martedì 11 maggio 2010

Carta penna e calamaio - Atto secondo

- Prendete quaderno e penna. – Oggi scriveremo la ‘o’; - nei quadratini della prima riga del quaderno segnate un tondino. - Attenzione! senza uscire dai margini. - Tenete la penna in modo leggero. - Avanti, scrivete.
- Piano, non macchiate il quaderno. - Bene, così.
- Maestro ho completato il rigo. - Bene, lasciate un rigo, ripetete al terzo rigo. Un quadratino si, uno no, avanti!
- Basta, completerete la pagina nello stesso modo, a casa.
Il maestro prende una lunga asta di legno e richiama l’attenzione dei bambini sui quadretti esposti sul muro, alle sue spalle. Sono riprodotti tanti aggetti comuni, con i loro nomi scritti in corsivo e stampatello. Il maestro invita i bambini a dire il nome degli oggetti, intanto con l’asta indica la lettera iniziale dei nomi.
Casa, Albero, Imbuto, Gnomo, Rosa, Zappa…

lunedì 19 aprile 2010

Carta penna e calamaio - Atto terzo

- Buongiorno bambini. State a posto in ordine. - Raccomando la massima pulizia, dovete conservare il grembiulino sempre pulito; - su le mani, anche le mani devono essere ben lavate. - E i capelli ben pettinati e puliti - Attenzione a qualche animaletto. - Da domani prima di iniziare la lezione, controllerò se siete ben puliti. - Michele, non hai ben allacciato il fiocco. - Mauro, dove hai poggiato le mani. - Attenzione, l’igiene è molto importante per stare bene in solute vostra e degli altri.
- Riprendiamo gli esercizi di scrittura. - Prendete dalla cartella il quaderno e la penna. - Oggi faremo una cornicetta alla pagina del quaderno; vedete, così, una lineetta in un quadratino e tre foglie, ciascuna in un quadratino, ecco così come ho disegnato sulla lavagna.- Va bene, piano, con la mano leggera, senza macchiare il foglio, continuate sulle prime due linee.
- Fate attenzione non dovete uscire dai margini. - Maestro ho messo la lineetta in un altro quadratino. - Vediamo, cerchiamo di sistemare, così; fai attenzione non sbagliare più. - Chi ha terminato la parte superiore della pagina deve continuare ripetendo i disegni sotto il primo della riga superiore, così. - Poi continuerete facendo i disegnini sotto l’ultimo della parte superiore, infine unirete le due colonne con una riga inferiore.
I bambini con grande attenzione eseguono il compito loro attribuito.
- Oggi, bambini, andremo in palestra. – Su, la prima fila qui davanti a me, la seconda fila accanto alla prima, la terza accanto alla seconda. - Pietro tu sei più alto, mettiti dietro, i più bassi avanti. - Sollevate il braccio destro, questo, e poggiatelo sulla spalla di chi vi sta avanti, questa è la distanza che dovete tenere quando si commina. - Andiamo in palestra!

sabato 10 aprile 2010

Il linguaggio

Mentre i bambini venivano esercitati ad usare la penna con aste, bastoncini, cerchietti, cornicette disegnate sul quaderno, il maestro raccontava degli aneddoti, delle favole, facendole ripetere dai bambini. Mostrava oggetti, definendoli in lingua italiana. Doveva creare una certa armonia all’interno della classe: c’erano bambini, che, pervenendo da famiglia di impiegati o di liberi professionisti, parlavano in italiano e a contatto con gli altri apprendevano delle parole in dialetto; c’erano molti ragazzi, che, figli di operai o contadini, parlavano solo in dialetto e facevano fatica ad esprimersi in italiano. Mario si districava fra i due linguaggi, perché il padre, piccolo coltivatore diretto e analfabeta, aveva difficoltà a parlare in italiano, che pure comprendeva, e quando era costretto ad esprimersi in italiano lo faceva con un linguaggio suo personale, mentre quando era in compagnia di altri contadini, dovendo esprimere una parola in italiano, modificava delle vocali in modo da renderle assonanti al linguaggio dialettale. La mamma, che aveva frequentato la scuola elementare, sapeva leggere e scrivere e spesso si dedicava alla lettura di alcuni libri che le capitavano, cercava di non far parlare i figlioli in dialetto, ma doveva arrendersi quando questi parlavano con il papà.
Il maestro ogni mattina, faceva esercitare i bambini a scrivere una pagina di a, una di b, ogni giorno una lettera da scrivere su una pagina in classe, su un’altra a casa. Quindi incominciava a far comporre le parole, da ripetere dieci-venti volte, chi incontrava delle difficoltà era obbligato a ripetere l’esercizio più volte.
I bambini apprendevano un linguaggio comune, chiamavano con lo stesso nome gli oggetti e le persone circostanti, comunicavano tra loro, e quel sentimento di simpatia che lega i bambini, diventava più chiaro, più comprensibile, più solido. Si formava una nuova piccola comunità.

mercoledì 31 marzo 2010

C’è aria di festa

C’è aria di festa.
I balconi sono ornati di coperte di seta,
di colori vivaci e brillanti ai raggi del sole.
La gente saluta, si stringe la mano, si bacia,
Auguri! Auguri!
Un suono di flauto, un trillare di tamburi,
la bassa banda apre un corteo variopinto di bambini,
sventolano le bandierine
auguri! sorrisi, chiacchiericcio.
Un gruppo di giovani confratelli fa ali
alla statua del Cristo risorto.

La banda suona allegre marce.
Pum Pum Pum Trac Tric Trac
scoppiettio, lampi, fischi
si brucia la “Quarantana”.


È finita la Quaresima.
Cristo è risorto.
La gente sorride,
Si segna con la croce,
Si sente felice,
Spera nella bontà e nel futuro.
Auguri! auguri!
Buona Pasqua!



martedì 30 marzo 2010

Carnevale e “Quarantone”

Il calendario liturgico della Chiesa Cattolica prevede un periodo di riflessione e di penitenza in preparazione delle celebrazioni del Natale e della Pasqua: prima di Natale c’è l’Avvento, la Pasqua è preceduta dalla Quaresima, che inizia dal mercoledì delle Ceneri e continua fino alla domenica della Resurrezione.
L’immaginario popolare ha ritenuto di trascorrere il periodo prima dell’inizio della Quaresima come un periodo di ostentata gioia, il Carnevale, per cui in molte città si preparano dei carri allegorici, che dovrebbero comunicare una sana allegria, si organizzano feste con balli e spettacoli divertenti, si mangiava carne, (poiché in Quaresima, non molto tempo fa, i cristiani non potevano mangiare carne, oggi la Chiesa invita a rispettare l’astinenza dalle carne i venerdì della Quaresima e comunque a fare delle opere di bene e di solidarietà cristiana).
A Ruvo di Puglia la fantasia popolare ha creato due personaggi: il “Carnevale” e la “Quarantone”1. Durante il Carnevale, come in tanti paesi di Italia, sfilano le maschere, si allestiscono carri allegorici, si compongono gruppi che ballano in maschera ed altro. In particolare, nel martedì prima delle Ceneri, si celebra la morte di Carnevale, impersonato in un vecchio goffo ma brioso. Dopo uno scherzoso cerimoniale della morte e del funerale di carnevale, si accende un rogo su cui viene bruciato un fantoccio che simula il carnevale.
A mezzanotte viene appeso un altro fantoccio, una donna vestita di nero, che rappresenta la vedova di Carnevale, avvero la “Quarantone”, che resterà appesa per tutto il periodo della Quaresima e verrà bruciata dai fuochi pirotecnici al momento della Resurrezione, oggi al passaggio della processione del Cristo risorto.
Il rogo del Carnevale e la fine della “Quarantone” sono due riti macabri, che esorcizzano il male e la morte e ravvivano la speranza per una vita migliore.

1. La parola “Quarantone” è di solito resa in italiano con “Quarantana”