavano le pietre e con queste costruirono le casette con muro a secco simili ai trulli che si incontrano in diverse zone della Puglia, i più noti sono quelli di Alberobello.



Ebbene vedendo il trullo che presentava un’ampia frana, mi venne la curiosità di visitarlo. Non era un semplice riparo,  all’interno c’erano delle nicchie dove poggiare oggetti e viveri, e nella parte più interna era ricavata una mangiatoia per il mulo.

Mi ricordai un evento della mia fanciullezza. Un giorno d’estate andai con mio padre, i miei fratelli in una podere di mio padre lontano una ventina chilometri dal paese, pertanto ci fermammo due notti in campagna, non in un trullo ma in un altro tipo di ricovero che si può trovare ancora nel territorio, anche se spesso in uno stato fatiscente e alcune volte restaurato e riconvertito in agriturismo: “u suppign”, suppenna (una tettoia recintata con muro a secco e porta).
In quella circostanza io e i miei fratelli avvolti in ampi pastrani ci adagiammo su un giaciglio di paglia, la mula nello spazio adibito con mangiatoia, mio padre protetto dal suo pastrano si adagiò vicino alla porta aperta, quasi a difesa di noi suoi figli, della mula e degli attrezzi.


Anche i contadini che dormivano nei trulli, non arredati con una porta, ponevano le proprie cose e il mulo all’interno del trullo e loro riposavano adagiati sull’uscio quasi in difesa dei propri beni da ladri e briganti, che all’epoca non erano pochi.

La curiosità mi spinse a visitare gli altri trulli, che numerosi si trovano nei campi circostanti, perché, come sopra detto, i campi dati a “livello” avevano un’estensione di circa 40 are e su ognuno di questi doveva esserci un trullo, oggi questi sono abbandonati, in parte fatiscenti e alcuni del tutto demoliti.



La struttura esterna è uniforme, ma l’interno non manca di qualche originalità: alcuni sono semplici con piccole nicchie per riporre oggetti o viveri, altri hanno le mangiatoie per gli animali, altri hanno l’ingresso e delle nicchie con archi (di solito gli ingressi e le nicchie sono ricavati da grosse lastre di pietra che fungono da architrave), tra quelli visitati uno ha un ampio camino con regolare canna fumaria.






Il tempo lentamente sta cancellando le opere, che i nostri avi con grandi sacrifici hanno edificato, e con queste anche quel pezzo di storia che pochi possono richiamare alla memoria percorrendo a fatica i ricordi della loro infanzia.

mercoledì 20 gennaio 2016

Adolescenza

Lontani ricordi,
Anni trascorsi in quel grande atrio:
voci, schiamazzi, un gran chiasso.
Un tonfo sempre uguale, misto ad urli di gioia:
goal!!! il pallone batte sul gran muro bianco
lasciando un ennesimo segno.

Il cielo sereno, il gelso in fiore,
la primavera sorrideva ai miei anni.
Corri! Corri! Dai! Scappa!
Campooo!

Tin tin tin tin....
Quel campanello ha interrotto il mio grido,
la mia fuga.

Benedicamus Dominum!
Deo Gratias!
E nel silenzio si cammina
a due a due verso lo studio.

Leggo e guardo il cielo sereno e il volo dei passeri;
scrivo e penso ai prati in fiore.
Un rombo di aereo trascina i miei sogni lontano,
su in alto, in cielo.

I miei amici, fantasie di amiche,
immagini care.
Fede, impegno, lavoro;
gioia, amicizia, serenità, tormento;
e... la vita trascorre.
            
                       G 1980

domenica 26 luglio 2015

Cellule

Cellule che vagano dalla vita alla morte
in un mare tante volte sereno
a volte tempestoso

sabato 2 maggio 2015

La Croce

Il Crocifisso è nella maggior parte degli edifici pubblici e nelle aule scolastiche, molti lo portano anche come monile appeso alle collanine. Non so a quanti quel simbolo richiami il vero valore insito in esso, per molti il crocifisso è un ornamento usuale dei nostri ambienti, per altri un monile propiziatorio, quasi superstizioso.

La croce è fatto da due legni uno orizzontale e uno verticale che regge quello orizzontale. La croce è uno strumento di tortura e di condanna a morte. I romani la usavano per le pene più gravi soprattutto per gli schiavi. La crocifissione avveniva con una spietata e spettacolare violenza come deterrente ad ogni probabile reazione degli schiavi.

La giustizia umana discrimina gli uomini tra forti e deboli, ricchi e poveri, liberi e schiavi; i secondi sono senza dignità, sono da sfruttare e poi abbandonarli fino alla morte. Il nemico, il diverso non ha pari dignità, va eliminato o ridotto in schiavitù.

Gesù di Nazareth fu condannato a morte tramite la crocifissione perché osò criticare il formalismo dei Farisei e la violenza dei potenti, mentre sostenne la pari dignità dell’umanità, di ogni uomo.

La fede dei cristiani fondata sulla parola di Cristo trasmessa dagli apostoli e dagli evangelisti sostiene l’uguaglianza di tutti gli uomini in quanto figli dello stesso padre, Dio. Offre come primo comandamento oltre l’amore di Dio, l’amore tra gli uomini, come manifestazione concreta dell’amore di Dio. Inoltre la fede cristiana eleva l’umanità alla dignità di Dio nel momento in cui afferma  la verità, paradossale ad ogni mente umana, che Cristo, figlio di Dio, si è fatto uomo per redimere l’uomo dal peccato originale e riportarlo all’unità con Dio; “… perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te” Giovanni 17,21”.

La perversione della mente umana spesso trasforma gli ideali più sacri in azioni esecrabili, e nel corso dei secoli anche le istituzioni ecclesiastiche, in collisioni con il sistema politico dell’epoca, si sono macchiate di  crimini efferati, con la presunzione di parlare in nome di Dio e di imporre le proprie verità a tutti i sudditi.

Tuttavia la fede, vissuta dai cristiani ha continuato a pervadere in forme diverse l’umanità.

La Croce è il simbolo della redenzione degli uomini da parte di Cristo, è il simbolo della sofferenza degli uomini per  difendere la dignità divina che è in loro. Il messaggio della Croce è la radice della civiltà occidentale. “Non possiamo non dirci cristiani”(Benedetto Croce). Anche coloro che per eventi storici e culturali differenti si sono detti atei hanno guardato con ammirazione la Croce e il suo insegnamento.

È triste leggere ancora oggi comportamenti di coloro, che per arcaici e nuovi pregiudizi, non intuiscono attraverso il Crocifisso la forza dei valori che da esso si sprigionano.

 

 

 

 

 

giovedì 12 marzo 2015

Laicità e laicismo

Il termine “laico”, come tanti altri termini, assume vari significati secondo gli ambiti in cui viene usato: nelle religioni i laici si distinguano dai consacrati, in politica i laici sono coloro che non aderiscono ai partiti detti ideologici o che propendono per una netta separazione tra politica e religione. Si definisce laico un membro del Consiglio Superiore della Magistratura che non appartiene all’ordine dei magistrati…

La laicità sembra occupare nei vari settori una posizione debole, tuttavia ha un ruolo a volta determinante nelle varie situazioni: per la religione pur non rivestendo un ruolo istituzionale, è testimone della fede nella famiglia e nella società. In politica la laicità permette di superare la chiusura ideologica con il dialogo e la mediazione tra le varie forze politica.

In alcune frasi di Voltaire ho ritrovato il significato più rilevante della laicità. Dice Voltaire nel Trattato sulla Tolleranza : «Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta dunque che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani» 

Questa affermazioni di Voltaire, che ho tratto dall’enciclopedia multimediale Wichipedia, mi sembrano i due aspetti fondamentali della laicità: il riconoscimento dei limiti dell’uomo e la tolleranza.

Questi due atteggiamenti potrebbero essere condivisi anche dalle religioni che riconoscono che la fede è una continua ricerca di Dio e che Dio è fonte di misericordia e perdono. Pertanto un religioso deve essere attento al messaggio divino, ma non può sostituirsi a Dio, nel senso di ritenere la propria fede come unica espressione della volontà divina, che anche gli altri devono necessariamente condividere. 

L’integralismo, pur denotando un aspetto positivo del comportamento di un individuo, nel senso di colui che non  vive di contraddizioni tra il pensare, il dire e l’agire, nel senso di una persona seria e coerente, se non è accompagnato da un po’ di ironia, cioè se non riconosce alcun limite alle sue certezze, può denotare arroganza, scarsa riconoscenza nella capacità razionali degli altri ed è destinato alla chiusura in sé stesso, e spesso entra in conflitto con questi.

Il laicismo è un forma mascherata di integralismo, perché, pur partendo da un principio razionale positivo, la volontà di sottoporre ogni attività umana al vaglio della ragione, col tempo ha esaltato tanto la “Ragione” da dimenticare che questa è sempre espressa empiricamente dagli uomini. Kant affermava “Sapere aude!” ed esortava i suoi contemporanei ad uscire dalla minore età, fondata sulla fiducia e sull’ubbidienza all’autorità, e di contribuire con la conoscenza e la libera e personale ricerca allo sviluppo della loro società.

Una parte dei laici illuministi, non riconoscendo i limiti dei loro ragionamenti, si sono arrogati i diritti massonici di liberare gli altri dai pregiudizi e dalle superstizioni. Questo loro atteggiamento nel corso degli anni hanno doto vita a nuovi miti che sono stati causa di lotte e di guerre.

Non considerando i conflitti e le stragi commessi in nome dei miti della ragione, ancora oggi il laicismo pretende di eliminare ogni espressione di cultura differente da quella da esso professata. E invece di approfondire sempre di più la ricerca del vero, riconoscendo la grandezza ma anche i limiti della conoscenza degli uomini, spesso si eleva a critico degli altri, cercando di distruggere i simboli delle culture differenti e spesso dileggiandoli con una satira distruttrice.

domenica 28 dicembre 2014

Il lavoro nella società

Nella società dove si affermano e si contrastano ideali e principi, si intersecano interessi di individui e di classi, il lavoro assume varie forme a seconda dello sviluppo cultura e sociale di un popolo e a seconda dello sviluppo delle tecniche di produzione.

Solo in alcuni settori della produzione si manifesta ancora un lavoro con una relativa autonomia: coltivatori diretti, piccolo lavoro artigianale, liberi professionisti, artisti… Mentre la maggior parte del mondo economico è costituita da aziende di varie dimensioni, in cui vige la divisione del lavoro: gli imprenditori e i lavoratori dipendenti. Anche il  lavoro artigianale dell’indotto, apparentemente indipendente, nella realtà è strettamente collegato alla produzione delle grandi aziende.

I lavoratori autonomi godono ancora di una certa autonomia, dico di una certa autonomia perché nel mondo attuale nessuno lavora per la sua sussistenza, ma tutti lavorano in funzione del mercato, delle richieste degli acquirenti e degli intermediari; tutti lavorano per guadagnare denaro per spenderlo acquistando da altri beni per soddisfare bisogni primari e quelli acquisiti per i nuovi comportamenti sociali condizionati dai nuovi mezzi di produzione e di comunicazione.

I lavoratori dipendenti, hanno solo la possibilità, ove possibile, di offrire il proprio lavoro ad un’azienda piuttosto che ad un’altra secondo la propria propensione o le proprie capacità.

Il lavoro in ogni settore economico non è valutato in considerazione del valore insito in esso, come espressione della persona umana o come elevazione culturale e sociale dell’individuo, ma, nella crudezza del mondo produttivo, è considerato come forza produttrice e quindi è valutato per la sua efficienza, la sua produttività. Avrebbe detto Marx che il lavoro è una merce buttata sul mercato e venduta  al miglior acquirente, che ne valuta l’efficienza a secondo delle sue necessità produttive e di guadagno.

Non è in discussione, in questo momento, la giustizia o l’ingiustizia dei singoli individui attori dell’economia, i quali pure hanno una  grave responsabilità nella gestione del la valorizzazione del lavoro, ma la complessa realtà in cui opera un’impresa nella cosiddetta globalizzazione economica.

 
In tale groviglio di interessi, non è facile trovare un giusto equilibrio, né trovare una risposta univoca. Pertanto una sana comunità politica dovrebbe trovare gli strumenti adeguati per distribuire la ricchezza in modo tale che nessuno venga lasciato da solo nella miseria.

Soprattutto oggi che gli automatismi produttivi e l’introduzione dell’informatica stanno cambiando il mondo del lavoro e la stessa società  si rende necessario riprogettare la politica del lavoro in modo tale da distribuire a tutti i cittadini gli effetti delle nuove tecnologie. Solo con una distribuzione inclusiva della ricchezza si continuerà a rafforzare il mercato e a sostenere la produzione, altrimenti nella società si diffonderà sempre di più la miseria, e la ricchezza dei più abbienti anche se sempre più pingue raggiungerà la stagnazione e la putrefazione.

Solo un giusto equilibrio, anche se instabile, una giustizia distributiva, può rendere attiva, viva, la società, e soprattutto potrà garantire una politica democratica.

sabato 26 aprile 2014

Il lavoro per l’elevazione culturale e sociale


Condivido alcune riflessione di Hegel sul lavoro. Questo filosofo idealista tedesco nella sua opera “Fenomenologia dello spirito” espone le sue convinzioni circa l’affermazione della libertà dell’uomo e del suo sviluppo nella storia. Lo spirito si sviluppa progressivamente e assume vari aspetti nel percorso della sua storia. Uno dei momenti più importanti è quello in cui l’uomo si scopre autocoscienza. Ovvero quando l’uomo scopre che la sua conoscenza non dipende dal mondo che lo circonda ma è frutto della sua creatività spirituale, vale a dire che l’uomo è un essere libero da qualsiasi vincolo ed è lui fattore del suo mondo conoscitivo e lo stesso mondo circostante acquista valore grazie a questa sua capacità.
In questo stato di libertà individuale, l’uomo si trova in una situazione di anarchia totale e non riconosce alcuna partecipazione o integrazione con gli altri, entra in un conflitto permanente con questi. In questo conflitto alcuni prevalgono e diventano signori, padroni, altri soccombono e diventano schiavi, operai dipendenti che sono costretti a lavorare per i loro signori.
Il lavoro dello schiavo, del dipendente, opera un primo momento del superamento dell’individualismo e dell’anarchia. Mentre i signori vivono nel benessere, frutto del lavoro degli schiavi, questi nella loro laboriosità si rendono conto che i vantaggi conquistati con la propria fatica, non servono per soddisfare i propri bisogni ma quelli dei propri padroni. Questa presa di coscienza sviluppa la dialettica, spesso fortemente conflittuale, tra servi e padroni. Si sviluppa un confronto culturale permanente; si chiedono e si stabiliscono norme per stabilire un equilibrio sociale sempre più giusto e più elevato. Tramite questo confronto culturale maturano il diritto, la morale e l’etica. Ogni uomo riconosce che la libertà non è una peculiarità individuale ma questa deve essere condivisa con gli altri. Si rende conto della necessità degli altri per soddisfare i propri bisogni, prende consapevolezza della solidarietà e della condivisione di diritti e di doveri, stabilisce i principi della giustizia e dà vita alle aggregazioni e alle istituzioni sociali.
Alla fine del percorso si dovrebbe, secondo Hegel, raggiungere la condivisione e l’unità etica, in cui tutti si ritrovino a vivere in pace sotto un ordine condiviso, la Stato Etico.

Questo progetto di filosofia politica nei fatti si è rivelato un’ennesima utopia, una speranza a cui gli individualismi non permetteranno di pervenire. Neppure oggi che i mezzi di comunicazione permettono lo scambio di idee e di beni, e la Terra è ridotta a villaggio globale si riesce a raggiungere un equilibrio plausibile tra gli interessi degli uomini. Anzi emergono personaggi e movimenti che sollecitano chiusure, integralismi, nazionalismi, regionalismi, in contrasto con quanti aspirano ad un opportuno equilibrio sociale e ad una sostanziale pace.