mercoledì 8 aprile 2009

Vivere con saggezza

La bellezza è la perfezione dell'essere.
Platone al vertice della scala gerarchica delle idee pone il Bene e a questo attribuisce la Bellezza.
E come il Sole agli oggetti visibili “conferisce non solo la facoltà di essere visti, ma anche la generazione, la crescita e il nutrimento, pur senza essere esso stesso generazione”,... “anche gli oggetti conoscibili non solo ricevono dal bene la proprietà di essere conosciuti, ma ne ottengono ancora l'esistenza e l'essenza, anche se il bene non è essenza...” (Platone, Repubblica)
Anche Aristotele, con altre argomentazioni, pone come Principio e Fine di ogni essere finito l'Atto puro, un essere solo forma ovvero senza potenzialità, un Essere Perfetto a cui tendono tutti gli esseri.
I filosofi che ritengono che gli esseri derivino da un Essere Perfetto, ritengono che gli stessi condividono con questo l'essere e la bellezza. Ogni essere è più o meno bello secondo il posto che occupa nella scala degli esseri, ovvero secondo la perfezione conseguita.
Nel tempo e nello spazio, gli esseri contingenti godono degli attributi di bontà e di bellezza, nei limiti e nell'ordine del proprio essere. La natura è bella nell'armoniosa diversità, e ciascun individuo vivente e non vivente partecipa alla composizione di tale armonia.
Nel dibattito filosofico non tutti hanno condiviso tale ontologia, anzi è andata sempre più maturando la considerazione dei limiti della conoscenza umana nel cogliere le essenze degli esseri. Molti sono pervenuti alla convinzione che l'uomo non possa andare oltre la conoscenza fenomenica degli esseri, ciò tuttavia non ostacola la possibilità di esprimere il gusto estetico.
Kant nella sua speculazione filosofica ha distinto la conoscenza scientifica dal giudizio estetico.
Nella conoscenza scientifica la ragione produce giudizi determinanti, ovvero dall'esperienza attinge gli aspetti fenomenici del mondo e tramite le forme a priori e le categorie (le leggi secondo cui opera il pensiero) le trasforma in concetti e leggi fisiche (nessi necessari). Nell'affermazione del bello il pensiero produce giudizi riflettenti, in quanto nel rapporto estetico tra soggetto e mondo circostante, o opera d'arte, emerge l'armonia esistente tra mondo interiore e il mondo esterno.
“Per discernere se una cosa è bella o no, noi non riferiamo la rappresentazione all'oggetto mediante l'intelletto, in vista della conoscenza; ma, mediante l'immaginazione (forse congiunta con l'intelletto) la riferiamo al soggetto, e al suo sentimento di piacere o dispiacere. Il giudizio di gusto non è dunque un giudizio di conoscenza, cioè logico, ma è estetico; il che significa che il suo fondamento non può essere se non soggettivo.” (I. Kant, Critica del Giudizio)
La bellezza non è sapere scientifico ma è una percezione che ognuno ha intuitivamente; pertanto non si può educare ad essa con l'apprendimento di regole tecniche, ma raffinando il gusto con la ripetuta contemplazione delle opere belle.
I romantici, rompendo con la ragione illuministica, hanno ritenuto di superare i limiti imposti dal mondo fenomenico e dalla conoscenza razionale esaltando le passioni, i sentimenti e la fede.
La bellezza, a volte serena a volte cupa, emerge dalla simbiosi dell'uomo e della natura. L'età romantica sembra un momento di liberazione, ma certe pitture romantiche sprigionano un cupo sentimento di nostalgia, di tristezza.
La “Bellezza”, il gusto di vivere, i sentimenti possono essere una guida sicura nella vita? Kierkegaard afferma che vivere secondo lo stadio estetico è una dei possibili stili di vita. E tanti, anche dei grandi filosofi, ritengono che una vita guidata dai sentimenti e dal gusto sia quella più spontanea, più naturale, in quanto libera da legami formali e da leggi imposte dall'esterno. Tuttavia la vita insegna che i sentimenti e la stessa bellezza sono cangianti e in alcune situazioni sono sereni e pacati in altre sono cupi e tormentosi, per cui sin dall'antichità si riconosceva al sapere e alla ragione la funzione di moderare e orientare i sentimenti o le passioni.
Il sentimento e la ragione sono due facoltà dell'uomo, e questi non può fare a meno di utilizzare e armonizzare l'una e l'altra. La ragione, sin dall'antichità, è stata riconosciuta la facoltà caratterizzante l'uomo, quella che gli offre la possibilità di ricercare l'armonia interiore e di superare i conflitti con gli altri. Anche se l'esperienza storica insegna che in tanti momenti le passioni hanno sconvolto tante persone e a volte il mondo intero, è pur vero che a questi momenti sono seguiti altri in cui con una serena riflessione sono state appianate tante divergenze ed è stata ricostruita un pacifica convivenza tra i popoli.
Molte volte si pensa di ritornare in un mondo primordiale, bucolico (sereno o terribile? Chi sa?). Noi viviamo in questo mondo frutto di tanti eventi vissuti dalle passate generazioni con passioni e razionalità, noi non possiamo fare a meno di continuare a sviluppare questa trama di eventi con sentimento e razionalità. Il piacere di vivere non può basarsi solo sul sentimento e sul gusto estetico, ma necessita di tanta saggezza, che, pur non mortificando i sentimenti e il gusto del bello, sappia armonizzarli e indirizzarli verso il meglio. Non dimentichiamo che “il sonno della ragione genera mostri” (Goya)

giovedì 5 marzo 2009

Un colpo di sole

Mario aveva concordato con altri amici di trascorrere una giornata in campagna. La sera precedente avevano fissato il menù e spesa; all'indomani si sarebbero ritrovati nella villetta di proprietà di un componente della comitiva verso mezzogiorno.
Mario, poiché era in ferie, sbrigò subito le faccende personali e si avviò verso la campagna. Arrivato alla villetta incontrò Gino e i suoi genitori che si erano affrettati per rassettare la tavernetta e preparare la tavola per l'accoglienza degli altri amici. Mario offrì la propria collaborazione, quindi, poiché c'era ancora tempo prima dell'arrivo del resto della comitiva, decise di comminare per i sentieri vicini.
Era una giornata di agosto e il sole infuocava ogni essere vivente, l'erbetta dei sentieri era bruciata, persino gli alberi di olivo socchiudevano le proprie foglie per contenere quel po' di linfa per la sopravvivenza. Mario stava per decidere di rientrare, in tavernetta c'era un bel fresco, quando vide a poca distanza un grande albero di carrube. Si affrettò a raggiungerlo e si adagiò sopra le grandi radici ai piedi dell'albero. Guardò incuriosito i verdi baccelli pendenti, poi si assopì.
Fu preso da un ufo abitato da personaggi buffi ma curiosi, che lo elessero come giuda per la visita del territorio circostante e per conoscere i comportamenti degli abitanti. Visitando le campagne circostanti, chiedevano: che frutto produce quest'albero? che frutto produce quell'altro? il frutto di quella pianta è commestibile? perché vengono coperte quelle piante? di ogni cosa chiedevano informazioni: Mario rispondeva come poteva, secondo le sue conoscenze.
Intanto a gran velocità, sorpassarono alcune città limitrofi e alle domande Mario rispondeva queste sono villette, nel centro ci sono i condomini, quelli più alti sono i grattacieli, quello è l'antico castello, quella è la cattedrale, quelle le chiese, quei grandi prati circondati da gradinate sono gli stadi, qui vengono i giovani a giocare a calcio, intorno si fermano gli spettatori ad animare le loro squadre.
Il più giovane degli alieni è interessato ad alcuni comportamenti degli uomini, si sofferma ad osservare gruppi di uomini che passeggiano, la grande moltitudine che si affolla sulle spiagge, alcuni gruppi di ciclisti, dei gruppi di podisti che percorrono dei sentieri campestri e chiede spiegazioni per i singoli comportamenti. Mario spiega che gli uomini durante la settimana lavorano, molti sono obbligati ad un lavoro ripetitivo, sedentario e spesso in locali poco salubri, pertanto quando è loro possibile curano il loro fisico con varie attività sportive o semplici passeggiate, come ha ben osservato. Dall'ufo non si vede all'interno delle palestre dove, soprattutto i giovani, esercitano e curano il proprio fisico con vari esercizi ginnici. Molti si esercitano per un piacere personale, altri fanno sport per motivi agonistici.
Il giovane alieno è meravigliato dell'attenzione e della cura che gli uomini hanno del proprio corpo. Mentre si sta in tal modo dialogando l'ufo sorvola lo stadio: venticinque uomini rincorrono affannosamente una palla su un prato verde, altri appena fuori del limite del campo a tratti si animano, e intorno, disposte sulla gradinata a diversi ordini, migliaia di persone che urlano. Il piccolo alieno chiede spiegazioni; Mario, che non è un tifoso di calcio, cerca di dare delle spiegazioni. Nello stadio stanno giocando a calcio, che è lo sport più seguito. Gli uomini, che rincorrono il pallone sul prato verde, sono dei grandi atleti che dedicano gran parte della loro giovinezza ad allenarsi per ben calciare il pollone, in modo da lanciarlo in porta, superando la difesa che la squadra avversaria dispone. Sono molto apprezzati e stimati da coloro che seguono le loro imprese. Ai margini del campo ci sono i dirigenti, gli allenatori, i tecnici, gli assistenti. Intorno sugli spalti ci sono tanti sportivi, che si dicono tifosi perché non giocano loro, ma incitano gli atleti della propria squadra in cui si immedesimano soffrendo o esultando secondo l'andamento del gioco.
Il piccolo alieno sembra incuriosito ma poco convinto, allora Mario continua, credimi deve essere una cosa bella, durante la settimana quando si incontrano in ogni luogo della città i tifosi hanno sempre da dire qualcosa, alcune volte sorridenti e ironici, altre volte stizziti, ma discutono in modo animato dell'ultima partita vista allo stadio o in TV. È una buona occasione di socializzazione, soprattutto quando devono organizzare la partecipazione alle partite, sia in 'casa' che in trasferta. Quando vanno in trasferta si incontrano con gli abitanti di altre città, vedono vari monumenti, arricchiscono comunque la loro esperienza. Il piccolo alieno incomincia ad apprezzare positivamente questo comportamento umano, quando nota un gruppo di facinorosi che si muove in modo disordinato nello stadio e tanti uomini in divisa e armati che si affrettano verso quel luogo. Cosa succede? Chiede il piccolo alieno a Mario. Mario è in imbarazzo non riesce a trovare una giustificazione a questo comportamento, sarebbe stato contento manifestare quanto di bello è tra gli uomini.
Un suono di clacson lo risveglia, risparmiandogli la fatica di giustificare tale condotta, sono arrivati gli altri amici e lo cercano. Mario si affretta a raggiungerli.

Fontana

Fontanina, ti hanno destinata ad un altro cantuccio, eri ingombrante, occupavi un angolo di marciapiede e parte della carreggiata della strada, le stalle a te vicine sono state abbattute e al loro posto sono state costruite delle moderne case. Tu sei in questo nuovo cantuccio, tranquillo, come una vecchietta in attesa di qualche volto amico con cui ricordare la grande vitalità del passato. Ti ricordi di me? Quando bambino venivo a prendere l'acqua fresca per i miei? Sono passati tanti anni e le sembianze degli uomini si trasformano, ma tu anche se ti hanno trasferito in un luogo diverso mantieni le stesse sembianze, sebbene qualche ritocco lo hanno fatto anche a te. Mantieni il nome “Acquedotto Pugliese” e la data di nascita “1914”.
Adesso solo alcuni vengono ad attingere acqua con qualche bottiglia, ma quando eri all'altro angolo intorno a te c'era sempre gente: bambini, giovani, adulti, uomini e donne e qualche vecchietta; si comunicavano tante notizie della vita del quartiere, che venivano diffuse nelle singole case dai portatori d'acqua.
Alcune volte erano tutti gentili: “per favore fate riempire la brocca alla nonnina”, “quel bambino è spinto sempre dietro, su fate riempire il suo secchio”. Intanto arrivano i contadini dalla campagna e si fermano ad abbeverare gli animali da traino, “per cortesia fatemi bere”, “fate dissetare la mula che ha lavorato... “
Era un continuo via vai di persone frettolose che dovevano accumulare l'acqua per le faccende domestiche, non solo per cucinare, che richiedeva poca acqua, ma per lavare e soprattutto per fare il bucato per cui bisognava riempire grandi tinozze.
Altre volte c'era grande vivacità, soprattutto quando arrivavano quei due monelli che volevano precedere gli altri senza rispettare il proprio turno, e si arrivava a qualche parola inopportuna e alcune volta al litigio, che spesso veniva sedato dall'intervento autorevole di una persona adulta.
D'estate, nel tardo pomeriggio, prima che mio padre si levasse dal riposo, mia madre mi ordinava di andare ad attingere l'acqua fresca dalla fontana; era un piacere, c'era poca gente e sgorgava un'acqua freschissima che bevevo direttamente dalla fontana, e riempito la brocca di argilla (c'cc'nato), che teneva fresca l'acqua per un po' di tempo, correvo a casa; quell'acqua valeva più di un rinfresco.
Mia cara fontanina, ora le cose son cambiate, in tutte le case arriva l'acqua, ed è distribuita secondo le necessità dai vari rubinetti, ma molti non si fidano della potabilità di questa e spesso vanno ad acquistare l'acqua confezionata; io vengo ancora ad attingerla da te, perché tu la offre in modo diretto, prendendola dai canali centrali, invece quella di casa pur essendo la stessa acqua che tu offri, prima di arrivare in casa passa dai serbatoi e da altre tubazioni. Insomma, voglio ancora venirti a trovare, mi fido ancora di te.

martedì 10 febbraio 2009

La democrazia

La democrazia è una forma di governo in cui il potere sovrano è esercitato dal popolo. Il termine deriva dal greco δήμος (démos), popolo e κράτος (cràtos), potere e significa governo del popolo. Tale forma di governo è andata maturando nel corso della storia, pertanto ha subito varie interpretazioni, quasi sempre legate alle considerazioni che si aveva del popolo e alla stessa maturità o autoconsapevolezza che il popolo aveva di sé.
Pericle nel suo discorso celebrativo di Atene, riportato da Tucidite dà una definizione significativa della democrazia. “Il nostro ordine politico non si modella sulle costituzioni straniere. Siamo noi d'esempio ad altri, piuttosto che imitatori. E il nome che gli conviene è democrazia, governo nel pugno non di pochi, ma della cerchia più ampia di cittadini: vige anzi per tutti, di fronte alle leggi, l'assoluta equità di diritti nelle vicende dell'esistenza privata...”(TUCIDIDE, Guerra del Peloponneso). La partecipazione alla vita politica in democrazia spetta alla “cerchia più ampia di cittadini” anche se vige per tutti l'equità di fronte alle leggi. Inoltre in democrazia i cittadini dovrebbero essere orgogliosi di essere popolo di uno stato, dovrebbero partecipare attivamente alla vita politica, intervenendo nelle assemblea, rilevando le varie problematiche cittadine, evidenziando i propri interessi sociali e le proprie capacità, in tal modo “si costituisce una scala di valori fondata sulla stima che ciascuno sa suscitarsi intorno, per cui, eccellendo in un determinato campo, può conseguire un incarico pubblico, in virtù delle sue capacità...” (id)
In una società democratica è necessaria la condivisione di alcuni principi, che emergono anche dal documento riportato, ovvero l'Uguaglianza, la Partecipazione, la Condivisione di valori, la Capacità di assumere un incarico pubblico. Nella storia la democrazia si è affermata nelle forme possibili in quelle società che sono riuscite a coniugare tali principi; quando ciò non è stato possibile, o con la forza o con l'inganno, il popolo ha perso la sovranità ed è diventato suddito, cioè subordinato al governo di uno o più individui che ritengono di essere diversi e superiori agli altri uomini.
Alcuni affermano che la democrazia è una forma di governo lenta e debole e spesso difficile da gestire. Questi possono apportare anche delle ragioni: la disuguaglianza dei cittadini, sia per capacità personali che per ricchezza; le dinamiche sociali e di gruppo per cui alcuni si adeguano alle situazioni di fatto, altri invece si distinguono per intolleranza e per affermazione individuale, chi sfida al confronto chi preferisce adeguarsi piuttosto che difendere i propri punti di vista.
Quando si devono prendere delle decisioni, in democrazia per conseguire una maggioranza sono necessari lunghi dibattiti, alcune volte inconcludenti, mentre spesso chi governa deve dare risposte immediate.
Queste ed altre possono essere motivazioni sostenibili contro la democrazia, ma queste difficoltà sono superate se si considera lo stato d'animo di un cittadino che si sente coinvolto nelle decisioni, che in qualche modo si sente responsabile del scelte che vengono prese per il benessere del proprio Paese e quindi di sé stessi; sentirsi libero, piuttosto che sottoposto a scelte altrui, a cui non può esprimere le proprie contrarietà.
L'opinione di uno o di un gruppo non potrà mai interpretare la ricchezza di opinioni di un popolo; di qui la necessità del confronto continuo e delle scelte mediate da ampi dibattiti, sostenute da un seria preparazione culturale e volontà di una crescita collettiva piuttosto che individuale.
Né bisogna considerare la democrazia un governo in cui ognuno è libero di agire in modo arbitrario, in democrazia il rispetto delle leggi è cogente come in ogni altra forma di governo, anche se non condivise, in tal caso in questa forma di governo c'è la libertà di adoperarsi per poterle cambiare, ma bisogna rispettarle finché sono in vigore.

Il Popolo

La parola popolo, come avviene per tanti voci delle varie lingue, assume significati diversi in relazione al tempo e alle circostanze politiche e culturali.
L'articolo 1 della Costituzione Italiana afferma: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il popolo in questa circostanza è chi detiene la sovranità e la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti. Non essendoci democrazia diretta, il popolo esprime la sua volontà, di solito attraverso le elezioni dei propri rappresentanti o attraverso la partecipazione ai rari referendum. A tali attività possono partecipare coloro che hanno il diritto di cittadinanza e sono maggiorenni. Quindi per la nostra Costituzione per popolo si intende l'insieme degli uomini che risiedono stabilmente nello Stato, hanno la cittadinanza italiana ed esercitano la sovranità.
Tale definizione, che corrisponde alla concezione giuridica di popolo, non esaurisce i significati attribuiti alla parola popolo. Sin dall'antichità si considerava popolo un gruppo di uomini, che avendo trascorso insieme un lungo periodo, avevano accomunato esperienze, cultura, sentimenti e si erano date istituzioni giuridiche più o meno evolute.
“Questo paese fu l'immutata dimora, nella vicenda di generazioni infinite, dello stesso popolo, il cui coraggio l'ha trasmesso a noi libero...” (Tucidite, Guerra del Peloponneso)
Nella storia per popolo si intende l'insieme di individui che formano delle comunità più o meno ristrette, città-stato-impero, che sono legati da vincoli di sangue, di cultura, di interessi e vivono rispettando delle norme tramandate per tradizione o ben definite da leggi, e nell'età contemporanea codificate in una costituzione (popolo di Dio, popolo ateniese, popolo ramano …)
Per lunghi periodi al popolo non è stato concesso alcun diritto di sovranità, perché questa era delegata da Dio agli imperatori, ai papi, ai re il popolo doveva a questi obbedienza, se non proprio servitù, era suddito.
Con l'evoluzione economica e culturale prima le classi aristocratiche, quindi le classi borghesi, infine tutto il popolo, tramite rivoluzioni e lotte sociali hanno conquistato il diritto della piena cittadinanza e quindi è stato riconosciuto loro il diritto di sovranità, peraltro non ancora riconosciuto in tutti gli stati del mondo.
Nell'età romantica per popolo, vedi per esempio Mazzini, si intende quella comunità in cui vari individui si sentono parte integrante, come unità spirituale (Dio e Popolo) per cui tutti sono chiamati alla sua realizzazione e alla sua difesa.
Anche nella retorica politica e culturale spesso si esalta o si celebra il popolo per le sue azioni o per le sue conquiste o in genere per il suo valore.
Il concetto di popolo ha affinità di significato con quello di cittadinanza, nazionalità, o semplicemente popolazione.