Ogni volta che Mario partiva dalla casa paterna, per andare a lavorare in Lombardia, viveva un piccolo dramma, non solo perché si allontanava dagli amici e dai luoghi a lui familiari, ma soprattutto perché doveva allontanarsi dai suoi anziani genitori, che nei loro progetti avevano riposto nel figlio la loro speranza di aiuto e sostegno.
Dopo i saluti, mentre Mario saliva in macchina e partiva, loro uscivano sul balcone e appoggiati alla ringhiera seguivano il figlio che si allontanava, avrebbero voluto trattenerlo, ma non volevano ostacolargli il percorso della sua vita.
Mario, che aveva messo su famiglia e doveva riprendere il lavoro, volgendo l’ultimo sguardo, li vedeva lì fermi, e si ripeteva “stanno a guardare”, sintetizzando così i propri sentimenti e quelli dei suoi in questo distacco, che faceva fatica ad esplicare.
L'uomo è diverso dagli altri esseri viventi perchè dotato di ragione. Altra facoltà peculiare dell'uomo è l'immaginazione, con questa l'uomo progetta e opera.
giovedì 11 novembre 2010
venerdì 22 ottobre 2010
In principio la Parola era
- In principio la Parola era, e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.
- Essa era in principio presso Dio.
- Tutto è stato fatto per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose create è stata fatta.
- In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.
- E la luce risplende nelle tenebre; ma le tenebre non l'hanno avvinta.
- Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
- Egli venne, come testimone, per rendere testimonianza alla luce.
- Non era lui la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce; affinché tutti credessero per mezzo suo.
- La luce, quella verace, che illumina ogni uomo, veniva nel mondo.
- La Parola era nel mondo, e il mondo fu creato per mezzo di lei, ma il mondo non la conobbe.
- Venne in casa propria e i suoi non la ricevettero.
- Ma a quanti l'accolsero, dette il potere di divenire figli di Dio, ai credenti nel suo Nome,
- i quali, non dal sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati.
- E la Parola è divenuta carne, ed abitò fra noi, piena di grazia e verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come d'Unigenito dal Padre.
- Giovanni gli ha reso testimonianza, e gridò, dicenndo: “Lui era quello del quale io vi dicevo: Colui che viene dopo di me, è stato anteposto a me, perché era prima di me,”
- Anzi è dalla pienezza di Lui, che noi tutti abbiamo ricevuto grazia sopra grazia.
- Infatti da Mosè fu data la legge; da Gesù Cristo invece è stata fatta la grazia e la verità.
- Nessuno ha mai veduto Dio; l'Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, Egli stesso ce l'ha fatto conoscere.
VANGELO SECONDO SAN GIOVANNI, Prologo. (1, 1-18)
1. La Parola traduce il termine latino “verbum” e quello greco “logos”, che sono più pregnanti di significato, infatti stanno ad indicare il principio razionale del mondo: l'Unigenito Dio, che è nel seno del Padre.
mercoledì 20 ottobre 2010
Il PARLAMENTO
Spesso nei dibattiti politici vengono definiti ideologici alcuni partiti.Mi sono chiesto se questo appellativo abbia un valore negativo e cosa possa significare un'ideologia.
Ho consultato il Dizionario Palazzi, per un riferimento più indipendente. Nel citato dizionario si afferma che l’ideologia è “il sistema dei principi teorici che è alla base di un movimento politico o culturale”.
In tale definizione non riscontro alcunché di negativo, anzi riscontro l'impegno di un gruppo di individui che cercano una visione comune, delle linee, dei principi condivisi con cui commisurare le scelte politiche per risolvere dei problemi reali. Sarà un’ ideologia di parte, un modo di vedere la realtà di una classe sociale, tuttavia offrirà al paese un progetto condiviso da tanti cittadini.
Marx, criticava l’ideologia, che riteneva fosse una costruzione di principi astratti per mascherare la concreta realtà dei fatti materiali, riteneva l’ideologia la visione del mondo della classe dominante, che giustificava con questa surrettiziamente il proprio status politico.
Ma lo stesso Marx sollecitava la formazione della coscienza di classe tra gli operai, voleva che gli operai si rendessero conto del valore sociale del loro lavoro per rivendicare una società per loro più giusta e più libera. Anche lui proponeva un progetto teorico (ideologico) con cui aggregare gli operai per modificare il loro stato di vita.
La borghesia liberale del Settecento e dell’Ottocento aveva progettato un mondo più libero e più giusto, e per questo progetto hanno sostenuto tante rivoluzioni per realizzarlo.
Il movimento operaio dell’Ottocento e del Novecento per un progetto di un mondo più giusto e più libero hanno sostenuto numerose lotte, conquistando quei diritti sociali e la partecipazione politica che oggi viene riconosciuta in tanti paesi del mondo.
Oltre ai liberali e ai socialisti, altri cittadini, condividendo valori e visioni del mondo comuni, hanno dato vita a partiti che sostengono progetti teorici, utopie politiche che loro ritengono di possibile realizzazione.
Oggi questi partiti vengono tacciati di ideologia, in nome di una politica basata sulla prassi, sul fare. Ma per fare cosa? In favore di chi? Per raggiungere quale obiettivo? Per sostenere quali valori condivisi?
La storia degli ultimi due secoli ci insegna che l’immaginazione, i sogni, la progettazione ideale ha fatto progredire l’affermazione dei diritti umani e il benessere materiale, non senza ostacoli e conflitti. Tali conflitti sono stati più forti quando e dove si è manifestato una maggiore resistenza a riconoscere i diritti di giustizia e di libertà e una chiusura al dialogo e al confronto fra i partiti (parti del popolo, classi sociali…); dove le ideologie sono state trasformate in miti, in dogmi immodificabili. Ma nei paesi più democratici le ideologie si sono confrontate, migliorando la loro progettualità e le condizioni politiche e sociali dello Stato.
Il governo di un Paese deve pervenire ad una mediazione delle esigenze reali ed ideali dei suoi cittadini o deve affidarsi ad un’intuizione teorica di uno o alcuni individui?
Spesso c’è la tentazione di delegare ad altri la responsabilità delle scelte, oppure si vuol seguire l’istinto del gregge che ha bisogno del pastore o del branco che ha bisogno del capo.
Un popolo che vuole essere libero non può rinunziare alla partecipazione politica, a sognare e a progettare all’interno della società a cui appartiene, soprattutto non può affidare senza garanzia e limiti il governo del proprio paese ad uno o più individui che comunque sono portatori di interessi e progettualità individuali.
Il Parlamento nei paesi democratici è il luogo dove i partiti ideologici e programmatici si confrontano nella consapevolezza che le ideologie dei partiti sono di parte, non sono assoluti.
Nel Parlamento deve esercitarsi quel pensiero critico, che è confronto tra ideologie e interessi, per addivenire a soluzioni dei problemi che la storia quotidiana ogni giorno produce, e che tali soluzioni siano decise con la più ampia condivisione possibile.
Ho consultato il Dizionario Palazzi, per un riferimento più indipendente. Nel citato dizionario si afferma che l’ideologia è “il sistema dei principi teorici che è alla base di un movimento politico o culturale”.
In tale definizione non riscontro alcunché di negativo, anzi riscontro l'impegno di un gruppo di individui che cercano una visione comune, delle linee, dei principi condivisi con cui commisurare le scelte politiche per risolvere dei problemi reali. Sarà un’ ideologia di parte, un modo di vedere la realtà di una classe sociale, tuttavia offrirà al paese un progetto condiviso da tanti cittadini.
Marx, criticava l’ideologia, che riteneva fosse una costruzione di principi astratti per mascherare la concreta realtà dei fatti materiali, riteneva l’ideologia la visione del mondo della classe dominante, che giustificava con questa surrettiziamente il proprio status politico.
Ma lo stesso Marx sollecitava la formazione della coscienza di classe tra gli operai, voleva che gli operai si rendessero conto del valore sociale del loro lavoro per rivendicare una società per loro più giusta e più libera. Anche lui proponeva un progetto teorico (ideologico) con cui aggregare gli operai per modificare il loro stato di vita.
La borghesia liberale del Settecento e dell’Ottocento aveva progettato un mondo più libero e più giusto, e per questo progetto hanno sostenuto tante rivoluzioni per realizzarlo.
Il movimento operaio dell’Ottocento e del Novecento per un progetto di un mondo più giusto e più libero hanno sostenuto numerose lotte, conquistando quei diritti sociali e la partecipazione politica che oggi viene riconosciuta in tanti paesi del mondo.
Oltre ai liberali e ai socialisti, altri cittadini, condividendo valori e visioni del mondo comuni, hanno dato vita a partiti che sostengono progetti teorici, utopie politiche che loro ritengono di possibile realizzazione.
Oggi questi partiti vengono tacciati di ideologia, in nome di una politica basata sulla prassi, sul fare. Ma per fare cosa? In favore di chi? Per raggiungere quale obiettivo? Per sostenere quali valori condivisi?
La storia degli ultimi due secoli ci insegna che l’immaginazione, i sogni, la progettazione ideale ha fatto progredire l’affermazione dei diritti umani e il benessere materiale, non senza ostacoli e conflitti. Tali conflitti sono stati più forti quando e dove si è manifestato una maggiore resistenza a riconoscere i diritti di giustizia e di libertà e una chiusura al dialogo e al confronto fra i partiti (parti del popolo, classi sociali…); dove le ideologie sono state trasformate in miti, in dogmi immodificabili. Ma nei paesi più democratici le ideologie si sono confrontate, migliorando la loro progettualità e le condizioni politiche e sociali dello Stato.
Il governo di un Paese deve pervenire ad una mediazione delle esigenze reali ed ideali dei suoi cittadini o deve affidarsi ad un’intuizione teorica di uno o alcuni individui?
Spesso c’è la tentazione di delegare ad altri la responsabilità delle scelte, oppure si vuol seguire l’istinto del gregge che ha bisogno del pastore o del branco che ha bisogno del capo.
Un popolo che vuole essere libero non può rinunziare alla partecipazione politica, a sognare e a progettare all’interno della società a cui appartiene, soprattutto non può affidare senza garanzia e limiti il governo del proprio paese ad uno o più individui che comunque sono portatori di interessi e progettualità individuali.
Il Parlamento nei paesi democratici è il luogo dove i partiti ideologici e programmatici si confrontano nella consapevolezza che le ideologie dei partiti sono di parte, non sono assoluti.
Nel Parlamento deve esercitarsi quel pensiero critico, che è confronto tra ideologie e interessi, per addivenire a soluzioni dei problemi che la storia quotidiana ogni giorno produce, e che tali soluzioni siano decise con la più ampia condivisione possibile.
giovedì 9 settembre 2010
Il maestro

Quando incontri una persona, questa ti lascia un segno per tutta la vita.
Mario ebbe la fortuna di incontrare un maestro, Vincenzo Iurilli, che con serena autorevolezza, lo ha guidato per ben cinque anni, l’intero corso dell’educazione elementare, e ancora oggi lo ricorda con affetto.
Ogni giorno all’ingresso della scuola prelevava gli alunni della propria classe e li conduceva in classe, la sua prima premura era la cura dell’ordine e dell’igiene della persona.
Con un eloquio semplice dialogava con i bambini mentre insegnava loro i rudimenti del linguaggio e delle varie scienze.
Non mancavano dei momenti di apparente severità, anche con delle bacchettate sulla palma della mano, ma sempre con oculata attenzione.
Con tanta gentilezza e pazienza guidava i bambini alla scrittura e alla lettura e, pur in un ambiente rigido con banchi uniti neri e cattedra oscura, il maestro era quasi sempre in piedi e tra i banchi vicino ai bambini, soprattutto presso coloro che avevano più bisogno di aiuto.
Il suo metodo era ispirato ad una scuola attiva, sono ancora vive in Mario le esperienze che il maestro sollecitava per far conoscere la storia del paese e le attività della vita quotidiana.
Divideva la classe in gruppi, secondo la prossimità delle residenze, per la visita delle varie botteghe artigianali.
“Damani dovete andare da un ciabattino, portate carta e penna, prendete nota dei prodotti che fa, come opera e fatevi descrivere gli arnesi che adopera, raccomando la massima educazione”
Lo stesso ordine e raccomandazione si ripeteva ogni settimana per andare al fabbro, al falegname, al sarto, allo stagnino…
“Questa volta dovete andare al comune, dall’impiegato che sta all’ingresso fatevi guidare ai vari uffici, prendete nota di tutto, massima educazione.”
Il maestro ritenne opportuno che i ragazzi fossero informati anche sui trasporti pubblici, anche questa volta divise gli scolari in due gruppi, uno doveva in formarsi delle linee automobilistiche e dei relativi costi, uno doveva andare alla stazione.
Gli elenchi e le annotazioni degli scolari erano letti e commentati in classe con attiva partecipazione di tutti.
L’ultimo giorno di scuola, a buon ragione, salutò con commozione e con alcune lacrime agli occhi, mal celate, quei bambini a lui affidati che erano diventata una squadra di amici solidali e porteranno per tutta la vita il segno del loro maestro.
Mario ebbe la fortuna di incontrare un maestro, Vincenzo Iurilli, che con serena autorevolezza, lo ha guidato per ben cinque anni, l’intero corso dell’educazione elementare, e ancora oggi lo ricorda con affetto.
Ogni giorno all’ingresso della scuola prelevava gli alunni della propria classe e li conduceva in classe, la sua prima premura era la cura dell’ordine e dell’igiene della persona.
Con un eloquio semplice dialogava con i bambini mentre insegnava loro i rudimenti del linguaggio e delle varie scienze.
Non mancavano dei momenti di apparente severità, anche con delle bacchettate sulla palma della mano, ma sempre con oculata attenzione.
Con tanta gentilezza e pazienza guidava i bambini alla scrittura e alla lettura e, pur in un ambiente rigido con banchi uniti neri e cattedra oscura, il maestro era quasi sempre in piedi e tra i banchi vicino ai bambini, soprattutto presso coloro che avevano più bisogno di aiuto.
Il suo metodo era ispirato ad una scuola attiva, sono ancora vive in Mario le esperienze che il maestro sollecitava per far conoscere la storia del paese e le attività della vita quotidiana.
Divideva la classe in gruppi, secondo la prossimità delle residenze, per la visita delle varie botteghe artigianali.
“Damani dovete andare da un ciabattino, portate carta e penna, prendete nota dei prodotti che fa, come opera e fatevi descrivere gli arnesi che adopera, raccomando la massima educazione”
Lo stesso ordine e raccomandazione si ripeteva ogni settimana per andare al fabbro, al falegname, al sarto, allo stagnino…
“Questa volta dovete andare al comune, dall’impiegato che sta all’ingresso fatevi guidare ai vari uffici, prendete nota di tutto, massima educazione.”
Il maestro ritenne opportuno che i ragazzi fossero informati anche sui trasporti pubblici, anche questa volta divise gli scolari in due gruppi, uno doveva in formarsi delle linee automobilistiche e dei relativi costi, uno doveva andare alla stazione.
Gli elenchi e le annotazioni degli scolari erano letti e commentati in classe con attiva partecipazione di tutti.
L’ultimo giorno di scuola, a buon ragione, salutò con commozione e con alcune lacrime agli occhi, mal celate, quei bambini a lui affidati che erano diventata una squadra di amici solidali e porteranno per tutta la vita il segno del loro maestro.
La scuola elementare
Il piccolo Mario ogni mattina, con Nicola, il fratellino più grande di poco più di due anni, si recano a scuola. Di solito arrivano qualche minuto prima del suono della campanella; mentre si avvicinano all’ingresso cercano tra tanti bambini i volti dei propri compagni di classe a cui si aggregano formando dei piccoli gruppi. Iniziano a raccontarsi, con le loro vocine, gli eventi vissuti a scuola e ricordano gli impegni di scuola del giorno precedente e quelli da affrontare il giorno corrente.
Al suono della campanella si affrettano a percorrere la rampa di ingresso, sul grande ingresso i due fratellini si salutano, si ritroveranno all’uscita vicino la fontana per tornare insieme, come la mamma ha loro raccomandato.
In classe Mario va al posto assegnato e qui incomincia parlare con l’amico di banco e con i vicini fin tanto che non arriva il maestro, che spesso è già sull’uscio dell’aula e comunque non si fa attendere tanto.
In piedi dice il caposquadra e i bambini, fuori dai banchi sull’attenti salutano il maestro, che sale sulla cattedra ricambia il saluto e invita a sedersi, casa che prontamente i bimbi fanno.
Prima di cominciare la lezione, i bambini sono invitati ad uscire dai banchi e il maestro controlla la pulizia e l’ordine del grembiule e l’igiene dei bambini stessi: controlla la pulizia delle mani, il viso e il collo, se i capelli sono ben pettinati e puliti, all’epoca c’era il rischio della presenza dei pidocchi. Il maestro era attento all’igiene e puniva con bacchettate sulle mani chi non era pulito, oltre all’immediato invito alle famiglie di curare l’igiene dei ragazzi. In autunno e in inverno non emergevano inadempienze importanti, ma in primavera, quando molti bambini prima di entrare a scuola giocava sulla piazzetta antistante la scuola o sulla grande gradinata, il m
aestro doveva richiamare diversi bimbi che avevano il grembiulino nero speso intriso di polvere, il colletto bianco e il fiocco azzurro tutto in disordine.
Mario, per le continue premure e raccomandazione della madre, riusciva a presentarsi in ordine e pulito, ma una volta è toccato anche a lui essere bacchettato perché prima della lezione con il compagno di banco aveva scosso il banco facendo travasare l’inchiostro e quindi si erano insudiciate le mani.
Incomincia la lezione, vediamo se avete svolto i compiti a casa; aprite il quaderno sul banco, passa il maestro tra i banchi, osserva: “bene!” “ Vediamo, Bene anche tu…”, “e il tuo quaderno?”, “l’ho dimenticato a casa…” “bene…” “bene...” “perché non hai fatto gli esercizi?” “Ieri è andata via la luce…” (non era raro, soprattutto d’inverso che s’interrompesse la corrente elettrica)
“Prendete il testo di lettura, leggiamo a pagina…”
“Prendete il sussidiario, impariamo l’addizione…”
“Prendete il quaderno, oggi facciamo esercizio di dettato…”
“Prendete il sussidiario, impariamo la formazione del plurale…”
“Vediamo la cartina, dove si trova Ruvo di Puglia? quali sono le province della Puglia?”
“Impariamo la poesia ‘La rondinella’…”
I bimbi memorizzano, imparano ad usare l’italiano, per molti che parlano in famiglia il dialetto, è una nuova lingua. Con tanta delicatezza e pazienza il maestro segue l’apprendimento dei bimbi, che socializzano tra loro per l’istintiva voglia di aggregarsi e socializzare; l’acquisizione di un linguaggio comune permette loro di comunicare tra loro i propri sentimenti e le prime conoscenze.
Mario, uscito dal nido familiare, incomincia a far parte di una comunità più grande, acquisisce il linguaggio che gli permetterà di comunicare con tanti cittadini, apprende gli elementi fondamentali delle conoscenze necessarie per la vita quotidiana. Intanto si guarda intorno e, con curiosità, osserva il mondo che lo circonda.
Al suono della campanella si affrettano a percorrere la rampa di ingresso, sul grande ingresso i due fratellini si salutano, si ritroveranno all’uscita vicino la fontana per tornare insieme, come la mamma ha loro raccomandato.
In classe Mario va al posto assegnato e qui incomincia parlare con l’amico di banco e con i vicini fin tanto che non arriva il maestro, che spesso è già sull’uscio dell’aula e comunque non si fa attendere tanto.
In piedi dice il caposquadra e i bambini, fuori dai banchi sull’attenti salutano il maestro, che sale sulla cattedra ricambia il saluto e invita a sedersi, casa che prontamente i bimbi fanno.
Prima di cominciare la lezione, i bambini sono invitati ad uscire dai banchi e il maestro controlla la pulizia e l’ordine del grembiule e l’igiene dei bambini stessi: controlla la pulizia delle mani, il viso e il collo, se i capelli sono ben pettinati e puliti, all’epoca c’era il rischio della presenza dei pidocchi. Il maestro era attento all’igiene e puniva con bacchettate sulle mani chi non era pulito, oltre all’immediato invito alle famiglie di curare l’igiene dei ragazzi. In autunno e in inverno non emergevano inadempienze importanti, ma in primavera, quando molti bambini prima di entrare a scuola giocava sulla piazzetta antistante la scuola o sulla grande gradinata, il m
aestro doveva richiamare diversi bimbi che avevano il grembiulino nero speso intriso di polvere, il colletto bianco e il fiocco azzurro tutto in disordine.Mario, per le continue premure e raccomandazione della madre, riusciva a presentarsi in ordine e pulito, ma una volta è toccato anche a lui essere bacchettato perché prima della lezione con il compagno di banco aveva scosso il banco facendo travasare l’inchiostro e quindi si erano insudiciate le mani.
Incomincia la lezione, vediamo se avete svolto i compiti a casa; aprite il quaderno sul banco, passa il maestro tra i banchi, osserva: “bene!” “ Vediamo, Bene anche tu…”, “e il tuo quaderno?”, “l’ho dimenticato a casa…” “bene…” “bene...” “perché non hai fatto gli esercizi?” “Ieri è andata via la luce…” (non era raro, soprattutto d’inverso che s’interrompesse la corrente elettrica)
“Prendete il testo di lettura, leggiamo a pagina…”
“Prendete il sussidiario, impariamo l’addizione…”
“Prendete il quaderno, oggi facciamo esercizio di dettato…”
“Prendete il sussidiario, impariamo la formazione del plurale…”
“Vediamo la cartina, dove si trova Ruvo di Puglia? quali sono le province della Puglia?”
“Impariamo la poesia ‘La rondinella’…”
I bimbi memorizzano, imparano ad usare l’italiano, per molti che parlano in famiglia il dialetto, è una nuova lingua. Con tanta delicatezza e pazienza il maestro segue l’apprendimento dei bimbi, che socializzano tra loro per l’istintiva voglia di aggregarsi e socializzare; l’acquisizione di un linguaggio comune permette loro di comunicare tra loro i propri sentimenti e le prime conoscenze.
Mario, uscito dal nido familiare, incomincia a far parte di una comunità più grande, acquisisce il linguaggio che gli permetterà di comunicare con tanti cittadini, apprende gli elementi fondamentali delle conoscenze necessarie per la vita quotidiana. Intanto si guarda intorno e, con curiosità, osserva il mondo che lo circonda.
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