Il numero dei parlamentari dipende da come si intende la
democrazia e quali funzioni si affidano alle istituzioni.
Nell’Europa, tra il ‘600 e il ‘700, si è affermato il
bicameralismo; tale istituzione era determinata dalle condizioni sociali
dell’epoca e da come era gestita la sovranità. Il monarca deteneva tutti i
poteri dello stato che spesso delegava ad un primo ministro e ad altri
funzionari. Quando il terzo stato, in modo particolare la borghesia, diventa
classe determinante per lo sviluppo del paese, impone al re o ai suoi ministri
il controllo del loro operato, soprattutto delle spese e delle tasse, nasce il
parlamento con due camere. La camera bassa esprime la volontà del popolo, la
camera alta la volontà del sovrano: le leggi si consideravano approvate quando
si raggiungeva un accordo tra le due camere.
Tale bicameralismo è stato confermato non solo nelle
monarchie costituzionali contemporanee, ma anche quando gli stati si sono dati
istituzioni repubblicane, per una rilettura e approvazione delle leggi prima
della promulgazione.
La democrazia, anche quella rappresentativa, dovrebbe
riassumere le volontà del popolo, per cui la Costituzione italiana, prevede
l’elezione dei parlamentari da parte del popolo, al quale devono giustificare
il loro operato tramite il passaggio elettorale. Tuttavia ritiene che il
mandato chiesto al popolo non sia vincolante, perché i parlamentari devono pur
giungere a sintetizzare le volontà popolari in una norma condivisa.
La prima sintesi si realizza tramite i partiti, coloro
che rappresentano bisogni simili e di conseguenza possono assumere iniziative
parlamentari affini, si riuniscono in gruppi partiti.
Nel tempo i partiti hanno assunto il ruolo di creare e di orientare il consenso, riducendo
l’intervento individuale dei parlamentari. Affermandosi il principio di
centralismo democratico o della disciplina di partito si è pervenuto alla
partitocrazia, degenerata in seguito nei partiti personali.
Quanti al Parlamento?
1. Anzitutto,
poiché non c’è più la monarchia e la base elettorale è uguale, in quanto
espressa dagli stessi partiti politici presenti nelle due camere in modo
proporzionale, il Senato è inutile e potrebbe essere abolito o ridotto con
funzioni diverse da quelle della Camera dei deputati.
2. Se il
Parlamento è espressione di partiti personali, il numero dei parlamentari, il
cui ruolo è ridotto a votare le decisioni del leader e nelle migliori delle
ipotesi al ruolo di consulenti del capo, potrebbe essere drasticamente ridotto.
3. Una
decisione simile potrebbe essere adottata in uno stato di partitocrazia, in
quanto le scelte politiche avvengono nelle direzioni dei partiti. Non cambia la
rappresentanza democratica con il M5S, i cui rappresentanti, per ora, seguono
le direttive di due personaggi (uno noto, l’altro non del tutto conosciuto),
che sono fuori dal Parlamento.
4. Se
il Parlamento è veramente espressione del popolo, allora dovrebbe esserci un
numero congruo per esprimere le varie esigenze del popolo sia come espressione
dei bisogni generali, sia come espressione delle necessità territoriali.
Essendo la popolazione italiana intorno ai 60.000.000 e considerando che ci
sono delle istituzioni intermedie, Comuni e Regioni (le Provincie, in quanto
enti amministrativi potrebbero essere eliminate), il numero attuale dei
parlamentari alla Camera dei deputati, in funzione della effettiva
rappresentanza popolare, non dovrebbe essere ridotto eccessivamente.