giovedì 8 marzo 2012

La realtà è viva e complessa

Quando affermiamo la realtà, di solito, vogliamo indicare tutto ciò che ci circonda, compresi noi stessi, e riconosciamo che esiste veramente. Non mettiamo assolutamente in dubbio la sua esistenza, e non c’è scettico che possa sollevare alcun dubbio, perché verrebbe meno ogni ulteriore affermazione dell’esistenza degli esseri e ogni ulteriore conoscenza e discussione.
Spesso alla realtà vengono attribuiti altri nomi, secondo la sensibilità e l’atteggiamento che si assume nei suoi confronti. Chi la identifica con la Natura, chi con il Mondo, chi con l’Essere, chi con l’Assoluto.
La realtà è la visione d’insieme di tutti gli esseri esistenti, di quelli che noi diciamo inerti e di quelli che assumono varie forme di vita, suddivisi secondo la tradizione, accettata già dai tempi di Aristotele, in vegetali, animali e uomini.
C’è stata sempre la consapevolezza che essa è in continuo movimento, ovvero è viva. Già Eraclito nell’antica Grecia affermava, Tutto scorre, e pertanto affermava di non poterla definire e conoscerla…
Tuttavia molti hanno tentato di descriverla incominciando dall’intuizione della sua unità come fondamento di tutti gli esseri. ( Hegel, Spinoza, Bruno, Cusano, Parmenide …)

sabato 18 febbraio 2012

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di conoscenza

Ogni esistente ha una particolare reazione alla realtà circostante: tutti reagiscono ad essa e si adattano alle condizioni che essa offre. Gli animali hanno reazioni più complesse e manifestano varie capacità di memoria e di apprendimento che permettono loro l’adattamento all’ambiente e il superamento delle varie difficoltà per la sopravvivenza oltre alle varie forme di organizzazione ‘sociale’.
L’uomo, oltre ad un adattamento istintivo alla realtà circostante, ha un particolare rapporto con essa, la conoscenza. Con questa cerca di definire ogni oggetto, con cui viene a contatto, quindi cerca di determinarne le cause e il fine.
Con la rivoluzione scientifica, prestando maggiore attenzione ai dati dell’esperienza, ovvero come diceva Galilei ai dati oggettivi, misurabili e quantificabili, e alle loro relazioni privilegiando il principio di causa, si è giunti alla conclusione che il mondo, secondo la definizione di Newton, sia una grande macchina (visione meccanicistica del mondo). Tutti gli eventi della vita sarebbero legati tra loro con vincoli necessari ovvero seguendo quasi un percorso di una macchina, ad ogni azione ne consegue una reazione uguale e contraria.Tale atteggiamento conoscitivo ha permesso la conoscenza di tanti elementi della realtà, che opportunamente manipolata ha offerto dei vantaggi all’umanità.

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di empatia

Uso il termine “empatia” per indicare tutti i rapporti immediati, cioè senza necessità di dimostrazione o di manipolazione. Infatti tutti gli esseri esistenti, sia nel microcosmo che nel macrocosmo, sono in costante relazione tra di loro; ogni essere, avente in sé energia propria, è in rapporto con gli altri esseri da cui attinge energia e a cui offre energia nei modi e nei gradi del suo essere. Non si può neppure immaginare un essere che possa vivere staccato dagli altri. Tali rapporti sono spontanei e immediati. Anche gli uomini vivono questa condizione in tutti i loro bisogni fisiologici, dal mangiare, muoversi, dormire … anche nelle loro manifestazioni affettive: emozioni, sentimenti, passioni …
Gli antichi, in particolare Aristotele, affermavano che ogni essere possedeva un’entelechia, un fine interiore, che lo guidava nella sua evoluzione. In tempi più recenti Leibniz scopriva tale fine, in ciò che i fisici del suo tempo chiamavano energia o energia cinetica. Ancora oggi molti accettano una dottrina che nella vita sono presenti forze spirituali che in qualche modo la determinano. Alcuni dicono sono le forze della natura, e spesso le accettano deterministicamente, senza porsi tante domande; altri le attribuiscono al destino, altri alla volontà provvidenziale di Dio. …

mercoledì 18 gennaio 2012

Individuo o persona

Se dalla definizione generale passiamo ad analizzare un individuo, notiamo, oltre i caratteri generali, tante particolarità che caratterizzano e differenziano i vari individui per quanto riguarda la composizione genetica, l’aspetto fisico … per cui potrebbe affermarsi che non esiste un individuo identico ad un altro.
Se poi consideriamo l’individuo sotto l’aspetto culturale, per cui si parla di persona, allora la differenza aumenta enormemente, perché ciascuna persona vive in ambienti diversi, con persone che le trasmettono esperienze diverse, condivide lingua, cultura, religione con comunità diverse. Perciò non si può parlare di identità o uguaglianza tra gli uomini, forse sarebbe opportuno riscoprire il termine di analogia per indicare il rapporto tra gli individui.
Ciò non riduce affatto la portata delle conquiste di uguaglianza della Rivoluzione Francese o della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, anzi richiama l’attenzione al rispetto dell’identità dell’altro e alla sua libertà. Se invece dell’esclusione del diverso ci fosse maggiore curiosità nel conoscere l’altro, che è connaturata all’uomo, potrebbe svilupparsi un dialogo proficuo e l’umanità ne uscirebbe arricchita e potenziata.

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Uguaglianza

Quando ragioniamo, quando facciamo scienza usiamo dei concetti, tali concetti, secondo la riflessione logica di Aristotele, entrata nella tradizione della logica scolastica, possono essere universali e particolari. I concetti universali hanno maggiore estensione, si riferiscono ad un maggior numero di esseri, ma hanno minore comprensione, cioè sono generici, e non definiscono bene gli esseri a cui si riferiscono.
I concetti particolari hanno una minore estensione, si riferiscono ad un minor numero di esseri fino all’unità, ma ci danno maggiore comprensione degli esseri a cui si riferiscono.
Quando parliamo in generale di una categoria di esseri, possiamo essere d’accordo sulla loro uguaglianza, e quando la scienza parla in generale usa concetti generali, per cui tutti gli esseri che rientrano in quei concetti sono uguali.
Quando durante la Rivoluzione Francese si sosteneva l’uguaglianza tra gli uomini, o quando oggi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, afferma l’uguaglianza degli uomini, tutti concordano nell’affermare pari dignità di tutti gli uomini e pari diritti. Principi questi giusti, che dovrebbero essere sostenuti e difesi in ogni momento e sotto ogni aspetto della vita politica, sociale, economica…
La loro difesa è segno di rispetto, di civiltà, di cultura; aiuta e rende possibili la convivenza pacifica, la solidarietà e la difesa della libertà e della dignità umana.