Lontani ricordi,
Anni trascorsi in quel grande atrio:
voci, schiamazzi, un gran chiasso.
Un tonfo sempre uguale, misto ad urli di gioia:
goal!!! il pallone batte sul gran muro bianco
lasciando un ennesimo segno.
Il cielo sereno, il gelso in fiore,
la primavera sorrideva ai miei anni.
Corri! Corri! Dai! Scappa!
Campooo!
Tin tin tin tin....
Quel campanello ha interrotto il mio grido,
la mia fuga.
Benedicamus Dominum!
Deo Gratias!
E nel silenzio si cammina
a due a due verso lo studio.
Leggo e guardo il cielo sereno e il volo dei passeri;
scrivo e penso ai prati in fiore.
Un rombo di aereo trascina i miei sogni lontano,
su in alto, in cielo.
I miei amici, fantasie di amiche,
immagini care.
Fede, impegno, lavoro;
gioia, amicizia, serenità, tormento;
e... la vita trascorre.
G 1980
L'uomo è diverso dagli altri esseri viventi perchè dotato di ragione. Altra facoltà peculiare dell'uomo è l'immaginazione, con questa l'uomo progetta e opera.
mercoledì 20 gennaio 2016
domenica 26 luglio 2015
sabato 2 maggio 2015
La Croce
Il Crocifisso è nella maggior parte degli edifici pubblici e
nelle aule scolastiche, molti lo portano anche come monile appeso alle
collanine. Non so a quanti quel simbolo richiami il vero valore insito in esso,
per molti il crocifisso è un ornamento usuale dei nostri ambienti, per altri un
monile propiziatorio, quasi superstizioso.
La croce è fatto da due legni uno orizzontale e uno
verticale che regge quello orizzontale. La croce è uno strumento di tortura e
di condanna a morte. I romani la usavano per le pene più gravi soprattutto per
gli schiavi. La crocifissione avveniva con una spietata e spettacolare violenza
come deterrente ad ogni probabile reazione degli schiavi.
La giustizia umana discrimina gli uomini tra forti e deboli,
ricchi e poveri, liberi e schiavi; i secondi sono senza dignità, sono da
sfruttare e poi abbandonarli fino alla morte. Il nemico, il diverso non ha pari
dignità, va eliminato o ridotto in schiavitù.
Gesù di Nazareth fu condannato a morte tramite la
crocifissione perché osò criticare il formalismo dei Farisei e la violenza dei
potenti, mentre sostenne la pari dignità dell’umanità, di ogni uomo.
La fede dei cristiani fondata sulla parola di Cristo
trasmessa dagli apostoli e dagli evangelisti sostiene l’uguaglianza di tutti
gli uomini in quanto figli dello stesso padre, Dio. Offre come primo
comandamento oltre l’amore di Dio, l’amore tra gli uomini, come manifestazione
concreta dell’amore di Dio. Inoltre la fede cristiana eleva l’umanità alla
dignità di Dio nel momento in cui afferma
la verità, paradossale ad ogni mente umana, che Cristo, figlio di Dio,
si è fatto uomo per redimere l’uomo dal peccato originale e riportarlo
all’unità con Dio; “… perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei
in me e io in te” Giovanni 17,21”.
La perversione della mente umana spesso trasforma gli ideali
più sacri in azioni esecrabili, e nel corso dei secoli anche le istituzioni
ecclesiastiche, in collisioni con il sistema politico dell’epoca, si sono
macchiate di crimini efferati, con la
presunzione di parlare in nome di Dio e di imporre le proprie verità a tutti i
sudditi.
Tuttavia la fede, vissuta dai cristiani ha continuato a
pervadere in forme diverse l’umanità.
La Croce è il simbolo della redenzione degli uomini da parte
di Cristo, è il simbolo della sofferenza degli uomini per difendere la dignità divina che è in loro. Il
messaggio della Croce è la radice della civiltà occidentale. “Non possiamo non
dirci cristiani”(Benedetto Croce). Anche coloro che per eventi storici e
culturali differenti si sono detti atei hanno guardato con ammirazione la Croce
e il suo insegnamento.
È triste leggere ancora oggi comportamenti di coloro, che
per arcaici e nuovi pregiudizi, non intuiscono attraverso il Crocifisso la
forza dei valori che da esso si sprigionano.
giovedì 12 marzo 2015
Laicità e laicismo
Il termine “laico”, come tanti altri
termini, assume vari significati secondo gli ambiti in cui viene usato: nelle
religioni i laici si distinguano dai consacrati, in politica i laici sono
coloro che non aderiscono ai partiti detti ideologici o che propendono per una
netta separazione tra politica e religione. Si definisce laico un membro del
Consiglio Superiore della Magistratura che non appartiene all’ordine dei
magistrati…
La laicità sembra occupare nei vari settori una posizione debole, tuttavia ha un ruolo a volta determinante nelle varie situazioni: per la religione pur non rivestendo un ruolo istituzionale, è testimone della fede nella famiglia e nella società. In politica la laicità permette di superare la chiusura ideologica con il dialogo e la mediazione tra le varie forze politica.
In alcune frasi di Voltaire ho ritrovato il significato più rilevante della laicità. Dice Voltaire nel Trattato sulla Tolleranza : «Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta dunque che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani»
Questa affermazioni di Voltaire, che ho tratto dall’enciclopedia multimediale Wichipedia, mi sembrano i due aspetti fondamentali della laicità: il riconoscimento dei limiti dell’uomo e la tolleranza.
Questi due atteggiamenti potrebbero essere condivisi anche dalle religioni che riconoscono che la fede è una continua ricerca di Dio e che Dio è fonte di misericordia e perdono. Pertanto un religioso deve essere attento al messaggio divino, ma non può sostituirsi a Dio, nel senso di ritenere la propria fede come unica espressione della volontà divina, che anche gli altri devono necessariamente condividere.
L’integralismo, pur denotando un aspetto positivo del comportamento di un individuo, nel senso di colui che non vive di contraddizioni tra il pensare, il dire e l’agire, nel senso di una persona seria e coerente, se non è accompagnato da un po’ di ironia, cioè se non riconosce alcun limite alle sue certezze, può denotare arroganza, scarsa riconoscenza nella capacità razionali degli altri ed è destinato alla chiusura in sé stesso, e spesso entra in conflitto con questi.
Il laicismo è un forma mascherata di integralismo, perché, pur partendo da un principio razionale positivo, la volontà di sottoporre ogni attività umana al vaglio della ragione, col tempo ha esaltato tanto la “Ragione” da dimenticare che questa è sempre espressa empiricamente dagli uomini. Kant affermava “Sapere aude!” ed esortava i suoi contemporanei ad uscire dalla minore età, fondata sulla fiducia e sull’ubbidienza all’autorità, e di contribuire con la conoscenza e la libera e personale ricerca allo sviluppo della loro società.
Una parte dei laici illuministi, non riconoscendo i limiti dei loro ragionamenti, si sono arrogati i diritti massonici di liberare gli altri dai pregiudizi e dalle superstizioni. Questo loro atteggiamento nel corso degli anni hanno doto vita a nuovi miti che sono stati causa di lotte e di guerre.
Non considerando i conflitti e le stragi commessi in nome dei miti della ragione, ancora oggi il laicismo pretende di eliminare ogni espressione di cultura differente da quella da esso professata. E invece di approfondire sempre di più la ricerca del vero, riconoscendo la grandezza ma anche i limiti della conoscenza degli uomini, spesso si eleva a critico degli altri, cercando di distruggere i simboli delle culture differenti e spesso dileggiandoli con una satira distruttrice.
La laicità sembra occupare nei vari settori una posizione debole, tuttavia ha un ruolo a volta determinante nelle varie situazioni: per la religione pur non rivestendo un ruolo istituzionale, è testimone della fede nella famiglia e nella società. In politica la laicità permette di superare la chiusura ideologica con il dialogo e la mediazione tra le varie forze politica.
In alcune frasi di Voltaire ho ritrovato il significato più rilevante della laicità. Dice Voltaire nel Trattato sulla Tolleranza : «Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta dunque che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani»
Questa affermazioni di Voltaire, che ho tratto dall’enciclopedia multimediale Wichipedia, mi sembrano i due aspetti fondamentali della laicità: il riconoscimento dei limiti dell’uomo e la tolleranza.
Questi due atteggiamenti potrebbero essere condivisi anche dalle religioni che riconoscono che la fede è una continua ricerca di Dio e che Dio è fonte di misericordia e perdono. Pertanto un religioso deve essere attento al messaggio divino, ma non può sostituirsi a Dio, nel senso di ritenere la propria fede come unica espressione della volontà divina, che anche gli altri devono necessariamente condividere.
L’integralismo, pur denotando un aspetto positivo del comportamento di un individuo, nel senso di colui che non vive di contraddizioni tra il pensare, il dire e l’agire, nel senso di una persona seria e coerente, se non è accompagnato da un po’ di ironia, cioè se non riconosce alcun limite alle sue certezze, può denotare arroganza, scarsa riconoscenza nella capacità razionali degli altri ed è destinato alla chiusura in sé stesso, e spesso entra in conflitto con questi.
Il laicismo è un forma mascherata di integralismo, perché, pur partendo da un principio razionale positivo, la volontà di sottoporre ogni attività umana al vaglio della ragione, col tempo ha esaltato tanto la “Ragione” da dimenticare che questa è sempre espressa empiricamente dagli uomini. Kant affermava “Sapere aude!” ed esortava i suoi contemporanei ad uscire dalla minore età, fondata sulla fiducia e sull’ubbidienza all’autorità, e di contribuire con la conoscenza e la libera e personale ricerca allo sviluppo della loro società.
Una parte dei laici illuministi, non riconoscendo i limiti dei loro ragionamenti, si sono arrogati i diritti massonici di liberare gli altri dai pregiudizi e dalle superstizioni. Questo loro atteggiamento nel corso degli anni hanno doto vita a nuovi miti che sono stati causa di lotte e di guerre.
Non considerando i conflitti e le stragi commessi in nome dei miti della ragione, ancora oggi il laicismo pretende di eliminare ogni espressione di cultura differente da quella da esso professata. E invece di approfondire sempre di più la ricerca del vero, riconoscendo la grandezza ma anche i limiti della conoscenza degli uomini, spesso si eleva a critico degli altri, cercando di distruggere i simboli delle culture differenti e spesso dileggiandoli con una satira distruttrice.
domenica 28 dicembre 2014
Il lavoro nella società
Nella società dove si affermano e si contrastano ideali e
principi, si intersecano interessi di individui e di classi, il lavoro assume
varie forme a seconda dello sviluppo cultura e sociale di un popolo e a seconda
dello sviluppo delle tecniche di produzione.
In tale groviglio di interessi, non è facile trovare un
giusto equilibrio, né trovare una risposta univoca. Pertanto una sana comunità
politica dovrebbe trovare gli strumenti adeguati per distribuire la ricchezza
in modo tale che nessuno venga lasciato da solo nella miseria.
Solo in alcuni settori della produzione si manifesta ancora
un lavoro con una relativa autonomia: coltivatori diretti, piccolo lavoro
artigianale, liberi professionisti, artisti… Mentre la maggior parte del mondo
economico è costituita da aziende di varie dimensioni, in cui vige la divisione
del lavoro: gli imprenditori e i lavoratori dipendenti. Anche il lavoro artigianale dell’indotto,
apparentemente indipendente, nella realtà è strettamente collegato alla
produzione delle grandi aziende.
I lavoratori autonomi godono ancora di una certa autonomia,
dico di una certa autonomia perché nel mondo attuale nessuno lavora per la sua
sussistenza, ma tutti lavorano in funzione del mercato, delle richieste degli acquirenti
e degli intermediari; tutti lavorano per guadagnare denaro per spenderlo
acquistando da altri beni per soddisfare bisogni primari e quelli acquisiti per
i nuovi comportamenti sociali condizionati dai nuovi mezzi di produzione e di
comunicazione.
I lavoratori dipendenti, hanno solo la possibilità, ove
possibile, di offrire il proprio lavoro ad un’azienda piuttosto che ad un’altra
secondo la propria propensione o le proprie capacità.
Il lavoro in ogni settore economico non è valutato in
considerazione del valore insito in esso, come espressione della persona umana
o come elevazione culturale e sociale dell’individuo, ma, nella crudezza del
mondo produttivo, è considerato come forza produttrice e quindi è valutato per
la sua efficienza, la sua produttività. Avrebbe detto Marx che il lavoro è una
merce buttata sul mercato e venduta al
miglior acquirente, che ne valuta l’efficienza a secondo delle sue necessità
produttive e di guadagno.
Non è in discussione, in questo momento, la giustizia o
l’ingiustizia dei singoli individui attori dell’economia, i quali pure hanno
una grave responsabilità nella gestione
del la valorizzazione del lavoro, ma la complessa realtà in cui opera
un’impresa nella cosiddetta globalizzazione economica.
Soprattutto oggi che gli automatismi produttivi e
l’introduzione dell’informatica stanno cambiando il mondo del lavoro e la
stessa società si rende necessario
riprogettare la politica del lavoro in modo tale da distribuire a tutti i
cittadini gli effetti delle nuove tecnologie. Solo con una distribuzione
inclusiva della ricchezza si continuerà a rafforzare il mercato e a sostenere
la produzione, altrimenti nella società si diffonderà sempre di più la miseria,
e la ricchezza dei più abbienti anche se sempre più pingue raggiungerà la
stagnazione e la putrefazione.
Solo un giusto equilibrio, anche se instabile, una giustizia
distributiva, può rendere attiva, viva, la società, e soprattutto potrà
garantire una politica democratica.
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