mercoledì 18 gennaio 2012

Tra l'esistente e la realtà c'è un rapporto di manipolazione

La conoscenza non può essere ridotta solo ad un atto di contemplazione libera e disinteressata della realtà, ma è strettamente legata a produrre gli strumenti necessari per la sopravvivenza. Il mito di Prometeo, sin dall’antichità greca, insegna che per soddisfare i proprio bisogni e per difendersi, l’uomo ha bisogno dell’arte e del fuoco. Per questo Prometeo rubò agli dei il fuoco, sopportandone la pena, per garantire la sopravvivenza dell’uomo, a cui Epimeteo non aveva dato i mezzi adatti come aveva fatto per gli altri esseri viventi.
E l’uomo con l’arte e il fuoco ha cercato di manipolare la natura a suo vantaggio. Con la Rivoluzione scientifica, il processo di conoscenza del mondo fisico ha accentuato sempre di più la sua evoluzione fino alle scoperte odierne, che pongono con impellenza alcune riflessioni circa la loro incidenza ecologica. Due riflessioni sembrano più urgenti: lo sviluppo settoriale e la rottura dell’equilibrio del sistema natura, e la manipolazione genetica sui vari esseri viventi, compreso l’uomo.
Oggi, potrebbe essere opportuno ritornare a prestare maggiore attenzione alle cause finali, la scienza dovrebbe prendere i dovuti legami con l’etica. S’impone con urgenza la riflessione bioetica.

venerdì 9 dicembre 2011

La letterina di Natale

Era tradizione del paese far scrivere ai bambini una letterina ai propri genitori da leggere durante la cena della vigilia di Natale. La tradizione era condivisa da molte famiglie tanto che la letterina era preparata dagli insegnanti delle scuole elementari statali.
Nell'approssimarsi del Natale nelle varie classi gli alunni erano sollecitati ad acquistare una letterina decorata con i simboli natalizi e il bambinello. Su questa i bambini, aiutati dal maestro, scrivevano un augurio per i genitori relativo alla salute e alla serenità seguito dalla promessa di essere più buoni, poche e semplici parole che nella circostanza sollecitavano una tenera emozione.



La sera della vigilia, il bambino già preso dall'emozione di dover leggere ad un gruppo di adulti, anche se famigliari, inizia le manovre per mettere la letterina sotto il piatto del papà, fino a quando la mamma bandisce la mensa e pone i piatti, allora con la complicità della mamma, inosservato dagli altri, il bimbo pone la letterina sotto il piatto di papà.
Intanto tutti si siedono a tavola, per l'occasione oltre ai genitori e i fratelli, possono esserci altri zii e cugini.
Al cambio dei piatti della prima portata, sollevato il piatto del papà appare la letterina; tutti manifestano meraviglia e attenzione; al figliolo tacca leggere la letterina.
Con vocina tremante per l'emozione legge “miei cari genitori... auguri di buon Natale” tutti applaudono, bravo!... carino!... e si scambiano a loro volta gli auguri. Si riprende la cena, che per l'occasione si prolunga per tutta la serata.
Verso mezzanotte si pone il bambinello nel presepe.

mercoledì 30 novembre 2011

La peggior settimana della mia vita

Il film di A. Genovesi “La peggior settimana della mia vita” a prima vista è una simpatica commedia che travolge lo spettatore in un vortice di situazioni comiche. Ma riflettendo sui comportamenti dei vari personaggi, può emergere una seria riflessione sulla quotidianità vissuta, in cui prevale un atteggiamento estetico-sentimentale a scapito di una vita etico-responsabile.
L’ex amante è fuori di sé dominata da una passione ossessiva; Margherita, la sposa, è innamorata ed è trascinata dal suo amore; l’amico di Paolo e la sorella di Margherita sono travolti da un colpo di fulmine appena si incontrano; la Madre vive, tra l’attenzione per il cane e i preparativi della festa del matrimonio, in uno stato di stordimento.
I due personaggi che avrebbero potuto controllare gli eventi con un maggiore realismo, Paolo e il padre della sposa, perdono ogni possibilità di razionale intervento, l’uno, per non contraddire i futuri suoceri non riesce ad esprimere quanto in realtà sente, mettendosi in situazioni imbarazzanti, l’altro rinunzia a qualsiasi intervento, rilassandosi nella costruzione di un muretto, che vorrebbe nelle sue intenzioni porre ordine, difatti crea solo un ostacolo all’irruento comportamento dell’amico di Paolo.
La ragionevolezza e il senso di responsabilità in questa commedia sono travolti, come spesso accade sulla scena della vita, anche se su questa scena non sempre si ride… e comunque bisogna accettarla come sembra voler dire la nonna, ridotta in fin di vita dall’irresponsabilità di Paolo.

lunedì 3 ottobre 2011

Chi sono

Mi chiamo Giulio Campanale, sono nato quando la Seconda Guerra Mondiale era già finita, ma non era stato espletato il referendum per la nascita della Repubblica Italiana, tuttavia non mi sono mai sentito monarchico.

É bello star seduto su uno scoglio quando il mare è calmo ed ascoltare il gorgoglio dell'acqua. Mi piace osservare il mare in tempesta con le onde che si infrangono sugli scogli. Ma quando sono in acqua so nuotare come una cozza attaccata ad uno scoglio.

Il cielo mi inebria di infinito, sogno di spaziare tra gli astri. Quando è possibile osservare il cielo stellato, mi soffermo su la più piccola stella, e penso: “dista milioni di anni luce, quanto tempo impiegherei per raggiungerla?”. Vorrei volare, ma non ho fatto un viaggio in aereo e forse non lo farò mai.

Il mare e il cielo sono meravigliosi, ma io, uomo di terra, su questa mi trovo a mio agio: in questa metto i semi e col tempo vedo i germogli, le piante e i frutti. Sulla terra cammino, da giovane correvo, riuscendo a superare ostacoli imprevisti. I verdi prati attirano il mio interesse, gli alberi in fiore alimentano la speranza di un buon futuro, la raccolta dei frutti mi fa felice. La natura, che cambia col trascorrere delle stagioni, si arricchisce di colori e di suoni, mi coinvolge e mi trascina nella vita.

Gli eventi della vita mi hanno condotto ad esercitare una professione molto importante, quella di docente nel liceo: essere vicino a dei giovani che nella loro adolescenza vogliono distaccarsi dal mondo adulto e sentirsi autonomi, hanno bisogno di aiuto ma spesso si rifiutano di ascoltare. Con decisione, ma con il massimo rispetto ho fatto percorrere gli eventi e i problemi dell'umanità per permettere loro di intraprendere il presente, per facilitare il loro orientamento. Non mi illudo che tutti abbiano reagito in modo positivo alle varie sollecitazioni, ma spero che il tempo speso per loro non sia stato vano.

domenica 4 settembre 2011

La raccolta delle mandorle

Alla fine di agosto le mandorle aprono il mallo, è il momento opportuno di raccoglierle, prima che inizi la vendemmia dell’uva da vino. Si allestiscono i teli, le verghe per batterle, i sacchi necessari per trasportale. Quando tutto è pronto, di buon mattino, perché le giornate assolate di agosto e inizio settembre rendono faticoso il lavoro, i contadini, sui carri, si recano ai campi.
“Incominciamo dalla parte in fondo al campo”, “Andiamo” dice chi dirige i lavori, di solito il capo famiglia se è coltivatore diretto.
Gli operai si caricano sulle spalle gli attrezzi e vanno in fondo al campo. A pena stesi i teli sotto l’albero due giovani operai saltano sull’albero e incominciano a battere i rami, le mandorle cadono con veemenza, bisogna scostarsi dall’albero. “Attenzione! Non vi poggiate sui rami deboli”, “battete quell’altra frasca!” “Gianni, prendi la verga, fai un giro intorno per qualche mandorla dimenticata”.
Quando i battitori scendono dagli alberi, vengono raccolte anche le mandorle cadute fuori dai teli, quindi si tirano i teli in modo da ammucchiare e si versano nei sacchi.
Negli anni 50-60 c’era ancora tanta povera gente, e molti seguivano i raccoglitori di mandorle per “spigolare” ovvero ricercare qualche mandorla dimentica sugli alberi o caduta vicino al tronco. Ciò era consentito quando erano stati raccolti tutti gli alberi del campo, ma spesso gli spigolatori entravano nel campo quando gli altri stavano ancora a lavorare e spesso suscitavano degli alterchi, fino a coinvolgere le guardie campestri.
La raccolta non è un lavoro tanto pesante, ma ripetendo le stesse operazioni per l’intera giornata a ritmo sostenuto, gli operai sono sudati e stanchi. È finita la giornata di lavoro: si trasportano a spalla i sacchi ripieni sul carro, si ripongono tutti gli attrezzi sullo stesso, infine salgono gli operai e si ritorna al paese, dove devono scaricare il carro e riporre le mandorle in deposito, che spesso risulta essere la casa del coltivatore proprietario.
Il tragitto dal campo alla dimora è breve e pianeggiante, ma spesso non è così agevole. Alcune volte ci vogliono una o più ore e dei tratti di strada sono in salita. Nelle strade in salite spesso il mulo o il cavallo fanno fatica a tirare il carro carico, allora bisogna alleggerire il peso: i contadini scendono dal carro e se necessario, facendo forza sulle ruote, cercano di spingere anche loro il carro.
La giornata, iniziata al levar del sole, finalmente è terminata. È il momento del pranzo e del riposo.