L'uomo è diverso dagli altri esseri viventi perchè dotato di ragione. Altra facoltà peculiare dell'uomo è l'immaginazione, con questa l'uomo progetta e opera.
lunedì 13 maggio 2013
…“Siamo noi stessi a prendere direttamente le decisioni o almeno a ragionare come si conviene sulle circostanze politiche: non riteniamo nocivo il discutere all'agire, ma il non rendere alla luce, attraverso il dibattito, tutti i particolari possibili di un'operazione, prima di intraprenderla”… (TUCIDIDE)
martedì 23 aprile 2013
… si costituisce una scala di valori fondata sulla stima che ciascuno sa suscitarsi intorno, per cui, eccellendo in un determinato campo, può conseguire un incarico pubblico, in virtù delle sue capacità…(TUCIDIDE)
Con il sistema elettorale in vigore (legge n. 270 del 21 dicembre
2005) queste domande emergono spontanee, perché non
c’è un diretto rapporto tra parlamentari e popolo, in quanto questi non sono
scelti dai cittadini ma dalle direzioni di partito con l’avvallo esplicito o
implicito del presidente o del segretario o non so come definire i dirigenti
(fuori del Parlamento) del M5S. Giustamente ci si chiede perché devono stare lì
per tanto tempo? Oppure, come qualcuno si è chiesto, chi può arrogarsi il
diritto di giudicare i parlamentari come presentabili o impresentabili? Non
esiste alcuna istituzione, tranne la Magistratura per alcuni reati, che possa
dare risposte a tale domande.
Anche quando un partito, per un criterio
interno, stabilisce che si può essere candidati per due o tre legislature non
mi sembra un criterio adeguato, perché possono esserci dei parlamentari che, oltre
ad aver stabilito dei rapporti efficaci con il popolo, si sono distinti per il
loro impegno politico, e hanno acquisito efficaci esperienze di politica
nazionale e internazionale, che sono utili ai fini della gestione della res
pubblica.
Ritengo che una risposta possa essere data
riprendendo in considerazione l’affermazione di Tucidide della Grecia classica:
anche nell’Atene democratica si poneva il problema di chi dovesse occupare un
ruolo pubblico. Ecco la risposta: in un popolo ci sono tanti interessi e tante
occupazioni, ognuno cittadino stabilisce tante relazioni per cui “si costituisce una scala di valori fondata sulla stima che
ciascuno sa suscitarsi intorno, e eccellendo in un determinato campo, può
conseguire un incarico pubblico, in virtù delle sue capacità”.
La valutazione di chi andrà in Parlamento
spetta al popolo che riconoscendo le capacità professionali e i rapporti
politici dei candidati sceglierà l’uno piuttosto che l’altro. Per rendere
conoscibili tali capacità, è opportuno che ci siano collegi elettorali legati
al territorio e poco estesi, sufficienti per poter stabilire dei rapporti
politici tra eletti ed elettori, basati sulla stima e sulla fiducia.
Certamente la scelta spesso può essere non
del tutto ponderata, per disinformazione, per ingannevole retorica elettorale,
alcune volte per subordinazione socio-economica.
Chi vuole vivere in un paese democratico
deve informarsi e interessarsi, anche quando vige una democrazia
rappresentativa. Gli effetti delle leggi ricadono sulla vita di ciascuno, e se
i cittadini non sono tutti esperti di politica, possono valutare l’incidenza
delle leggi sulla vita di ogni giorno e comportarsi di conseguenza.
Per quante legislature devono essere elette
le stesse persone? Fino a quanto resiste il rapporto di stima tra ciascun
rappresentante e i suoi elettori. Ritengo opportuno comunque che venga
stabilito un limite di età (75 anni come avviene per i vescovi?) oltre il quale
l’esperienza e la saggezza degli uomini
politici possa essere messa al servizio della comunità sotto altre forme, piuttosto
che con un impegno parlamentare o istituzionale (ciò potrebbe essere opportuno
anche in tanti enti istituzionali ed economici).
sabato 13 aprile 2013
re[L]azioni presentata dall’attrice Bianca Nappi
Ho seguito con piacere e interesse lo spettacolo teatrale re[L]azioni.
L’attrice Bianca Nappi ha presentato i due monologhi di Neil LaBute, con grande
efficacia, trascinando il pubblico nei labirinti del pensiero dell’autore, con una
recitazione avvincente e coinvolgente. Attraente è stata quando, rivolta verso
il pubblico, ha inveito contro lo spasimante. Brava Bianca nel rendere reale sulla
scena ogni evento che racconta.
I due monologhi, anzi tre, riferiscono tre stati d’animo
differenti in qualche modo unificati dalla immediatezza della reazione, e dalla
visione estetica delle circostanze.
Una donna in attesa è tradita dal suo uomo, pertanto decide di cogliere dell’amore l’esaltazione del
piacere non ripetibile; "uno, uno per una volta", la relazione rimane sensuale,
superficiale, viene meno in lei la fede nell'amore grande, duraturo, eterno.
Inveire contro l’Islamismo in modo paradossale ed esaltare l’operato del presidente Bush, se
può essere una reazione comprensibile, una reazione immediata all’attentato
dell’11 settembre, che giustamente richiede l’individuazione e la punizione dei
colpevoli, non può essere trasformata in guerra di cultura (o di religione).
Si sarebbe trascinati nello stesso fanatismo e acuirebbe ancora di più la
radicalizzazione culturale, per cui la critica della scelta politica di Obama mi sembra
esagerata.
Anche l’invettiva contro il corteggiatore è una reazione forte, immediata, della donna che vuole difendere la propria dignità e libertà, nei confronti dell'uomo che la vorrebbe legata a sè con un vincolo di subordinazione.
La libertà è la possibilità di autorealizzarsi di scegliere il proprio modo di vivere, ciascuno con la propria bellezza e con i propri rischi. E' l’esistente (uomo o donna) che porta il peso della scelta, sperando che non cadi nell’angoscia...
La libertà è la possibilità di autorealizzarsi di scegliere il proprio modo di vivere, ciascuno con la propria bellezza e con i propri rischi. E' l’esistente (uomo o donna) che porta il peso della scelta, sperando che non cadi nell’angoscia...
sabato 23 marzo 2013
La preghiera di Gesù
1. Così parlò Gesù.
Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il
Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.
2. Poiché tu gli hai dato
potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro
che gli hai dato.
3. Questa è la vita
eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù
Cristo.
4. Io ti ho glorificato
sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare.
5. E ora, Padre,
glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il
mondo fosse.
6. Ho fatto conoscere il
tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me
ed essi hanno osservato la tua parola.
7. Ora essi sanno che
tutte le cose che mi hai dato vengono da te,
8. perché le parole che
hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che
sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
9. Io prego per loro; non
prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi.
10. Tutte le cose mie sono
tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro.
11. Io non sono più nel
mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel
tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
12. Quand'ero con loro, io
conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di
loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse
la Scrittura.
13. Ma ora io vengo a te e
dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la
pienezza della mia gioia.
14. Io ho dato a loro la
tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non
sono del mondo.
15. Non chiedo che tu li
tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.
16. Essi non sono del
mondo, come io non sono del mondo.
17. Consacrali nella
verità. La tua parola è verità.
18. Come tu mi hai mandato
nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo;
19. per loro io consacro me
stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
20. Non prego solo per
questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;
21. perché tutti siano una
sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una
cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22. E la gloria che tu hai
dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.
23. Io in loro e tu in me,
perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li
hai amati come hai amato me.
24. Padre, voglio che anche
quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia
gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione
del mondo.
25. Padre giusto, il mondo
non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai
mandato.
26. E io ho fatto conoscere
loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato
sia in essi e io in loro».
Giovanni 17, 1-26
sabato 16 marzo 2013
Quanti in Parlamento?
Il numero dei parlamentari dipende da come si intende la
democrazia e quali funzioni si affidano alle istituzioni.
Nell’Europa, tra il ‘600 e il ‘700, si è affermato il
bicameralismo; tale istituzione era determinata dalle condizioni sociali
dell’epoca e da come era gestita la sovranità. Il monarca deteneva tutti i
poteri dello stato che spesso delegava ad un primo ministro e ad altri
funzionari. Quando il terzo stato, in modo particolare la borghesia, diventa
classe determinante per lo sviluppo del paese, impone al re o ai suoi ministri
il controllo del loro operato, soprattutto delle spese e delle tasse, nasce il
parlamento con due camere. La camera bassa esprime la volontà del popolo, la
camera alta la volontà del sovrano: le leggi si consideravano approvate quando
si raggiungeva un accordo tra le due camere.
Tale bicameralismo è stato confermato non solo nelle
monarchie costituzionali contemporanee, ma anche quando gli stati si sono dati
istituzioni repubblicane, per una rilettura e approvazione delle leggi prima
della promulgazione.
La democrazia, anche quella rappresentativa, dovrebbe
riassumere le volontà del popolo, per cui la Costituzione italiana, prevede
l’elezione dei parlamentari da parte del popolo, al quale devono giustificare
il loro operato tramite il passaggio elettorale. Tuttavia ritiene che il
mandato chiesto al popolo non sia vincolante, perché i parlamentari devono pur
giungere a sintetizzare le volontà popolari in una norma condivisa.
La prima sintesi si realizza tramite i partiti, coloro
che rappresentano bisogni simili e di conseguenza possono assumere iniziative
parlamentari affini, si riuniscono in gruppi partiti.
Nel tempo i partiti hanno assunto il ruolo di creare e di orientare il consenso, riducendo
l’intervento individuale dei parlamentari. Affermandosi il principio di
centralismo democratico o della disciplina di partito si è pervenuto alla
partitocrazia, degenerata in seguito nei partiti personali.
Quanti al Parlamento?
1. Anzitutto,
poiché non c’è più la monarchia e la base elettorale è uguale, in quanto
espressa dagli stessi partiti politici presenti nelle due camere in modo
proporzionale, il Senato è inutile e potrebbe essere abolito o ridotto con
funzioni diverse da quelle della Camera dei deputati.
2. Se il
Parlamento è espressione di partiti personali, il numero dei parlamentari, il
cui ruolo è ridotto a votare le decisioni del leader e nelle migliori delle
ipotesi al ruolo di consulenti del capo, potrebbe essere drasticamente ridotto.
3. Una
decisione simile potrebbe essere adottata in uno stato di partitocrazia, in
quanto le scelte politiche avvengono nelle direzioni dei partiti. Non cambia la
rappresentanza democratica con il M5S, i cui rappresentanti, per ora, seguono
le direttive di due personaggi (uno noto, l’altro non del tutto conosciuto),
che sono fuori dal Parlamento.
4. Se
il Parlamento è veramente espressione del popolo, allora dovrebbe esserci un
numero congruo per esprimere le varie esigenze del popolo sia come espressione
dei bisogni generali, sia come espressione delle necessità territoriali.
Essendo la popolazione italiana intorno ai 60.000.000 e considerando che ci
sono delle istituzioni intermedie, Comuni e Regioni (le Provincie, in quanto
enti amministrativi potrebbero essere eliminate), il numero attuale dei
parlamentari alla Camera dei deputati, in funzione della effettiva
rappresentanza popolare, non dovrebbe essere ridotto eccessivamente.
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